Il "triangolo delle Bermude" del vino. Minacciata la qualità italiana da nord a sud
Un sistema più che complesso e concepito per creare un prodotto che con il vino non ha nulla a che spartire e che si basa su una triangolazione fra Verona, la Puglia e la Sicilia con un coinvolgimento della criminalità organizzata. Questo il quadro sicuro che a oggi è dato ricostruire dalla vicenda – secondo quanto scrive Focus Wine - che sta scuotendo il settore e che vede coinvolte almeno 15 aziende tra imbottigliatori, grossisti e distributori, per i quali si ipotizza l'acquisto da tre cantine pugliesi (Tirrena vini, Vini e mosti concentrati srl ed Enoagri export) di una soluzione idroalcolica prodotta a tavolino per poi tagliarla con altri vini che venivano smerciati alla grande distribuzione.
I quantitativi, secondo fonti ben informate, sarebbero confermati: si tratta di circa 700.000 ettolitri di vino, di cui una parte già sequestrata nelle cantine. Si tratterebbe di più linee di vino da tavola generico bianco e rosso.
Per quanto riguarda le analisi sui campioni prelevati, la Procura di Taranto in un comunicato del 4 aprile aveva reso noto che si tratta di 'mero annacquamento del prodotto vinoso, mentre l'ipotesi di adulterazione si fonda sul rinvenimento di altre sostanze, utilizzate nella sofisticazione, che sono in corso di analisi e sono state reperite nell'unico stabilimento interamente sequestrato”.
Una branca dell'indagine inoltre, sempre secondo fonti attendibili, si sta rivolgendo alla Sicilia, dove avrebbero base quelle che vengono definite 'cartiere”, ovvero aziende fittizie il cui unico scopo è quello di produrre falsa documentazione amministrativa.
Sulla questione ricordiamo intanto che dall'Uiv (l'Unione italiana vini) è giunta una presa di posizione secondo cui il clamore suscitato da pochi disonesti non può e non deve ribaltare l'immagine di un settore sano né compromettere un sistema serio e affidabile che rappresenta la punta di diamante del comparto agroalimentare italiano.
Per quanto riguarda le cantine che comprano e vendono questo "vino" sarebbe inc roso il sequestro in azende di Puglia, Umbria, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e Piemonte. Azioni di sequestro che cnfermano, finalmente, l'efficacia si strumenti di controllo che garantiscono il massimo livello di genuinità delle nostre produzioni vinicole a tutela del consumatore funzionano, e Le aziende dell'Unione italiana vini – si legge in una nota - da anni cooperano nel definire protocolli di controllo del prodotto vino in primo luogo a tutela dei consumatori e quindi sono soddisfatte die controlli. Da tempo infatti Uiv con i propri laboratori, in collaborazione con i più importanti gruppi della distribuzione operanti in Italia e all'estero, verifica il livello qualitativo e igienico-sanitario delle produzioni vitivinicole italiane. Questo concreto impegno dell'Associazione è in sintonia con i controlli istituzionali la cui efficacia è dimostrata dal fatto che coloro che attentano alla genuinità del prodotto sono pochi e puntualmente individuati.
In attesa delle decisioni del Consorzio, sul Brunello intanto è sempre nebbia
Un altro tema di attualità è quello del Brunello, ovvero la denunciata imperfetta applicazione del disciplinare di produzione, in merito alla quale, ove dimostrata, deve aprirsi una profonda e responsabile riflessione. Su questo tema l'Uiv condivide il pensiero del ministro De Castro secondo il quale non bisogna fare di tutta l'erba un fascio. L'Unione Italiana Vini continua quindi a riconoscere il valore delle imprese toscane che, non dimentichiamolo, hanno contribuito ad affermare il prestigio qualitativo del vino italiano nel mondo.
A richiamare l'attenzione per il momento è come sempre la banfi, l'azienda più coinvolta. «Se entro la fine del mese di aprile non si arriverà ad un chiarimento della nostra posizione, saremo costretti a mettere in libertà gran parte dei nostri 400 dipendenti». A parlare è Enrico Viglierchio, direttore generale della Banfi, la più grande azienda di Montalcino, al centro dell'inchiesta. Questa la prima conseguenza del sequestro cautelativo delle partite di Brunello dal 2003 in poi attualmente nelle cantine di S. Angelo Scalo da parte della Procura di Siena nell'ambito delle indagini in corso.
Alla base del sequestro, come noto, alcune discrepanze tra alcuni brogliacci relativi ai registri di campagna e quanto riportato sui registri di cantina, oltre a delle presunte inosservanze del disciplinare di produzione del Brunello relativamente all'impiego di altri vitigni oltre al sangiovese. «C'è un chiaro divario tra quanto ci viene contestato e che per altro è tutto da verificare – sostiene Viglierchio – e il sequestro già operante. In sostanza questo tipo di comportamento più che una presunzione di innocenza prefigura una presunzione di colpevolezza». Banfi in questi giorni sta lavorando con i suoi legali per presentare un ricorso alla decisione della Procura senese che sarà presentato entro il 10 aprile e che quindi sarà discusso successivamente. «Se poi il ricorso verrà respinto si dovrà ricorrere in Cassazione – aggiunge Viglierchio – e in questo caso i tempi si allungheranno ulteriormente, almeno 5-6 mesi, con tutte le conseguenza del caso perché a quel punto sarà incombente la nuova vendemmia»
Indicativo anche il clima che in questi giorni si sta vivendo a Montalcino. Secondo Francesco Marone Cinzano, presidente del Consorzio del Brunello «La preoccupazione è evidente in tutta la filiera anche perché i media americani stanno iniziando a dare la notizia. E' evidente che in un tale clima qualsiasi investimento già programmato è destinato ad essere per ora bloccato ma quello che più preoccupa è il pericolo per l'occupazione. L'invito è dare una corretta informazione sulla vicenda e stare attenti a tutelare l'immagine del made in Italy che, proprio grazie ai controlli esistenti sul territorio, continua a garantire eccellenza nel mondo».
Brunello 'truccato”, sale a 13 il numero dei produttori coinvolti
Quale sarà il prossimo scandalo alimentare?
«Chi si è macchiato della frode vinicola del Brunello e di altri vini, oltre a commettere un reato, ha leso l' immagine dell'intera filiera agroalimentare italiana». A dichiararlo è l'avvocato Massimiliano Dona, Segretario generale dell'Unione nazionale consumatori - commentando la situazione a margine delle indagini sul vino contraffatto, e dopo i due casi di mucca pazza verificatisi ieri in Spagna.
«Gridare allo scandalo - prosegue l'avvocato Dona - demonizzando tutto il comparto, è un grave errore, lo stesso commesso con la carne di manzo per la Bse, la mozzarella di bufala per la diossina e la carne di pollo per l'aviaria. C'è da domandarsi quale sarà il prossimo comparto alimentare che sarà presto preso di mira». «I consumatori, e lo ribadiamo ancora una volta- conclude l'avvocato Dona - devono stare tranquilli perchè le filiere vinicole, casearie e bovine sono costantemente sottoposte a rigidi controlli Per quanto riguarda il vino, poi, solo una modesta quantità è risultata contraffatta, appena l'1,4% della intera produzione nazionale».

