Non si placa la protesta degli allevatori contro il decreto sulle quote latte approvato dal governo il 30 gennaio. Dopo i presidi della scorsa settimana, oggi i produttori lombardi si sono riuniti ad Arcore (Mi), organizzando un corteo di trattori per dire no alla decisione di Zaia di assegnare le quote latte anche agli oltre 600 grandi splafonatori (cioé quelli che avevano prodotto più latte di quello consentito dall'Europa causando all'Italia multe per svariati miliardi e un lunghissimo contenzioso costato agli italiani 2,492 miliardi di euro versati all'Ue fino alla campagna 2007/2008). Gli allevatori, a bordo dei loro trattori, sono partiti soprattutto dalle province di Brescia, Bergamo, Cremona, Mantova, Lodi, Milano, ma si sono aggiunte anche alcune rappresentanze di Veneto e Friuli-Venezia Giulia.

 Centinaia di trattori hanno "marciato" davanti alle residenze di Berlusconi e di Bossi. Si sono messi in marcia all'alba alla volta di Arcore e Gemonio per protestare contro il decreto sulle quote latte messo a punto dal ministro dell'Agricoltura Luca Zaia (nella foto sotto) e approvato dal governo il 30 gennaio. Una volta arrivati, si sono poi svolti due cortei a piedi. La parata ha causato forti rallentamenti sulle strade provinciali 13 e 15. I trattori, scortati dalla polizia, si sono divisi in gruppi di 100 mezzi. Il gruppo più grande ne contava 220. I manifestanti sono arrivati dalle province di Brescia, Bergamo, Cremona, Mantova, Lodi, Milano, ma si sono aggiunte anche rappresentanze di Veneto e Friuli Venezia Giulia. Ad Arcore i trattori si sono concentrati in un largo spiazzo di un centro commerciale, a un paio di chilometri da Villa San Martino, residenza del presidente del Consiglio.

Lo strappo della Coldiretti
La protesta organizzata da Confagricoltura e Cia ha contrapposto sulla delicata questione delle quote latte il mondo agricolo oltre che politico, con la Coldiretti che  scesa in campo a difesa del ministro Zaia autore del provvedimento. La manifestazione è infatti stata organizzata anche dalla Cia (Confederazione italiana agricoltura), Fedagri e Legacoop agroalimentare, mentre la Coldiretti si è dissociata (anche se a Cremona, distretto che produce il 10% del latte italiano, alcuni iscritti si sono dissociati dalla linea indicata dalla segreteria nazionale).
Ma per il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni , il decreto non risponde alle esigenze del settore: «I produttori di latte che con fatica hanno continuato a produrre nel rispetto delle norme, chiedono di chiudere nella legalità una defatigante questione in ballo ormai da troppi anni, in modo da poter affrontare le insidie del mercato senza essere contestualmente esposti alla sleale concorrenza di chi volutamente ignora le regole».

E se dai numeri si stima che ad Arcore c'erano circa 10mila agricoltori e 2.000 trattori provenienti dalle varie provincie lombarde, dal canto suo il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, ricorda che «rappresentiamo da soli oltre il 60% degli allevamenti da latte in Italia e ci sentiamo addosso tutta la responsabilità di agire con serietà e coerenza per risolvere concretamente i problemi della nostra gente. Portare i trattori ad Arcore ha il forte sapore della demagogia che il tempo giudicherà».
«Rispettiamo ogni forma di protesta ma - ha continuato il presidente della Coldiretti - siamo preoccupati e dispiaciuti che i problemi degli allevatori vengano utilizzati per questioni politiche o per regolare i conti all'interno di una singola organizzazione. La Coldiretti è impegnata come sempre per garantire trasparenza, legalità e giustizia. In Commissione Agricoltura del Senato sono state già approvate importanti modifiche al decreto sulle quote latte che noi continueremo a sostenere e migliorare nell'iter parlamentare».

Luca ZaiaZaia: c'è disinformazione
«Ho il massimo rispetto per chi sta protestando, quello che mi dispiace è che si diffondano informazioni sbagliate e bugie sul decreto» ha detto il ministro per le Politiche agricole, Luca Zaia, commentando a Radio Padania libera, emittente vicina alle Lega, la manifestazione dei trattori sulle quote latte. Il ministro Luca Zaia già domenica aveva spiegato più nel dettaglio la propria posizione: «Il decreto non è una sanatoria. Riguarda oltre 17mila aziende. Le proteste sono frutto di una scarsa informazione: quando si può spiegare che cosa davvero c'è scritto nel decreto gli allevatori si ritrovano schierati con il ministro: cioè con la legalità». In un'intervista a La Stampa Zaia ha ribadito che la protesta degli allevatori è «immotivata». «Non può essere una sanatoria anche perché ha superato l'esame dell'Unione europea e perché la rateizzazione messa a punto dal decreto prevede interessi superiori al 6%. Chi produce senza quote si vedrà la multa aumentata del 150% e non si potranno vendere le quote fino al 2015. Di fatto chi non rispetta le regole viene espulso dal sistema».


Dalla Lombardia all'Emilia Romagna
La mattinata di protesta si è estesa anche fuori dalla Lombardia con una sfilata di trattori a Reggio Emilia organizzata da Confagricoltura, Cia, Confcooperative e Lega Coop Agroalimentare in ideale collegamento con altri due poli: Arcore e Gemonio.
Una giornata che ha visto quasi 500 agricoltori affollare il Centro Fiera per l'assemblea presieduta dal presidente della Cia reggiana Ivan Bertolini, ed oltre 200 trattori partecipare alla sfilata, grazie anche ai "rinforzi" giunti dal presidio permanente di Parma, che hanno portato all'iniziativa reggiana anche la voce dei giovani agricoltori di Anga Confagricoltura ed Agia Cia.
«Una giornata non contro il Governo ma per l'equità - ricordato in conclusione dei lavori il presidente regionale di Confagricoltura Mario Girolami. Una testimonianza di valori civili, perché a nessuno sia concesso di fare il furbo», con chiaro riferimento a chi ha ignorato nel corso degli anni i regolamenti sulle quote latte.
Anche l'assessore regionale all'agricoltura Tiberio Rabboni ha portato il sostegno della Regione, nel ricordare che tutte le Regioni italiane hanno bocciato il decreto, e che questo deve cambiare altrimenti significa che una minoranza arrogante prevale sulla maggioranza degli allevatori.


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