A due giorni di distanza dalla visita agli allevamenti del bresciano oggi al Mipaaf si è svolto l'incontro operativo fra le organizzazioni agricole e i rappresentanti del ministero, dell'Abi e di Ismea per affrontare la crisi finanziaria degli allevamenti suinicoli. Il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia (nella foto a destra) conferma l'impegno preso per dare respiro al settore e favorire le aziende italiane: «Dopo aver presentato agli allevatori il piano di rilancio della filiera suinicola oggi posso dire che abbiamo dato seguito ad uno dei punti cruciali di quel piano: la soluzione della crisi finanziaria delle aziende. Dopo l'estate avremo l'accordo con le banche».
«Questo - ha aggiunto Zaia - è il segno concreto che alle nostre promesse seguono sempre i fatti». Nel corso dell'incontro odierno è stato concordato che dopo l'estate verrà messo a punto un protocollo d'intesa tra tutti i soggetti presenti alla riunione odierna.
Il protocollo contribuirà a dare massima diffusione all'intervento Ismea per la ristrutturazione del debito delle imprese, prevedendo anche l'attivazione di aiuti specifici nel quadro dei fondi previsti per i piani di settore. Verranno inoltre promosse convenzioni con le singole banche per definire condizioni economiche per l'accesso al credito che siano vantaggiose per le imprese

Zaia a Brescia tra gli allevatori: un piano di settore per dare respiro al comparto suinicolo

«Se un ministro dell'Agricoltura non trova un contadino che lo ospiti è segno che deve cambiare mestiere». Il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia ha esordito così a Finiletto di Mezzo, in provincia di Brescia, rivolgendosi agli oltre 300 contadini ed allevatori che lo hanno accolto nell'azienda agricola Bucella e ai quali ha illustrato gli interventi previsti dal Piano di settore per il rilancio della filiera suinicola.
Il Ministro si è poi recato a Lonato dove, in una tavolata composta da oltre 50 persone, ha pranzato a casa della famiglia Baldini, contadini e proprietari di una cascina della zona.
 «Sono venuto - ha detto Zaia - a dirvi grazie perché ci siete e continuate a lavorare tra le mille difficoltà di ogni giorno». Quelli della filiera suinicola sono numeri unici: il comparto incide per il 17% sul valore della produzione zootecnica e per il 5% su quello dell'agricoltura nel suo complesso, attestandosi ad oltre 2, 3 miliardi di euro e impiegando, nell'intero settore suinicolo nazionale, 130 mila persone a tempo pieno che - ha detto Zaia «hanno diritto ad avere delle risposte ai loro problemi. Li conosciamo, quei problemi, come sappiamo che il suino costa oggi 1,41 euro al Kg, cioè poco più di un caffè».
Per far fronte a queste difficoltà è stato redatto un piano di settore insieme alle associazioni di categoria che hanno definito storico l'accordo raggiunto con il Mipaaf per il rilancio della suinicoltura nazionale.

Il Piano di settore proposto
Il piano di settore prevede l'istituzione entro settembre della Commissione unica nazionale prezzi, che formuli la determinazione anticipata del prezzo dei suini e dei tagli derivati, con declaratorie separate per i suini Dop; l'introduzione di un modello condiviso di valutazione delle carcasse suine (per sostenere un rapporto più trasparente fra allevatori e industria di trasformazione e per incentivare la qualità del prodotto già nella fase di allevamento); lo sviluppo delle filiere a denominazione protetta attraverso la programmazione delle produzioni in relazione ai reali sbocchi di mercato; l'attuazione del piano per l'eradicazione dell'epidemia vescicolare e la valorizzazione commerciale del Gran Suino Padano, la denominazione che punta a valorizzare tutte le carni del tipico suino pesante italiano.
 «Sono previsti - ha detto Zaia - due stanziamenti da 750 mila euro ciascuno per due anni per la promozione dei prodotti suinicoli i cui prezzi continuano a scendere, a differenza di altri, come ad esempio quelli della carne bovina o dei cereali (cresciuti del 43%). Utilizzeremo le risorse previste dalla Finanziaria 2007 e 2008 per i piani di settore, che per tutti i comparti mettono complessivamente a disposizione 110 milioni di euro. E infine, l'accordo Ismea – banche per la ristrutturazione del debito di molte aziende del settore, che consentirà di chiudere una pagina difficile e aprirne un'altra per guardare al futuro con maggiore fiducia».

Riflessioni sulla questione "quote latte"
Il ministro Zaia è intervenuto anche sulla questione quote latte, ribadendo che «oggi scontiamo scelte sbagliate fatte in passato. Quando un ministro va a trattare per una quota - ha detto Zaia - non può tornare a casa con solo il 58% del fabbisogno interno di latte, dovrebbe invece alzarsi e andare via. Nessuno ha pensato a come avremmo garantito la produzione di formaggi Dop o Igp, per i quali ci sono rigidi disciplinari da seguire. A questa Europa matrigna dovremo pagare 187 milioni di euro di multe per 628 mila tonnellate di latte in più prodotte dal nostro Paese, a fronte di 2 milioni di tonnellate che mancano nel mercato europeo». «In questo contesto, lo dico nel rispetto di chi ha pagato e vuole produrre, non voglio - ha detto il ministro – che si inizi una guerra tra poveri. Lo ripeto alle organizzazioni di categoria: dovete avere fiducia in me, affronteremo la questione in modo serio, facendo delle proposte di cambiamento congrue e nella consapevolezza di avere a che fare con il mercato mondiale. Datemi tempo e fiducia: sto lavorando per una soluzione equa».

La battaglia del Wto
Zaia è poi tornato a parlare di Wto: «La battaglia che stiamo conducendo - ha detto il ministro - è importante e difficile. Lo dico chiaramente: il territorio e la sua economia vanno difesi con i dazi. In queste ore si tenta di chiudere un negoziato fra 153 paesi del mondo, i cui rappresentanti si sono dati appuntamento a Ginevra con l'obiettivo di stabilire le regole del mercato internazionale. Ebbene qui, nella pianura padana, v oglio fare un esempio: oggi per il riso di importazione si paga un dazio di 179 euro a tonnellata. Se lo togliamo, cancelliamo la produzione di riso di questa zona e lasciamo al consumatore una sola possibilità: scegliere fra il riso thailandese e quello cinese». «Il nostro mercato è nostro e va rispettato - ha aggiunto Zaia - chi viene da noi deve suonare il campanello, e noi dobbiamo potergli chiedere come ha prodotto ciò che ci offre, che tipo di diserbanti e anticrittogamici ha usato e così via». «Voglio ricordare - ha precisato il ministro - che ci sono paesi nell'area asiatica, dove è ancora in uso il Ddt. è il consumatore allora a dover fare una scelta nell'interesse dell'agricoltura, imparando a scegliere frutta di stagione e prodotti del territorio, dietro i quali c'è cultura, storia, identità e soprattutto sicurezza alimentare».
«Ed è bene anche - ha aggiunto Zaia - che i consumatori sappiano che, nonostante l'aumento dei prezzi agricoli, i contadini oggi non guadagnano di più. è bene sottolinearlo perché non voglio che passi l'idea che il frutto dei rincari pagati dai consumatori vada a finire nelle mani dei contadini. Non è così: il consumatore ci rimette perché finora la programmazione europea è stata guidata dalla politica, sbagliata, delle eccedenze». «Ora - conclude il Ministro - è il momento di cambiare decisamente strada»

I numeri della filiera suinicola

Il comparto suinicolo incide per il 17% sul valore della produzione zootecnica e per circa il 5% su quello dell'agricoltura nel suo complesso, attestandosi ad oltre 2,3 miliardi di euro con circa 130 mila addetti impiegati a tempo pieno. Il patrimonio di suini allevati in Italia nel 2007 ha sfiorato 9,3 milioni di capi, stabilizzandosi sul livello dell'anno precedente. Il settore industriale ha generato un fatturato, comprensivo di carni suine fresche e salumi, superiore a 9 miliardi di euro con un'incidenza s ul fatturato totale dell'industria alimentare prossima all'8%. Nel 2007 sono stati avviati alla macellazione circa 13,6 milioni di capi (+1,6% rispetto al 2006), di cui il 15% rappresentato da lattonzoli (+1%) e magroni (-3%) e l'85% da suini pesanti (+2%) destinati all'industria di lavorazione. Poco meno dell'80% di questi ultimi, pari a 9,2 milioni di capi, è stato certificato all'interno del circuito del Prosciutto di Parma e San Daniele .
Prezzi
Nel corso del 2007 i prezzi all'origine per i suini da macellazione ha fatto registrare un trend piuttosto difforme e addirittura in controtendenza rispetto all'andamento sia degli allevamenti, sia del complesso dell'agricoltura. In particolare, per il comparto dei suini destinati al macello si evidenzia un calo di oltre 8 punti percentuali dei prezzi rispetto al 2006, a conferma della crisi ormai strutturale che caratterizza il settore, contro una crescita del 7,5% per l'agricoltura e del 4,6% per gli allevamenti. Sui mercati all'origine, le quotazioni dei suini da macello nell'ultimo quinquennio si sono significativamente ridotte in tutte le principali piazze nazionali. In particolare, nell'ultimo anno, dopo il recupero delle quotazioni verificatosi nel 2006, i listini sono ridiscesi ovunque ai livelli di crisi del 2005, con il suino da macello mediamente quotato a 1,12 €/kg.
Consumi
Nel corso degli ultimi cinque anni i consumi nazionali di prodotti suini - costituiti da carne per il consumo fresco e salumi - hanno mostrato una lieve crescita attestandosi mediamente a circa 2,3 milioni di tonnellate. Solo nell'ultimo anno si è interrotto l'effetto traino della domanda e si registrano valori negativi sia per la carne fresca che per i salumi (-5,1% e 1,6% in quantità). Tale dinamica è riconducibile a fenomeni sia di carattere strutturale che congiunturale. Il consumo di carne fresca ha subito una lieve perdita, mentre per i salumi c'è stato un incremento del valore degli acquisti delle famiglie nel 2007, determinato dalla spinta al rialzo dei prezzi al dettaglio (+2,3% rispetto al 2006).
Per quanto riguarda i flussi in uscita, l'Italia si colloca al secondo posto nel mondo, dopo la Germania, per le esportazioni di carni preparate e salumi con oltre 100 mila tonnellate esportate nel 2007 (+4% rispetto all'anno precedente).



 

 

 

 

 

 

Il triangolo d'oro dei suini nella Pianura padana
Nelle sole 4 regioni della pianura padana, Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto, si concentrano i tre quarti del patrimonio nazionale che viene allevato in circa 12mila aziende e in tale area le dimensioni medie aziendali sono notevolmente superiori rispetto alla media nazionale. Anche a livello provinciale sono quattro le aree di maggior interesse: Mantova con 1.260mila capi , Brescia con 1.171 mila capi, Cremona con 785 mila capi, Reggio Emilia con 384 mila capi e Parma con 167 capi. Questo vuol dire che a Mantova ci sono 55 suini per abitante, a Brescia 13, a Cremona 10, Reggio Emilia 6 e Parma 2.

Province Capi Quota Occupati
Mantova 1.260 14,40% 19.000
Brescia 1.171 13,30% 17.000
Cremona 785 9,00% 11.500
Reggio Emilia 384 4,40% 5.700
Totale 4 prov 3.600 41% 53.000
Italia 8.757 100% 100%

 

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