Il maiale è innocente, ma tuteliamoci con l'etichetta sulla tracciabilità
Dopo la recessione internazionale ora sul mondo aleggia anche lo spettro di questa pandemia che, a lungo evocata dai vari profeti di sventura, stavolta sembra un po' più verosimile dei troppi falsi allarmi degli anni passati. Sia pure in ritardo rispetto ai primi casi scoppiati in Messico ai primi di febbraio, le strutture sanitarie di tutto il mondo si stanno organizzando con decisione e ciò potrebbe anche essere un segnale positivo. Di certo notizie buone al momento non ce ne sono: a fianco del conteggio giornaliero dei malati (che peraltro, tolti i primi casi sembra possano essere facilmente curati) è scattato infatti anche il timore per viaggiare nelle zone a rischio, con prime pesanti ripercussioni sul turismo e in genere per le compagnie aeree. Come dire che in tempi già di magra questa non ci voleva proprio.
Fra le poche notizie buone c'è almeno quella secondo cui la "nuova influenza" non si trasmette attraverso l'alimentazione, ma, come ogni ifebbre che si rispetti, dal solo contagio umano. Non sappiamo se ciò basterà a evitare una nuova crisi al comparto dei suini già da tempo in difficoltà in Italia, ma almeno fino ad oggi tutte le autorità internazionali sono concordi nel dire che il virus H1N1, responsabile dell'epidemia, non si trasmette consumando carne di maiale. Certo il timore che possa scattare un fuggi fuggi dal suino, così come già successo in passato per il pollo o per i bovini, è forte. E lo dimostrano i continui richiami delle organizzazioni dei produttori e delle autorità a non temere il maiale. Questa carne si può continuare a mangiare tranquillamente, e ciò al di là del fatto che in Italia (dove siamo più che autosufficienti...) da almeno 10 anni non se ne importa (almeno ufficialmente) dal Messico.
L'allarmismo però potrebbe esserci, anche perché ci sono Paesi che hanno messo al bando la carne di maiale proveniente da alcuni Stati americani. è il caso di Cina, Ucraina, Kazakistan, Filippine e Thailandia. E da questi, per gli strani giri degli scambi commerciali, potrebbe essere che qualche chilo di carne di maiale possa essere giunta anche da noi. In caso di dubbio, non ci si può che affidare al consiglio del ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, che, nel ricordare la garanzia offerta dalle carni suine di provenienza italiana, avverte come l'unica precauzione, peraltro da avere sempre, è quella di cuocerla almeno a 70°C. Una regola, va detto, che vale da sempre e che nel caso del suino è praticamente obbligatoria. E analoghe sono le posizioni del ministero della Sanità e dell'Organizzazione mondiale della sanità.
Su queste basi non possiamo che associarci agli appelli di quanti invitano ad acquistare carne di maiale e salumi italiani. Non servono paure ingiustificate e il buon senso dovrebbe spingerci a non farci ulteriormente del male gettando in una crisi ancor peggiore gli allevamenti italiani e mettendo a rischio 100mila occupati e 20 miliardi di fatturato nei più di 5mila allevamenti italiani dove non è stato riscontrato nessun caso di contagio di uomini o animali da anni. L'alternativa, oltre al rischio di perdere alcuni piaceri della tavola come i prosciutti e gli insaccati, è quella di pagare poi duramente di tasca nostra con la crisi di questo comparto e l'aumento dei prezzi di altri carni solo per paure infondate.
Detto ciò, e per evitare equivoci, va anche richiamato il tema dei controlli. è ben vero che da mesi in Italia si registra un aumento dei sequestri di generi alimentari scaduti o contraffatti che non ha eguali col passato, ma è ugualmente vero che il livello di imbroglio, anche nell'alimentare, in Italia è molto elevato. Pensiamo solo ai maialini romeni o ucraini spacciati per Porceddu in Sardegna... Per non parlare del fatto che l'etichetta sulla tracciabilità della carne di maiale (non basta certo il luogo di macellazione...) è un obbligo da introdurre in tempi rapidissimi e che era sollecitato da tempo.
Da un Parlamento che aveva dato prova di essere un po' disattento rispetto alle aranciate senza arancia, ci aspettiamo uno scatto di orgoglio e un intervento rapidissimo per garantire meglio il consumatore rispetto alla filiera dei suini. Un modo per fare la nostra parte contro i fantasmi delle pandemie senza farci ulteriormente del male.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
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