«In queste ultime settimane assistiamo a un violento attacco ai prodotti Made in Italy e dunque agli sforzi e all'impegno spesi in questi anni dai governi e dalle imprese per affermare la qualità di nostri prodotti all'estero. I risultati del nostro impegno sono sotto gli occhi di tutti: l'export agroalimentare è secondo soltanto alla meccanica. Questa azione irresponsabile ha inevitabilmente colpito e danneggiato i produttori onesti, seri, che da sempre con sacrificio lavorano per costruire e difendere, giorno dopo giorno, annata dopo annata, un patrimonio che non è solo economico produttivo, ma anche culturale, storico, di tradizione e che, nonostante le azioni criminose di pochi, in passato come oggi, rimane motivo di orgoglio e distinzione per il nostro Paese all'estero». Con queste parole, il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Paolo De Castro, nel dare ufficialmente addio al suo impegno (salvo vedere i risultati delle elezioni) è giustamente intervenuto sulla vicenda del vino che sta avvelenando l'atmosfera.

Paolo De CastroPeccato che il ministro, come la maggior parte degli esponenti delle associazioni del settore, tenda più a fare quadrato rinviando alle operazioni di controllo in atto, senza assumersi invece la responsabilità di ricordare che in fondo qualcosa si sapeva ai piani alti. Sia per Brunellopoli che per il vino adulterato, due vicende che sono assolutamente diverse e che sarebbe stata buona norma cercare di disgiungere, ma che le regole corrotte in entrambi i casi hanno riunificato.

De Castro ha poi ricordato con forza che c'è stato un attacco con il quale si è scelto volutamente di seminare il panico tra i consumatori, mentre, ricorda, dalle informazioni ricevute non ci sarebbero problemi per la salute. «Le prime analisi - dice - sono relative al prodotto vinoso contenuto nei due silos degli stabilimenti di Massafra: poca uva, molta acqua, saccarosio. Sono state trovate delle taniche, in posto remoto, contenenti delle sostanze acide ed allora stiamo verificando se per caso si è fatto uso di questi acidi ma non nel prodotto vinoso esistente a Massafra che è stato già analizzato».
«Non è la prima volta che in questo Paese ci troviamo a dover combattere non solo i criminali delle adulterazioni ma anche la paura, seminata da una cattiva informazione - aggiunge De Castro - che, voglio pensare, sia dovuta all'ignoranza, intesa come poca conoscenza, piuttosto che alla malafede. Non è la prima volta e tutti lo ricordano, ma ancora di più ne hanno memoria quanti hanno visto fallire la propria azienda senza un reale perché, in seguito a emergenze presunte come fu ad esempio il caso dell'influenza aviaria. Centinaia di imprese sull'orlo della bancarotta, psicosi generalizzata e milioni di euro spesi dallo Stato, cioè dai cittadini, per riparare ai danni di una campagna di informazione rapportabili più agli untori di manzoniana memoria piuttosto che alla rigorosa ricerca della verità dei fatti. Data la rilevanza della vicenda - conclude De Castro - il Ministero ha dato mandato ai propri legali di verificare se esistono i presupposti per un' azione giudiziaria».

Una posizione forte che però, ci sia consentito, non convince fino in fondo.