Sarà perchè il Consorzio ha fatto sapere, prima ancora che qualcuno l'abbia degustato, che il 50% della produzione del Brunello (7milioni di bottiglie) è già venduta (e un 25% del totale se lo bevono gli statunitensi). Oppure perchè a Montalcino fra gli addetti al Consorzio c'è sempre un'aria di chi se la tira un po' troppo (e per fortuna che a riportare bon ton ci pensa con stile il presidente Francesco Marone Cinzano). Sta di fatto che l'Anteprima del 2003 è sembrato più un rito scontato che non una richiesta di verifica per un vino che alla nascita aveva ricevuto 4 stelle.
 E partendo proprio dalle sue originali 4 stelle c'è da dire che a conti fatti almeno mezza stella sembra un po' di troppo per la estrema variabilità dei vini messi in commercio. Ce ne sono alcuni (anche tanti in verità) che meriterebbero le 5 stelle per eleganza e completezza, ma altri sono così carichi di tannini verdi, asciutti, amari o dissociati (quasi il Sangiovese fosse in assemblaggio...) che non danno un'idea precisa del territorio. Forse farli affinare un po' di più potrebbe migliorarli.
La vendemmia 2007 si è intanto conquistata 5 stelle (speriamo bene), mentre interessante (anche se sempre all'insegna della disomogeneità) è l'annata 2006 del Rosso, dove ci sono ottimi prodotti da scegliere con attenzione. Interessante inoltre il miglioramento costante del Moscadello (moscato bianco passito), che ha oggi ottimi interpreti come la Poderina. Per conoscere i dati, la storia, le novità e in generale il mondo del Brunello vedi scheda .

a.l.

Il  caso del Molino di Sant'Antimo

I consorzi toscani fra tradizioni, tracciabilità e giovani