Ma da cosa nasce 'Brunellopoli” ? Perché aziende che appartengono all'aristocrazia del vino avrebbero giocato sporco col rischio, come è successo, di essere presi con le mani nel barattolo della marmellata? Un'interpretazione assolutamente convincente, che però non è forse l'unica, è stata fornita ieri da Carlo Macchi su www.winesurf.it. Che ha fatto esplicito riferimento alle difficoltà economiche di non poche aziende. Non dimentichiamo infatti che, nonostante i roboanti proclami del Consorzio, ultimamente di Brunello se ne è venduto poco (soprattutto da parte di alcune cantine). E quando è andata bene, la vendita è avvenuta a prezzi decisamente in caduta libera.
Un amico distributore ci parlava giusto in occasione di Benvenuto Brunello (prima cioè dello scandalo) di partite vendute a 4,5 euro la bottiglia. Ci resta il dubbio che l'importo sia vero, ma di certo pesanti ritocchi al ribasso ci sono stati.
 Una tale situazione, se perdurante da tempo, non può non avere ripercussione sui conti economici. Ed è qui che Macchi offre una chiave di lettura. «Se un'azienda vinicola ha dei problemi economici - scrive - una delle voci attive sicure, su cui eventualmente chiedere dei prestiti ad una banca, è il parco vigneti. Un ettaro di Brunello vale almeno 350.000/400.000, mentre uno di Sant'Antimo (che non prevede Sangiovese in purezza, n.d.r.) 7-8 volte meno. Forse per questo "tot" ettari di Merlot non sono mai stati convertiti a Sant'Antimo, per evitare un deprezzamento drastico del capitale aziendale che avrebbe reso impossibile l'ottenimento di prestiti. Tutto questo ovviamente incrociando le dita e sperando che i controlli arrivassero il più tardi possibile. Purtroppo sono arrivati e la situazione è precipitata».
Secondo questa interpretazione tutto l'affaire Brunellopoli acquista un senso e si capisce perché in queste ore, con procedura d'urgenza, il Consorzio di Montalcino deve decidere se cambiare o no il disciplinare e ammettere un Brunello non più in purezza, ma tagliato con altri vitigni. Strada maestra per passare qualche ettaro di Merlot o Cabernet Sauvignon (se gli spazi " di conversione" esistono) da una Doc minore a quella che è una delle Docg principe in Italia. Ovvio che la valutazione di quei terreni (pur in presenza di un Brunello deprezzato) salirebbe garantendo più patrimonio all'azienda. In tal modo cadrebbero le polemiche sulla truffa e il vino, magari sempre più ruffiano, potrebbe riprendere il suo ciclo.
Ma le cantine che non hanno terreni da 'spostare” e che vedrebbero forse scendere il valore dei loro autentici vigneti per il Brunello (per l'inevitabile legge di mercato che vede i prezzi scendere a maggiore disponibilità di uno stesso bene…) non avranno proprio niente da dire? Staremo a vedere che succede.


a.l.

 

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