è terra magica, il Salento. Che sia slogan oppure, molto avvertitamente, diffusa saggezza indigena, si giuoca sull'eufonia dell'assonanza e si dice così: "Salento: terra, mare e vento". Occhio, che di mare non ve n'è uno solo. Un po' di costa salentina a nord di Otranto è pur sempre l'Adriatico a lambirla. Lo Jonio fa tutto il resto, questo sì.

E il vento? Sì, più di uno anche i venti. Non casualmente i nomi dei venti hanno significato allorquando pensiamo che l'eponima rosa sia posta al centro dello Jonio. E allora, i dominanti sono lo Scirocco, al quale fa da contrappunto la Tramontana, così tesa e così secca, e, specialmente in inverno, il Maestrale che fa da contrappunto al Grecale.

La terra è terra corale del Mediterraneo: uliveti e vigneti, sovente abbracciati. E qui il vitigno imperante è uno ed è sontuoso. Parliamo del Negroamaro.

Ben più che vitigno autoctono, ancestrale quanto indissolubile il legame, qui parleremmo di vitigno figlio prediletto di calcarea e siccitosa terra madre.

Il nome è tra i meno ruffiani ed ammiccanti. La forte intensità cromatica, nero immaginifico, connota il vitigno; la poderosa presenza dei tannini amarica il sapore. Le barbatelle di Negroamaro le portarono i greci appena ventinove secoli fa. I greci non se ne sono andati mai più. Sono ancora qui. Giammai casualmente questo territorio è chiamato anche la Grecìa salentina. Il Negroamaro è il simbolo del Salento.
 
I produttori salentini, soprattutto le nuove generazioni, sono valenti portatori di una visione condivisa: valorizzare il loro vitigno autoctono senza cedere a fuggevoli blandizie di mercato e proporre l'ottima qualità abbinata a un prezzo che renda eccellente l'unico rapporto vincente: il rapporto prezzo/qualità.

Selvoso e a tratti risibile il mondo delle Doc basate sull'utilizzo del Negroamaro. Ne contiamo 14: troppe, certamente troppe. Alla fine il loro affollamento svilisce quel prestigio e quell'autorevolezza che un'ambita quanto comprovata Doc dovrebbe saper conferire. Fortuna che l'implacabile quanto serio giudice chiamato palato sappia sempre emettere la più savia delle sentenze.

Il Negroamaro lo si vinifica sia in purezza che in uvaggio con altri vitigni. Sia per produrre rossi che rosati. Sette le realtà vitivinicole salentine di recente visitate. Vorremo raccontarle una alla volta, un giorno per volta.


Azienda produttrice:
Apollonio, 140 anni di storia dedicata al vino della Puglia
Azienda Francesco Candido, dal 1929 la stessa filosofia: il vino si fa in vigna
Cantine De Falco, nel bicchiere rispetto e amore per la natura