'Formaggio senza latte” è stato preparato con tanto di caldaia e servito a Roma in piazza Montecitorio dagli allevatori della Coldiretti, guidati dal presidente Sergio Marini e impegnati nella mobilitazione a difesa del made in Italy dalle stalle alla tavola, per l'indicazione obbligatoria della provenienza in etichetta ma anche per vietare l'uso di caseine, caseinati e proteine concentrate del latte nella preparazione dei formaggi. L'uso delle polveri invece del latte è un rischio concreto dopo che la Commissione europea ha dato il via libera a partire dal primo gennaio 2009 all'incorporazione fino al 10 per cento di caseina e caseinati nel formaggio, al posto del latte.

'Il formaggio si fa con il latte e non con le polveri” hanno gridato gli allevatori che chiedono anche di rendere obbligatoria l'indicazione in etichetta dell'origine territoriale del latte a lunga conservazione e di quello impiegato per le produzioni casearie e di rendere pubblici i dati relativi alle ditte di destinazione delle importazioni di latte dall'estero attraverso internet. Circa la metà delle mozzarelle sono fatte con latte estero e circa un quarto addirittura con le cagliate straniere. Una battaglia per la trasparenza che si è estesa a tutti i prodotti, dalla carne al grano, dalla frutta all'olio fino al vino e che ha già impegnato per tre giorni oltre centomila agricoltori che hanno presidiato valichi di frontiera, porti, stabilimenti industriali e catene della grande distribuzione.

L'azione di mobilitazione ha permesso di fare allarmanti scoperte di cibi avariati, triangolazioni commerciali poco chiare ed intenso commercio di sottoprodotti che conferma la necessità di intensificare i controlli per garantire la sicurezza alimentare dei cittadini. Ingiustificabili sono le maglie larghe della legislazione che permettono a molti prodotti, passata la frontiera, di diventare magicamente italiani per la mancanza dell'obbligo di indicare la provenienza in etichetta. Di fronte al Parlamento è stato portato dalla Coldiretti un fusto di concentrato di pomodoro di oltre 200 chili sbarcato al porto di Napoli destinato a essere rilavorato e confezionato come italiano ma anche un coscio di prosciutto crudo proveniente dalla Germania pronto per essere stagionato e diventare Made in Italy, magari con l'indicazione ingannevole di prosciutto di montagna. In Italia sono stati importati in un anno 130 milioni di chili di concentrato cinese, pari al 20 per cento della produzione di pomodoro fresco nazionale, destinato ad essere rilavorato e venduto come italiano, mentre dall'estero sono arrivate 56 milioni di cosce di maiali per essere stagionate in Italia e diventare prosciutti 'nostrani”.

Particolarmente ricca la gamma di sottoprodotti e semilavorati industriali del latte che varcano la frontiera e vengono utilizzati per formaggi e mozzarelle venduti come italiani, dalla cagliata lituana alla polvere di latte della Nuova Zelanda. In Italia secondo i dati snocciolati dal presidente della Coldiretti Sergio Marini «in un anno sono arrivati ben 1,3 miliardi di litri di latte sterile, 86 milioni di chili di cagliate e 130 milioni di chili di polvere di latte di cui circa 15 milioni di chili di caseina utilizzati in latticini e formaggi all'insaputa dei consumatori e a danno degli allevatori. A rischio ci sono 43 mila stalle, quasi 200 mila occupati e oltre 22 miliardi di euro di valore generato dalla filiera nel settore lattiero caseario che rappresenta la voce più importante dell'agroalimentare italiano. L'obbligo dell'indicazione della provenienza in etichetta deve essere esteso a partire dal latte e dai sui derivati a tutti i prodotti alimentari. La nostra è una legittima reazione a quelli che rappresentano i due furti ai quali è sottoposta giornalmente la nostra agricoltura che subisce da una parte il furto di identità e di immagine che vede sfacciatamente immesso in commercio cibo proveniente da chissà quale parte del mondo come Italiano, e dall'altra il furto  di valore aggiunto che vede sottopagati i nostri prodotti agricoli a causa  di  uno strapotere contrattuale da parte dei nuovi forti della filiera agroalimentare». "Chi acquista ha il diritto di sapere se quello che compra è veramente fatto in Italia, 'Piu' trasparenza con l'etichettatura di origine obbligatoria”, 'Stop a speculazioni: giusto prezzo per produttori e consumatori”: questi alcuni degli slogan che si leggono sui manifesti e sui cartelloni issati dai manifestanti della Coldiretti in piazza Montecitorio.

Mucche al pascolo nei supermercati
 Mucche al pascolo nei centri commerciali alla ricerca di  latte e formaggi veramente italiani nell'ambito della mobilitazione della Coldiretti per la difesa del Made in Italy dal campo alla tavola che ha coinvolto oltre centomila agricoltori ai valichi, ai porti, davanti agli stabilimenti industriali e alle sedi istituzionali. L'pperazione verità lanciata da Coldiretti ha visto decine di migliaia di allevatori invadere supermercati e ipermercati di tutta la Penisola e manifestare davanti Montecitorio, per l'obbligo di indicare la provenienza degli alimenti in etichetta e la richiesta di distinguere sugli scaffali il vero prodotto italiano da quello falso e dare la possibilità ai consumatori di scegliere consapevolmente.
 
La mucca Onestina e il maiale Ambrogio sono entrati in azione al centro commerciale Milanofiori di Assago, a Milano, assieme agli imprenditori agricoli della Coldiretti. Mucche al pascolo anche a Roma, nel centro commerciale Euroma 2 in via Cristoforo Colombo (angolo viale dell'Oceano Pacifico), a Padova dove gli agricoltori hanno occupato pacificamente il Centro Giotto, sede dell'ipermercato Auchan, in via Venezia, 59-61, e a Caserta con una piccola mandria che ha invaso il centro commerciale Campania a Marcianise (Località Aurno). Ma le manifestazioni hanno riguardato ipermercati in praticamente tutte le regioni.

I blitz nei supermercati messi in atto nell'ambito dell'Operazione Verità puntano a denunciare il fatto che solo un prodotto su tre di quelli venduti nella grande distribuzione italiana è realizzato con prodotti agricoli italiani, ma nessuno lo sa. Per questo alcuni 'attivisti” della Coldiretti sono entrati nei supermercati con curiose magliette con la scritta 'gli italiani lo fanno meglio”, hanno regalato frutta a km zero ai consumatori per far assaggiare il gusto del vero made in Italy e hanno distribuito volantini per svelare gli inganni a tavola. 'I supermercati importano, i consumatori pagano, le imprese chiudono”, 'Cara mamma, pretendi dal tuo supermercato trasparenza”, 'Vogliamo il vero latte italiano sugli scaffali”, 'L'etichetta d'origine salva il lavoro degli agricoltori e le scelte dei consumatori” sono alcuni degli slogan gridati dagli agricoltori davanti alle strutture commerciali dove sono stati inoltre allestiti mercati di Campagna Amica per dare modo ai cittadini di assaggiare le prelibatezze prodotte dalle aziende agricole del territorio.
 
Gli inganni del finto made in Italy riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle non a denominazione di origine che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere. Per ogni prodotto agricolo realizzato nei campi o negli allevamenti situati in Italia, si sviluppa un made in Italy alimentare cinque volte più grande tra contraffazioni e imitazioni. A fronte di 20 miliardi di export made in Italy nel mondo, ci sono altri 60 miliardi generati da prodotti che non hanno mai visto il nostro Paese. è per questo che Coldiretti si è impegnata nella realizzazione una filiera agricola tutta italiana, un grande sistema agroalimentare, che premi i produttori e offra ai consumatori prodotti di qualità e a un prezzo giusto.
 
Secondo l'indagine Coldiretti-Swg la quasi totalità dei cittadini (98 per cento) considera necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il luogo di origine della componente agricola contenuta negli alimenti, per colmare una lacuna ancora presente nella legislazione comunitaria e nazionale, ma in Italia la metà della spesa è ancora anonima. ll pressing della Coldiretti ha portato all'obbligo di indicare varietà, qualità e provenienza nell'ortofrutta fresca, all'arrivo dal primo gennaio 2004 del codice di identificazione per le uova, all'obbligo di indicare in etichetta, a partire dal primo agosto 2004, il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto, all'obbligo scattato il 7 giugno 2005 di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco, all'etichetta del pollo Made in Italy per effetto dell'influenza aviaria dal 17 ottobre 2005 e all'etichettatura di origine per la passata di pomodoro a partire dal 1 gennaio 2008. Dal primo di luglio è arrivato anche l'obbligo di indicare l'origine delle olive impiegate nell'extravergine, ma molto resta ancora da fare e per oltre il 50 per cento della spesa - ha concluso la Coldiretti - l'etichetta resta anonima per la carne di maiale, coniglio e agnello, per la pasta, le conserve vegetali, ma anche per il latte a lunga conservazione e per i formaggi non a denominazione di origine.

L'etichetta con l'origine sulle tavole degli italiani

Cibi con l'indicazione di provenienza

E quelli senza

Carne di pollo e derivati

Pasta

Carne bovina

Carne di maiale e salumi

Frutta e verdura fresche

Carne di coniglio

Uova

Frutta e verdura trasformata

Miele

Derivati del pomodoro diversi da passata

Passata di pomodoro

Latte a lunga conservazione

Latte fresco

Formaggi non dop

Pesce

Derivati dei cereali (pane, pasta)

Extravergine di oliva

Carne di pecora e agnello

Fonte: Elaborazioni Coldiretti

Gli inganni a tavola all'insaputa dei consumatori
•  due prosciutti su tre venduti come italiani ma provenienti da maiali allevati all'estero;
•  tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta;
•  oltre un terzo della pasta che è ottenuta da grano che non è stato coltivato in italia;
•  la metà delle mozzarelle non a denominazione di origine che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere.
Fonte: Elaborazioni Coldiretti


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