Forse qualcosa di nuovo si potrebbe aprire a breve nel mondo di chi fa da ponte fra i produttori e i consumatori del vino. Con buona pace dei curatori delle tante (troppe...) guide che puntano sulla diaspora dei punteggi per cercare di darsi un'anima e un'identità, qualcosa di buono potrebbe venire dal campo dei sommelier e degli assaggiatori. Ci sono in particolare due novità che ci piace segnalare, perché si potrebbero aprire prospettive nuove per il mondo dei vino e i suoi consumi in nome della professionalità e della pulizia.

La prima, la più rilevante per quello che porta con sé (a partire da un'implicita rinuncia a quell'autoreferenzialità su cui aveva costruito negli ultimi anni una storia di crescita e potere), è la decisione dell'Ais, l'Associazione italiana sommelier, di dare finalmente vita a un Master, il tanto atteso corso di 4° livello per diplomare i nuovi professionisti del settore. Sarà perché incalzata dalla piccola ma agguerrita pattuglia che si sta raccogliendo intorno all'Aspi di Giuseppe Vaccarini (che punta tutto su una formazione altamente professionale). O forse perché il Parlamento sta cercando di normare il settore puntando su titoli e percorsi formativi certi e non autogestiti in casa. Fatto sta che l'Ais ha dato il via a un'operazione strategica in partnership con Alma, la Scuola di cucina di Colorno (Pr) che ha per rettore Gualtiero Marchesi, il più autorevole cuoco italiano, nonostante quello che possono pensare i vari guidaioli, degni solo di qualche ripetizione scolastica, che anche quest'anno non hanno perso occasione di togliergli centesimi o punti nei loro conteggi da ragionieri.

E che a guidare il corso non sia un 'romano” (intendendo con ciò non già un riferimento geografico, bensì politico e interno agli equilibri dell'Ais), ma il mantovano Luigi Bortolotti, sommelier serio e apprezzato, è un ulteriore elemento di cui tenere conto.

Ciò non significa certo che l'Ais smetterà di rappresentare (le tessere danno anche garanzie economiche) appassionati e intenditori che non fanno certo il lavoro di sommelier. Ma almeno sarà stato fatto un passo avanti perché solo ai diplomati del 4° livello sia riservato il diritto-dovere di presentarsi come sommelier professionista. In un Paese dove tutti si spacciano per essere quello che non sono sarebbe già un passo avanti. Almeno si uscirebbe dall'equivoco per cui oggi c'è pieno di sommelier-geometri, sommelier-medici, sommelier-avvocati, sommelier-casalinghe o sommelier-insegnanti. Che a seconda di quello che fa loro più comodo usano un titolo invece che l'altro. Un po' come succede per i giornalisti professionisti, sovrastati dai troppi pubblicisti, blogger, guidaioli o pubblicitari che si presentano come giornalisti tout court solo perché firmano qualche articolo.

La seconda novità è ugualmente importante e all'insegna, finalmente, di un po' di aria pulita e di professionalità seria. Ci riferiamo al cambio della guardia al vertice dell'Onav (Organizzazione nazionale assaggiatori di vino), dove l'avvento di Giorgio Calabrese alla presidenza porta con sé freschezza e uno stile che mette al bando spocchiosità, superficialità o prepotenza che spesso caratterizzano le associazioni del settore. La storia personale e il percorso di lavoro di Calabrese ne fanno ben più di un riferimento di stile e garanzia a cui i consumatori possono guardare con fiducia. Anche il mondo dei produttori (per i servizi di assistenza e consulenza che l'Onav svolge in numerosi occasioni e nelle degustazioni istituzionali) ha da guadagnare da una nuova gestione di un organizzazione che non ha per obiettivo la formazione di sommelier professionisti, bensì la diffusione di una più seria cultura del vino e di quel bere responsabile che in fondo è l'unica arma con cui combattere contro la follia delle crociate antialcol.

Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net


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