L'influenza suina ora fa paura Per la Farnesina niente viaggi
Gli Stati Uniti hanno proclamato lo stato d'emergenza per l'influenza da suini. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, è «'molto preoccupato per i recenti casi di influenza» causata dal virus dei suini. Gli studenti di una scuola privata di New York inatnto non andranno a lezione in modo che le autorità sanitarie possano verificare se ci sono o meno rischi di contagio alla St Francis Preparatory School, nel Queens, dove otto alunni potrebbero aver contratto l'influenza causata dal virus A-H1N1 dei suini. I primi test effettuati sugli otto studenti da personale del Centers for Desease Control and Prevention (CDC) hanno confermato che i pazienti hanno contratto un'influenza di tipo non umano di tipo A, e non hanno escluso che possa essere quella dai suini. La scuola pertanto ha deciso di chiudere le sue attività per due giorni.
ITALIA: ATTIVATA L'UNITA' DI CRISI - Attivata presso il ministero del Welfare l'Unità di crisi sull'influenza da suini. Il sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, ha detto che l'Unità di crisi, già al lavoro, è composta da quattro-cinque esperti e lavora in contatto costante con le autorità sanitarie internazionali per monitorare la situazione. «Ci stiamo preparando da anni, fin dai tempi dell'aviaria, ad affrontare un'eventuale pandemia di influenza», ha detto Fazio precisando che nessun caso è fino ad ora stato segnalato in Italia.
«Al momento - ha proseguito Fazio - non ci sono in Italia né pericoli né rischi». Inoltre, ha proseguito, «abbiamo continui contatti con i Paesi europei per mettere a punto possibili strategie contro una possibile pandemia». Una eventuale pandemia di influenza «é un'emergenza alla quale ci si prepara da tempo - ha aggiunto, - e da tempo l'Italia ha scorte di farmaci antivirali». Oltre all'Unità di crisi, è attiva anche «la sorveglianza attraverso la rete dei medici sentinella», una rete collaudata da anni per la sorveglianza dell'influenza stagionale e che è in grado di dare segnalazioni sia sul virus sia sui sintomi. Inoltre è in corso presso gli uffici della Sanità marittima e aerea la distribuzione di volantini per i passeggeri in arrivo dalle zone a rischio, dal Messico in particolare. In arrivo fra due o tre giorni anche un numero verde per in passeggeri in arrivo dal Messico, o in partenza. «Stiamo inoltre valutando - ha detto infine Fazio - le iniziative da prendere nel caso in cui si rendesse obbligatoria la vaccinazione. Dalla prossima settimana ci occuperemo di questo». In caso di pandemia, ha precisato, la vaccinazione scatterebbe comunque nelle ultime due (cinque e sei) delle sei fasi di allerta fissate dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms).
Mentre l'Oms mantiene il livello di allarme pandemico fermo alla fase tre, si è accertato che ci sono almeno 81 i morti (20 dei quali attribuiti con certezza al virus dei suioni A/H1N1) e 1.324 sospetti in Messico, dove il governo ha messo in atto provvedimenti speciali per isolare i casi confermati e sospetti. Otto casi, di lieve intensita', sono stati accertati negli Stati Uniti (California e Texas) e due nuovi casi nel Kansas.
A questi casi si aggiungono otto probabili a New York e dieci in Nuova Zelanda. In Europa non si registrano casi, hanno dichiarato i Centri europei per il controllo sulle malattie (Ecdc), ma la sorveglianza si intensifica ovunque. In Italia un uomo proveniente dal Messico con i sintomi dell'influenza è risultato negativo dopo gli esami eseguiti nell'Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani di Roma. In Gran Bretagna si sta esaminando il caso di uno stewart proveniente dal Messico. Altri due casi sospetti, anche questi provenienti dal Messico, sono sotto osservazione in Francia, tre in Spagna e uno in Israele. Nel frattempo l'Oms ha reso pubblica la sequenza genetica del virus e ha distribuito le indicazioni per analizzarla ai laboratori di tutto il mondo. Esperti dei Centri statunitensi per il controllo delle malattie (Ecdc) stanno lavorando a stretto contatto sua con le autorita' sanitarie degli Stati americani colpiti dal virus, sia con le autorita' sanitarie messicane.
Gli esperti continuano a ribadire che il virus si diffondei da uomo a uomo in modo simile a quello degli altri virus dell'influenza stagionale e che mangiare carne di maiale non è rischioso. Si sconsigliano però viaggi che non siano improrogabili nelle zone del Messico dove sono stati registrati i casi di febbre che sui media viene indicata come influenza da suini. Questo è in particolare scritto nella sezione Avvisi particolari del sito della Farnesina 'Viaggiare sicuri'. A meno di motivi improrogabili si consiglia ai viaggiatori che intendano recarsi nelle zone sopra indicate di rinviare i propri programmi di viaggio in attesa che la situazione sanitaria locale torni alla normalità", sottolinea ancora il sito, rilevando infine che "per evitare il contagio, alla popolazione è stato raccomandato di evitare la frequentazione di luoghi pubblici, di porre particolare attenzione nella cura dell'igiene personale e di accede a strutture sanitarie in presenza di sintomi influenzali.
USA: CDC, CONTAGIO NON CONTENIBILE
Secondo le autorità sanitarie americane la febbre suina non può essere contenuta. Lo ha detto Anne Schuchat dei Centers for Disease Control and Prevention. «E' chiaro che è diffusa e che non possiamo contenere la diffusione del virus», ha detto la Schuchat che dirige ad interim i programmi di scienza e sanità pubblica dei Cdc. La responsabile americana ha detto che le autorità Usa stanno collaborando strettamente con Messico, Canada e con l'Organizzazione mondiale della sanità.
Un virus ancora senza nome
Un virus mai visto finora e che si trasmette da uomo a uomo. Un nome non ce l'ha ancora, ma il suo identikit sta diventando sempre più chiaro di ora in ora, nei laboratori che lo stanno studiando in tutto il mondo. Il nuovo virus, del tipo A/H5N1, è un singolare puzzle che unisce insieme frammenti di virus di due tipi di influenza dei suini (nordamericana ed eurasiatica), della molto più nota aviaria e della familiare influenza umana.
E' avvenuto cioé il riassortimento del quale si parlava e che si temeva dal 1997, quando i primi casi della cosiddetta "influenza dei polli" fecero la loro comparsa a Hong Kong. Allora si cominciò a parlare del probabile arrivo di una nuova pandemia, dopo la Spagnola del 1918, l'Asiatica del 1957 e la Hong Kong del 1968. Virologi di tutto il mondo ne hanno sempre dato per scontato l'arrivo, rilevando che sarebbe stata una questione di tempo. "La situazione è seria e deve essere seguita con grande attenzione", ha detto il direttore generale dell' Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), Margaret Chan, che ha consultato un gruppo di 15 esperti internazionali. Il direttore ha rilevato il nuovo virus ha un potenziale pandemico, ma non si sa ancora, ha rilevato, se può causare una pandemia. La prudenza è d'obbligo in attesa di conoscere in modo preciso le caratteristiche del virus e l'evolversi della situazione. Il nuovo virus si trasmette più facilmente e rapidamente rispetto a quello dell'aviaria, ma di sicuro, affermano gli esperti, non ci sono rischi legati al consumo di carne suina.
Secondo le prime valutazioni, il nuovo virus di trasmetterebbe in modo simile a quello dei virus dell'influenza stagionale e questo perché, secondo il microbiologo Michele La Placa, dell'università di Bologna, è probabile che nel riassortimento il virus abbia affinato le armi che gli permettono di ancorarsi alle cellule. Le armi si chiamano emoagglutinina (indicata con la lettera H) e neuroaminidasi (N) e, immaginando il virus come il riccio di una castagna, sono gli aculei molecolari per agganciarsi alle cellule. Normalmente i virus umani sono sensibili solo alle cellule dell'apparato respiratorio, spiega l'esperto, ma questo virus potrebbe essere in grado di legarsi a più tipi di cellule. Capacità che molto probabilmente il nuovo virus avrebbe acquisito in quel vero e proprio crogiuolo che è il maiale, dove sono riusciti a fondersi ben quattro virus provenienti da tre specie diverse. Nel frattempo si sta già lavorando al vaccino, sulla base delle prime informazioni genetiche e biochimiche sul nuovo virus. Per il direttore del Centro Novartis Vaccines and Diagnostics di Siena, che da oltre dieci anni studia il vaccino anti-pandemia, la speranza è che i primi milioni di dosi potrebbero essere pronti in meno di sei mesi.
Fonte: ANSA
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