Brunellopoli: Cinelli Colombini e Biondi Santi chiedono pulizia nel Consorzio
Dal Consorzio del Brunello, nonostante la forte pressione della stampa (anche di quella internazionale), continua a essere opposta la condizione del silenzio, con i "grandi" sotto inchiesta arroccati sulle loro posizioni. Rimandando in proposito a quanto scritto l'11 aprile, va detto che cominciano però a filtrare un po' di notizie sugli umori fra i produttori di Montalcino. Pur in un confronto dagli esiti al momento forse già scritti (ognuno resterà al suo posto e con un po' di PR si cercherà di rimediare ai danni d'immagine), c'è chi cerca di fare un po' di pulizia.
Stando alle dichiarazioni rilasciate a "Italia Oggi" del 12 aprile, in prima fila fra questi c'è Stefano Cinelli Colombini che, insieme al depositario della tradizione secolare del Brunello, Franco Biondi Santi, e ad un piccolo produttore, Gianfranco Soldera, avrebbe chisto la "testa" dei produttori che con le loro truffe si sarebbero messi contro le regole del Consorzio (Villla Banfi e Frescobaldi in testa a tutti).
«Ho chiesto che si facciano da parte - dice - o che altrimenti sia il Consorzio stesso a chiedere che si facciano da parte. Credo che si tratti di un comportamento più che normale». Per Cinelli Colombini «in questo momento c'è soltanto bisogno di certezze, di chiarezza. E si possono avere soltanto con una conclusione, speriamo rapida, dell'inchiesta».
Se agli indagati per ora non è riuscito di fare passare il progetto di cambiare il disciplinare (per annacquare il Sangiovese in purezza con altri vini per renderlo più ruffiano e giustificare così le truffe commesse, vedi servizio del 9 aprile), bisognerà vedere se riusciranno ad impedire questa ventata di pulizia che serpeggia fra gli altri produttori che non vogliono essere trascinati in un scandalo che sta rovinando l'immagine di questo territorio, e forse anche quella di tutto il vino italiano. Non possiamo che ripetere quanto già scritto l'8 aprile a proposito dei silenzi di Vittorio Frescobaldi: davvero un onorevole passo indietro di alcuni uomini, sul cui rigore vorremmo continuare a poter credere, farebbe un servizio al Paese. Quello che è avvenuto a Montalcino è molto più grave di quanto si voglia fare credere. Siamo in presenza di una trufffa che colpice uno dei vini in assoluto più "cari" in Italia e uno simboli del made in Italy. Con urgenza si deve fare pulizia. Speriamo che il nuovo ministro abbia la forza ed il coraggio di imporre soluzioni drastiche. Almeno pari a quelle che dovrà prendere per uscire a testa alta dall'altro verminaio enologico del vino adulterato e "fabbricato" in Puglia.
Alberto Lupini

