Sembra non finire la polemica sulle quote latte. Oggi si è tenuta infatti una mobilitazione dei produttori piemontesi contro il decreto. Gli allevatori hanno bloccato l'autostrada Torino-Savona organizzando un presidio di protesta per contestare un provvedimento che, secondo i produttori, suona come una beffa per quelli che hanno rispettato le regole.

 Il decreto legge sulle quote latte presentato dal ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia e pubblicato il 5 febbraio scorso sulla Gazzetta Ufficiale, sta, d'altronde, suscitando in molte zone accese proteste. Qualche giorno fa era stato il turno della Coldiretti che aveva individuato le richieste di modifiche da sostenere in sede di conversione parlamentare del decreto legge di cui è iniziato l'esame al Senato.
Proposte di sostanziali modifiche al decreto arrivano anche dalla Cia (Confederazione italiana agricoltori): il presidente Giuseppe Politi non nasconde infatti l'appoggio alla protesta di oggi dei produttori di latte piemontesi: «Esprimiamo pieno e solidale sostegno ai produttori di latte piemontesi che in queste ore hanno organizzato un presidio nei pressi di Carmagnola, lungo l'autostrada Torino-Savona, al quale partecipano un centinaio di trattori. Una manifestazione legittima contro un decreto, quello delle quote latte, assolutamente inaccettabile e che il Parlamento, nell'iter di approvazione, deve modificare in modo sostanziale».
La Cia si è attivata con tutti i gruppi parlamentari affinché il decreto venga modificato in sede di conversione in legge. «Tra le nostre richieste - ha dichiarato Politi - c'è quella di un adeguato finanziamento del Fondo di intervento riservato agli allevatori che hanno investito nell'acquisto di quote. Nel decreto non c'è, infatti, traccia dei 500 milioni che il ministro aveva annoverato».

 Cia: facciamo rispettare le regole
Tante le proposte della Cia: gli allevatori che aderiscono alla rateizzazione devono rinunciare ai contenziosi giudiziari, come per altro già prevede la legge 119; va modificata l'attuale proposta di assegnazione della quota garantendo, dopo i produttori che hanno avuto la quota B tagliata, gli affittuari di quota; va prevista l'assegnazione dell'intera quota B e non quella prodotta nella campagna scorsa. Bisogna poi abrogare la franchigia del 5% della quantità splafonata, in quanto è iniquo non considerare chi si è impegnato a mantenere il proprio aumento di quota nei limiti fisiologici e va modificato l'attuale meccanismo di rateizzazione, introducendo una norma che preveda che l'assegnazione di nuova quota faccia partire il pagamento del debito in modo tempestivo. Secondo la Cia, va anche abrogato l'articolato che prevede già nella campagna in corso, cioè in modo retroattivo, la restituzione del prelievo pagato in eccesso anche ai produttori non titolari di quota e a quelli che abbiano superato il 100% del proprio quantitativo di riferimento individuale. Allo stesso modo, va introdotta, già in sede di decreto, la normativa della revoca di quota senza attendere un "regolamento da adottare", come ora previsto, e che vengano valutate possibilità di assegnazione di quota per tutte le regioni italiane, in relazione a possibili categorie di allevatori o di aree da sviluppare.

Rabboni (Emilia Romagna): più equità per chi ha rispettato le regole
Anche dall'Emilia-Romagna arrivano proposte di modifica al decreto. Come ha spiegato questa mattina l'assessore regionale all'Agricoltura Tiberio Rabboni (nella foto sotto a sinistra) si tratta di emendamenti «ispirati sostanzialmente a un criterio di equità nei confronti degli allevatori che fin qui hanno operato nel rispetto delle regole, non nascono da una volontà di contrapposizione al Governo, ma da un sentire diffuso e da una fortissima perplessità nel mondo agricolo e degli allevatori, tanto è vero che sono condivisi anche dalle altre Regioni del nord, il Piemonte, ma anche dalla Lombardia. Credo ci sia bisogno di una riflessione comune».
All'incontro promosso da Rabboni erano presenti in particolare i senatori Paolo de Castro, Leana Pignedoli, Maria Teresa Bertuzzi e l'onorevole Sandro Brandolini dell'opposizione, gli onorevoli Francesco Biava e Fabio Rainieri della maggioranza.

 Tiberio Rabboni Nel suo intervento Rabboni ha espresso anche il rammarico per il mancato coinvolgimento delle Regioni in fase di stesura del decreto, tanto più su una materia come questa che rientra pienamente nelle competenze delle Amministrazioni regionali. «Tenendo conto delle prossime scadenze relative alla conversione del decreto - ha detto Rabboni - provvederemo a trasmettere le nostre proposte ai gruppi parlamentari e al ministro Zaia. è fuori di dubbio che le quote aggiuntive devono essere assegnate agli esuberi produttivi ma questo deve avvenire secondo equità».
Per fare un esempio tra i tanti: secondo una simulazione attendibile, se il decreto sulle quote latte passasse senza modifiche, chi nel 2007-2008 ha affittato quote perché produceva in esubero, e dunque ha speso per rispettare le regole, si vedrebbe riconosciuto solo il 25% delle quote affittate, mentre chi, pur producendo anch'egli in esubero, non si è preoccupato di regolarizzare la propria posizione, si vedrebbe assegnato il 100% dell'esubero.
Le proposte della Regione

Il quadro nazionale del settore lattiero-caseario
In Italia le aziende produttrici sono 40.895 per una produzione totale di 10 milioni 804.456 tonnellate di latte. In esubero sono 13.220 aziende (per una produzione pari a 873 mila tonnellate) e quelle soggette a prelievo (cioè che pagano le 'multe”) sono 1.506.
I grandi splafonatori (più del 100%) sono 646 e da soli producono oltre la metà del totale del latte in esubero. Le aziende che per mettersi in regola hanno affittato quote sono 5.154.
In Emilia Romagna i grandi splafonatori sono solo 31 e le aziende soggette al pagamento del prelievo sono 70. Su un totale di 4.350 aziende (1 milione 676.599 tonnellate di latte) quelle in esubero sono 1.933 e producono poco pià di 89 mila tonnellate. Le aziende che hanno preso quote in affitto sono 891. Sul 44% delle aziende soggette al pagamento del prelievo grave l'81% della produzione in esubero.

Luca ZaiaLuca Zaia: difficile accontentare tutti
Secca la risposta del ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia (nella foto) che, intervistato da 'Panorama del giorno” ha dichiarato che «è difficile accontentare tutti soprattutto in un momento in cui noi cerchiamo di risolvere una questione che si trascina da venticinque anni e oltre aver creato un sacco di contenziosi ha creato anche dei personalismi nell'approcciarsi a questo tema».
«Direi - ha aggiunto Zaia - che siamo disponibili ad ascoltare tutti , non serve protestare per parlare con il Ministro perché il Ministro riceve tutti. Questo decreto comunque lo si dica fino in fondo non è assolutamente una sanatoria anzi è il primo decreto che fa pagare le multe con gli interessi al 6%». Quindi a quelli che avevano sforato davvero? «Assolutamente sì  - ha aggiunto Zaia – cioè una multa di un miliardo e 671 milioni è sul capo di oltre 8mila aziende alle quali proponiamo di rientrare da questo loro debito nei confronti dello Stato con una rateizzazione concordata con l'Europa al 6% di interesse».
 
Fonte: Agi

Articoli correlati:
Quote latte, approvato il decreto. Dopo 24 anni forse si cambia
Quote latte, sì di Ferrazzi (Lombardia). Rimane però il confronto con le Regioni
Quote latte, la Coldiretti non ci sta e presenta le modifiche al decreto