Scandali e truffe alimentari: perchè chi sapeva ha taciuto?
Mozzarelle alla diossina. 'Vino” di acqua, zucchero e acidi. Brunello taroccato per risparmiare sulle uve. Nelle ultime settimane abbiamo assistito a un crescendo di assalti ai simboli dell'italian style a tavola che non può non preoccupare. C'è chi dà la colpa dei clamori e delle inevitabili ricadute sul mercato, nell'ordine, a strumentalizzazioni elettorali, a ritorsioni editoriali per accordi saltati con un ente fiera o a congiure dei produttori internazionali di birra per sostituire nei consumi la bionda al vino. Francamente nessuna delle giustificazioni ci convince, né pensiamo che ci sia, come alcuni sostengono, una sorta di congiura (nostrana o internazionale che sia) ai danni delle nostre produzioni.
In attesa che la magistratura accerti responsabilità e strumentalizzazioni che hanno creato danni incalcolabili a migliaia di aziende e all'immagine complessiva al Paese, ci limitiamo a esprimere il dubbio che, forse, tutto quanto è successo in questi giorni, più che a inquietanti strategie di destabilizzazione orchestrate chissà dove (c'è anche chi parla del coinvolgimento della mafia o della sacra corona unita!), nasce da 'coincidenze” che come collante hanno solo la mancanza di una classe dirigente seria, capace di affrontare con risolutezza e decisione i problemi mano a mano che si presentano. E non solo di fare quadrato dopo che le bombe sono esplose...
In Francia, Camembert o Borgogna non potrebbero essere messi in discussione da nessuno. Ma non perché in quel Paese vige un sistema di censura dell'informazione. Soltanto perché fra politici e imprenditori, o meglio, fra istituzioni ed organizzazioni delle imprese, il legame e la collaborazione per il rispetto delle regole è tale che a nessuno è permesso di fare il furbo: salvo essere colpito con durezza per tempo…La Francia, e alla faccia dei tanti, troppo, liberisti nazionali, sarà anche un Paese ancora troppo statalista o assistenzialista, ma dimostra di saper gestire al meglio il sistema produttivo e la sua promozione. Soprattutto in aree chiave come l'agroalimentare.
Il richiamo ai cugini d'Oltralpe viene spontaneo pensando a quanto possa essere invece povera l'immagine della nostra classe dirigente. Davvero nessun politico, di destra o di sinistra che sia, e nessun allevatore o produttore di mozzarella, sapeva che fine faceva certa immondizia interrata in campi di foraggio o trasformata in mangime o concime? Davvero nessuno della regione Veneto, del ministero dell'Agricoltura o delle tante associazioni di produttori di vino sapeva dell'inchiesta della magistratura di settembre che 'l'Espresso”, in modo assolutamente ingiustificabile e irresponsabile, ha rilanciato in pieno Vinitaly? E ancora. Come mai al Consorzio del Brunello si facevano spallucce e con arroganza non rispondevano alle obiezioni di quanti - anche chi scrive - chiedeva il perché di un vino così 'diverso” fra cantina e cantina e così troppo internazionale e ruffiano in alcuni casi?
La verità è che, purtroppo, anche ammettendo che fossero in pochi a sapere esattamente quanto avveniva, nessuno di quei pochi informati ha dimostrato di fare realmente parte di una classe dirigente capace di svolgere il suo ruolo per garantire un "sistema Paese". Colpendo e sanzionando per tempo. Ma nemmeno a posteriori i rappresentati di questo mondo politico-economico riescono a dare una prova di dignità. Un esempio concreto è dato da quanto è avvenuto nella serata in cui 'I Grandi Cru d'Italia” (il Ghota dell'enologia tricolore) ha invitato Hugh Johnson (premio internazionale Vinitaly di quest'anno) nella serata di gala in cui veniva premiata la stampa che più ha contribuito alla promozione del vino italiano. Un ineffabile Vittorio Frescobaldi, neopresidente de "I Grandi Cru d'Italia", dimenticandosi forse di avere qualche scocciatura con la vicenda Brunello, si è comportato come il presidente dei produttori di acqua minerale, ignorando il vino. E come lui chi ha parlato ha fatto finta che nulla fosse successo. Si è arrivati addirittura al ridicolo, se la realtà non fosse peggiore, che uno dei premi (che per la realtà riguarda un collega fra i più stimati ed apprezzati) è finito ad un giornalista della Guida dell'Espresso. E nessuno ha avuto nulla da dire. Senza nulla togliere al valore della Guida e alla libertà di stampa del settimanale (nè voler mettere un'etichetta a tutti coloro che lavorano in una casa editrice), valorizzare indirettamente un gruppo editoriale che senza tanti scrupoli ha scatenato uno scandalo con toni da crisi da metanolo sembra davvero masochistico o un nonsense...Peccato, perchè la qualità dei componenti di quell'esclusivo club del vino, l'immagine vincente dell'Italia nel mondo, avrebbe meritato una difesa, non certo d'ufficio, di uno stile e di un rigore che nella quasi totalità li caratterizza e li vede esclusi da ogni indagine. Una ragione più che sufficiente perché qualcuno, sotto inchiesta, anche se fresco di nomina, eserciti l'onorevole esercizio, magari anche solo in via provvisoria e cautelativa, delle dimissioni.
Senza dimenticare che, ovviamente, i colpi all'inguine che solo noi italiani sappiamo assestarci così bene, fanno male a tutti. E all'estero se la ridono. Basti pensare alla campagna orchestrata dai francesi per rilanciare vini in caduta libera sui mercati mondiale o ai progetti tedeschi di colpire il Vinitaly organizzando l'anno prossimo Pro Wein a Dusseldorf quasi in concomitanza con la fiera veronese.
Qualcosa di sicuro non funziona nel "sistema Italia". E non solo nella politica. La corresponsabilità e il silenzio di certi esponenti del mondo imprenditoriale è grave almeno quanto l'ignavia dei politici. E ciò non fa che aumentare il disagio di quasi tutti i produttori di vino che, per fortuna, oltre che onesti sono anche attenti a lavorare per la qualità e non per sfruttare condizioni di mercato favorevoli taroccando o truffando sul prodotto.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net


