Forse avrei dovuto intitolarlo: "Le disavventure di un giornalista", ma in fondo sono quelle di qualunque turista e la località è simile a molte altre sparse nella nostra penisola. Ma sì, confessiamolo, anche noi giornalisti siamo dei turisti, vuoi perché la categoria dei "Tu non sai chi sono io e ora che te l'ho detto voglio mangiare a sbaffo" non è così numerosa come si crede, vuoi perché solitamente chi si presenta in questo modo non è altro che un imbecille camuffato da giornalista, vuoi perché i veri giornalisti sono dei professionisti seri che si presentano in incognito, pagano sempre il conto prima di fare domande o lamentele, fatto è che anche a chi fa il nostro mestiere può capitare di finire come i cinesini romani e gli altri stranieri e se non proprio "spennati" basta anche solo il "presi in giro" a trasformarci in quei simpatici faccini neri, dal digrigno dentato e i lampi fuori di testa a cui l'amico Paolo Massobrio, noto giornalista del Club di Papillon, scrive sotto: "faccino incazzato" e usa per indicare l'espressione di chi si scontra con il menu o il prezzo, ma anche il locale, la maleducazione, e il pessimo servizio.

Chissà perché tutti sono convinti che per essere un giornalista devi avere la "targhetta di giornalista" pinzata sulla fronte, o essere giovane e bello, alto e magro, vestire "Dolce & Gabbana, Versace o Armani", dimenticando che quelle potrebbero essere le descrizioni di Michelle Hunziker o Gabriel Garko... giovani, belli e simpatici:... però non scrivono di gastronomia!

La gente immagina che un giornalista sia la copia della "Bersagliera" della serie "Pane amore e...", che negli anni '50 ha fatto innamorare i nostri padri: ma anche la sexy Gina Lollobrigida oggi è un'ultra ottantatreenne! O deve essere simile a James Bond e all'icona sexy symbol degli anni '60 che usciva dall'acqua simile a una dea nata dal mare, in "Licenza di uccidere": ma anche la bellissima Ursula Andress, oggi è una settantaquattrenne!

E che dire di Susan Boyle, brutto anatroccolo dalla voce stupenda, che i compagni di scuola schernivano chiamandola "la sempliciotta", o di Rita Levi Montalcini, centenaria ma con un cervello... inossidabile: due donne, per dimostrare che non è la bellezza a fare il divo, ma la sua bravura.

E così nessuno più di me passa inosservata! Considerata la tipica massaia della porta accanto che si prende una giornata di riposo e, non avendo voglia di spadellare ai fornelli si improvvisa turista e va con la famiglia... a sfamarsi nei ristoranti, ti scrutano come se ti fossero spuntate le antenne marziane o ti fosse cresciuta la coda e nella loro mente "intelligente" pensano: Questi sono dei turisti da poco! Io me ne intendo! Io sono un dritto e so riconoscerli. Ora li aggiusto io!».

E così eccomi pronta ad adottare quel bel faccino color... nero fumo. Nessuna possibilità di identificazione: né occhi a mandorla, né idioma o altro segno indicatore e nessuna scritta sulla fronte "sono giornalista" e nemmeno targhette sulla camicia. Siamo turisti di passaggio, anche se in quel locale sostiamo per un caffè ogni volta che ci troviamo a transitare.

Amo questi territori di Langa e Roero (Cn), la loro storia, la gente, le leggende, gli stupendi paesaggi soffusi di silenzio e velati dalla nebbia, scenografie che narrano di masche (streghe) e le fiabe lasciano spazio alla fantasia prendendo forma, per questo a ogni curva osservo le ombre proiettate sui sentieri, tra le foglie degli alberi, per scorgere le masche Micilina, la Paroda, Fiorina e le altre sventurate arse nei roghi della superstizione e dell'ignoranza, o la bella Nella di Cortemilia della leggenda di Borgomale.

In viaggio alla scoperta di luoghi da descrivere e alla ricerca del meglio dell'enogastronomia da segnalare ai lettori eccoci risalire le colline del pregiato Barolo, del tartufo d'Alba, della buona cucina, dell'ospitalità e della cortesia: "Vieni e sarai al centro della nostra attenzione", se ben ricordo più o meno sono queste le scritte che invitano a venire in Langa e Roero!

Ma si sa che le parole sono scritte da qualcuno e che non tutti le mettono in pratica. Le parole sono i buoni propositi dei politici in campagna elettorale e di chi ha qualcosa da venderti... Da sempre le nostre giornate trascorrono all'insegna dei viaggi alla ricerca del meglio e del peggio dell'enogastronomia, delle bellezze artistiche, paesaggistiche, culturali.

Purtroppo non sempre ho trovato pulizia, educazione, correttezza, professionalità e intelligenza e ho anche avuto qualche motivo di perplessità, come quando entrando in una macelleria, a Barolo, ho visto cornici fatte con pipistrelli imbalsamati! Stravaganza? Pessimo gusto? No, demenzialità e illegalità visto che oltre a motivi igienici ci sono anche quelli dell'uccisione dei poveri animali che sono pure protetti, di offesa verso la loro morte esposta pubblicamente con questa barbara e macabra immagine offensiva per la sensibilità di chi, inconsapevole, entrando è sottoposto a simile vista! Di una cosa mi pento: essere uscita dicendo semplicemente, a denti stretti, la frase tipicamente piemontese che usa anche la simpatica Luciana Littizzetto..."Balengo!"

Inutile aggiungere che in molti negozi non vengono rispettate le norme di igiene: pane, formaggi e salumi sono serviti prendendoli con le mani, senza guanti o pinze, chi ti serve non ha l'apposito cappellino ed è la stessa persona che maneggia il soldi, i prodotti alimentari vengono posizionati sul banco dove tutti ci passano sopra allungando le braccia, o sono ad altezza di alito, per prendere la carta e incartarti il prodotto alcuni giungono persino ad inumidirsi le dita leccandole, i coltelli per tagliare i formaggi sono sporchi del... formaggio precedente (ottimo ricettacolo di polvere). E qui mi fermo, ma l'elenco è lungo.

Sorvoliamo sulle toelette di bar e ristoranti: senza chiusura, spesso rotti e in stato disastroso, sporchi e come tali li ritrovi se ci torni anche quando non ci sono più i clienti... e il giorno dopo! E sporchi sono certi tavoli e le sedie che presentano macchie e residui di cibo di chi ti ha preceduto, pavimento e banconi dei bar vedono scorrere scope e strofinacci solo una volta al giorno... e non sempre, in certi locali c'è anche maleducazione, inciviltà e imbecillità!

Per fortuna sono anche molti i locali in cui ordine, pulizia, gentilezza e intelligenza i gestori l'hanno in dotazione alla nascita, e questi... li ho adottati e ci torno spesso, come cliente "pagante", ma li consiglio anche agli amici e li trovate segnalati nei miei articoli.

I nostri pellegrinaggi di turismo enogastronomico ci portano a percorrere le colline delle Langhe e ogni volta che transitiamo sulla Alba-Barolo ci fermiamo in località Castiglione Falletto per una sosta-caffè, ma oggi ci giungiamo all'ora del pranzo e decidiamo di fermarci a pranzare in questo locale a nuova gestione, pensando che è anche l'occasione per gustare la cucina, come "promozionava" l'omaccione che ogni volta ci invitava a gustare non solo il caffè ma anche "La buona cucina del mio locale tipico, casalingo".

Sul muro, dietro il banco bar troneggia un invitante cartello: "Primo, secondo, contorno, acqua, vino, caffè, euro 12". Bene, io sto giusto facendo degli articoli su questi locali, dove una famigliola di turisti o i lavoratori locali non lasciano l'intero stipendio per mangiare qualcosa che non sia un panino e una coca cola!

I tavoli, lunghi e con 8/10 posti ognuno, mi fanno sorridere pensando al grande Vissani che in certe giornate, a pranzo, offre menu a prezzi bassissimi purché si mangi tutti allo stesso tavolo, in modo conviviale: ottima idea, ma da un genio della cucina...

Con calma gironzolano le ragazze del servizio ai tavoli, ondeggiano stanche, quasi scocciate di dovere lavorare, carine, ma dall'espressione vuota e il "muso lungo": sadicamente mi verrebbe da dirle "Bella giornata vero!".

Finalmente se ne avvicina una e ci elenca il menu a prezzo fisso, da 12 euro, che prevede una scelta tra la pasta al sugo di pomodoro e basilico e quella con panna e pesto: quest'ultima proposta ci incuriosisce e optiamo per questa. Dire: "appena passabile" è essere ottimisti e... troppo tolleranti!

La seconda scelta va dalla carne cruda all'albese alla cotoletta alla milanese o l'insalata di pomodori e mozzarella: l'albese è la nostra scelta. Scondita, e non ho davanti a me né olio, né sale, per chiederlo a quelli in fondo alla tavola dovrei urlare, ma qui parlano tutti in modo assordante e non mi sembra il caso di urlare, tanto chi mi sentirebbe in mezzo a quel vociferare!

Per contorno scartiamo l'insalata e scegliamo le patatine fritte, come tutti gli altri. Niente vino (solo una bottiglia di acqua), io non bevo e nemmeno mio marito (anche lui giornalista fotografo, e... guidatore), non prendiamo il caffè, abitudinari lo prendiamo sempre verso le 16, per una pausa viaggio.

Davanti a noi, a un altro tavolo, noto un gruppetto che sceglie solo il primo, l'acqua e il caffè, sono degli habitué, immagino abbiano qualche motivo e che logicamente dal conto vengano escluse le portate non prese, diversamente non avrebbe senso!

Tralascio ogni commento sul servizio, anzi disservizio e passo al momento del conto. Al giovane ruspante cassiere chiedo il conto: "28 euro", 14 a testa.

Faccio notare il cartello e che non abbiamo preso né il vino, né il caffè, ma per nostra scelta e quindi non avrei nulla da ridire se ci fosse stato ugualmente conteggiato, anche se ad altri ha calcolato solo quanto effettivamente preso, ma che non trovo una giustificazione sui 2 euro in più a persona. Per carità, la cifra è minima e non come quella dei cinesi da 500 euro, ma è ugualmente un abuso sui turisti e la risposta è ancora più assurda: «Perchè avete l'albese e le patatine». Sorrido facendo osservare che non abbiamo preso queste porzioni oltre la normale scelta presentata dalla ragazza e che è quella presa anche dagli altri, compreso il signore che era seduto accanto a noi e ha appena pagato 12 euro, con vino e caffè, che comunque si tratta di piatti del menu fisso da 12 euro che dicono "un primo, un secondo con contorno", che le patatine lo sono e quindi non è stato un "nostro desiderio in più".

Niente da fare! L'unica cosa che mi risponde è «Le ho fatto la ricevuta?» rispondo di no e di farmela, ma "forse" non ha "voluto" sentire e ancora la aspetto! A questo punto, dopo aver pagato e atteso invano la ricevuta, come... "Striscia la Notizia"gli faccio notare che mi ero fermata proprio perchè volevo provare il locale e se lo ritenevo valido lo segnalavo, ma che, seppure con un rincaro minimo, non era proporzionato all'effettiva consumazione. Non avrei potuto che segnalare l'irregolarità e chiedo secondo lui cosa dovrei eventualmente scrivere, e la risposta è sempre la solita confusionaria che non riesco a interpretare, con l'aggiunta di un sorriso e una "quasi raccomandazione": «Scriva ciò che vuole purché scriva bene».

«Scriverei bene se ho mangiato bene e sono stata trattata bene! Qui mi sembra che i turisti abbiano un trattamento a parte, peccato che sia la versione peggiore», rispondo con il viso dell'omino nero della guida.

Ancora niente fattura, l'esuberante giovanotto non si cura più di me e continua a servire al bar malgrado la mia ripetuta richiesta di fattura.

Fare a pugni? Non si può! Torno al tavolo, racconto l'accaduto e scrollo la testa. Uscendo, al suo posto c'è una di quelle ragazzine... insofferenti al lavoro. Indico il cartello al mio accompagnatore e scrollando la testa dico che non abbiamo preso vino e caffè eppure abbiamo pagato più del prezzo scritto e che ci hanno preso per i fondelli perchè per loro eravamo turisti di passaggio. La ragazza sente e più per stupidità che per spavalderia risponde «Certo. Certamente, è ovvio che è così».

Bontà del cielo! Avrebbe fatto meglio a tacere, ma si sa che «Di un buon tacer non fu mai scritto!». A questo punto iniziano a girami i santini e traballarmi l'aureola e divento colore del «... cavolo abbronzato» mi volto rispondendo «Già, ma poi leggetevi sui giornali».

Avere pagato anche per cose non prese non mi è importato, anche se non era del tutto giusto, la ricevuta non data non mi è garbata, ma posso pensare che "non ha sentito" (diciamo così...) e avere pagato anche "solo" due euro a testa in più e con quelle giustificazioni che offendevano la mia intelligenza non mi è piaciuto e meno ancora la stupidità della ragazzina perchè in fondo il mio lavoro è quello di scrivere, di segnalare il meglio, ma anche il peggio e di tutelare quindi anche il turista o chi avesse occasione di transitare e fermarsi.

Nessuna cifra da capogiro, pochi spiccioli... ma tanta arroganza quanto basta a far girare le rotelle e traballare i santini, imbracciare... la penna, pardon, la tastiera del computer, per scrivere alla fine di questa disavventura... E come disse Sarkozy: "imbéciles".


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