Dalle multe sulle quote latte l’occasione per riorganizzare il settore
Chissà che stavolta a Bossi e Calderoli non venga in mente di portare in Parlamento le vacche degli imbroglioni che non vogliono mettersi in regola sulle quote latte. Dopo tante barricate contro il buon senso potrebbe essere l'ultimo epilogo di una vicenda vergognosa che, oltre al disprezzo di mezza Europa, ci è costata già 4,4 miliardi di euro di fondi trattenuti dalla Ue (di fatto una sanzione pesantissima che colpisce la nostra agricoltura). Un costo della politica che si potrebbe aggravare ulteriormente se continueremo nel gioco perverso delle proroghe. In ballo c'è il pagamento delle multe dovute dagli allevatori che hanno truffato lo Stato italiano e l'Europa. E che, soprattutto, hanno fatto concorrenza sleale alla stragrande maggioranza degli allevatori italiani che si sono messi in regola affrontando pesanti sacrifici. E ora i nodi vengono al pettine perché la Ue ci chiede conto delle stupidaggini finora fatte.
Possiamo discutere finché vogliamo della validità di un sistema di quote europee che, per ignavia degli anni passati, oggi penalizza un settore italiano che avrebbe bisogno di più latte per sostenere le produzioni casearie di qualità. Formaggi spesso fatti con latte d'importazione, se non con cagliate o latte in polvere che vengono per lo più dall'est Europa. Ma sta di fatto che queste sono le regole e finché non le rispetteremo (partendo dal pagare le multe) non potremo pensare di cambiare nulla.
Per troppi anni la Lega ha giocato la carta del ricatto, proteggendo qualche centinaio di truffatori e impedendo di sistemare la questione più generale del sistema zootecnico italiano e della successiva trasformazione del latte in formaggio, burro o yogurt. E fra le colpe forse più gravi dei governi Berlusconi c'è stata proprio quella di avere sempre subito il ricatto del Senatur, dimostrando che alla politica non interessava poi molto del sistema agroalimentare italiano.
Dopo le troppe proroghe concesse, tocca ora al Governo Monti di mettere ordine e l'auspicio è che si proceda davvero sulla strada della trasparenza e del rigore. Chi ha imbrogliato e ha incassato soldi per diminuire la produzione di latte, e non l'ha fatto, deve pagare pegno. E basta ricatti dei partiti! Si deve però cogliere l'occasione per riorganizzare il sistema puntando su qualità e tutela delle produzioni garantite. L'agroalimentare italiano deve davvero diventare un punto forte della ripresa del Paese e, soprattutto, dobbiamo dimostrare al mondo che facciamo sul serio.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
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Alberto Lupini
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