Formaggi avariati, sotto accusa 3 aziende. Tolleranza zero e accordo anti frodi Coldiretti-Nas
Quello che quest'estate sembrava essere solo uno spauracchio, ha assunto ancora tratti inquietanti. I formaggi adulterati e avariati tornano a far parlare di sè. «Sono Delia, Tra.De.I., Megal i nomi delle aziende che riciclano il formaggio avariato e poi lo rimettono nella catena alimentare con la complicità degli organi di controllo e che rappresentano uno dei cancri dell'agroalimentare italiano». è quanto afferma Antonio Mattioli, della segreteria nazionale Flai-Cgil (Federazione lavoratori agroindustria), ricordando che «un paese che soffre gli effetti di un sistema industriale debole, che non valorizza le proprie risorse, che non investe sulla qualità, ne esce massacrato da vicende come quella del formaggio alterato, che si aggiunge alle frodi sulla mozzarella inquinata, sul pomodoro marcio, sul vino adulterato, sul grano al piombo».
«Invece di vanificare, alienare, reprimere, il lavoro di soggetti che fondano la propria presenza sul mercato in questo modo - rileva Mattioli - si ha la netta sensazione di essere alla presenza di un loro radicamento nel comparto agroalimentare italiano. Si griderà allo scandalo per qualche ora, qualche giorno se va bene, anche grazie alla denuncia di qualche giornale, ma poi tutto tornerà nella "normalità" e i consumatori continueranno a non sapere cosa mangiano, a non sapere se la salubrità degli alimenti è garantita».
Troppi scandali: made in Italy è a rischio
«Non si può più continuare in questo modo – rincara Mattioli. Le imprese la devono smettere di continuare a muoversi con un silenzio complice, le istituzioni e gli organismi competenti devono svolgere il ruolo che gli compete, la distribuzione deve pretendere la certificazione che attesti la rintracciabilità della materia prima, la certificazione della filiera e la garanzia della salubrità del prodotto. Come sindacato da anni lanciamo denunce e grida nel vuoto ed a malapena siamo ascoltati solo quando scoppia il caso.
Per l'agroalimentare italiano sta suonando il campanello d'allarme: il made in Italy sta prendendo sberle e gli attori della filiera cominciando ad assomigliare a pugili suonati che a malapena riescono a stare in piedi. Rimbocchiamoci le maniche, ripartiamo dalle risorse a disposizione, qualifichiamo il lavoro combattendo illegalità e sfruttamento, impegniamoci a sostenere accordi di filiera che garantiscano qualità-certificazione-rintracciabilità-salubrità della materia prima e dei prodotti e la sostenibilità dei prezzi, si faccia programmazione, si investa sul futuro dell'agroalimentare, superando in questo modo complicità, omert
à, connivenze, competizione sleale. Se non ci muoviamo in questo modo l'agroalimentare italiano rischia grosso e potrebbe essere buono solo per chi lo vorrebbe usare come "lavatrice" per la delinquenza organizzata o per frodi/truffe come nel caso del formaggio avariato».
Codacons: un dovere risarcire i consumatori
«Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un gravissimo scandalo alimentare che danneggia i consumatori e mina seriamente la credibilità del made in Italy - afferma il presidente Codacons, Carlo Rienzi (nella foto a destra), commentando la notizia dell'indagine della GdF di Piacenza sul formaggio grattugiato. Dopo uova, mozzarella, passate di pomodoro, olio, vino, carne e latte, ora è il turno del formaggio grattugiato, realizzato con scarti, prodotti scaduti o avariati, vermi ed escrementi di topo. Materiale che veniva venduto ad aziende del settore lattiero caseario che li trasformavano in formaggio a fettine e grattugiato». «I consumatori che hanno acquistato formaggi dalle ditte che utilizzavano tali scarti, devono essere risarciti per i rischi alla salute corsi - prosegue Rienzi - e i responsabili della truffa devono essere pesantemente puniti ipotizzando a loro carico reati contro la salute della collettività».
Sottosegretario Martini: fatto grave ma la salute è al sicuro
L'immissione sul mercato, da parte di alcune aziende, di partite di formaggio avariato, pur essendo un fatto molto grave non comporta un pericolo per la salute. Il sottosegretario alla Salute Francesca Martini (nella foto a sinistra) sottolinea di «essere intervenuta sull'argomento in questione già dal 4 luglio», ricordando di aver richiesto, «per il tramite della competente Direzione generale della sicurezza degli alimenti e della nutrizione,
informazioni alla Procura di Cremona allo scopo di procedere all'eventuale ritiro dal commercio dei prodotti e di assolvere all'obbligo comunitario di attivazione del Sistema di allerta rapido così come prevede il regolamento UE. 178/2001. Al riguardo, il 4 agosto la Procura ha comunicato di non poter essere nelle condizioni di fornire quanto richiesto poiché la fase delle indagini preliminari non era ancora conclusa e pertanto qualsiasi informazione sull'indagine era sottoposta al vincolo del segreto istruttorio».
Tuttavia, fa notare Martini, «si ha motivo di ritenere che, se la stessa Procura avesse ravvisato un rischio per la salute pubblica, avrebbe tempestivamente attivato le procedure del sistema di allerta, attraverso gli uffici competenti del ministero del Lavoro, Salute e politiche sociali, quale punto di contatto comunitario».
Il sottosegretario ricorda inoltre «di aver già disposto un intervento del Nas fin dal mese di luglio su tutte le ditte che intrattenevano rapporti commerciali con quelle oggetto di indagine da parte della Procura di Cremona e di aver chiesto analoghe verifiche a livello internazionale. Sono state disposte ispezioni congiunte tra il Ministero e le Regioni presso gli stabilimenti del settore lattiero caseario che prevedono, tra l'altro, la verifica delle procedure che i servizi, responsabili del controllo ufficiale devono predisporre».
Zamparutti: attiviamo ispettorato al Mipaaf
Elisabetta Zamparutti, deputata della delegazione radicale nel PD, ha presentato oggi un'interrogazione parlamentare indirizzata al ministro dell'Agricoltura e al Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, in merito alla notizia di frodi a danno dei consumatori nel settore lattiero-caseario. La deputata ha sottolineato che esiste un Ispettorato centrale per il controllo della qualita' dei prodotti agroalimentari presso il Ministero delle Politiche agricole che dovrebbe svolgere, tra le altre funzioni, «i controlli sulla distribuzione commerciale non espressamente affidati dalla legge ad altri organismi. Di fronte ai fatti denunciati dalla stampa - conclude quindi Zamparutti - mi chiedo cosa abbia fatto finora l'Ispettorato e se il Ministro intenda attivarlo e come».
L'appello all'Ue
A livello comunitario, la Martini ha sollecitato «un intervento normativo sul settore, in considerazione dell'estensione del problema che ha investito anche altri Paesi comunitari. è evidente - sottolinea - che tali pratiche fraudolente ancorché non abbiano messo a repentaglio la salute dei cittadini, creano comunque allarme oltre che atteggiamenti di sfiducia nei consumatori, danneggiano le aziende che operano sul mercato correttamente e minano il buon nome del nostro Paese in materia di qualità e sicurezza alimentare».
Coldiretti-Nas: accordo anti-frodi
Con i rincari nei prezzi degli alimenti arrivano anche nuovi rischi di frodi e sofisticazioni con l'utilizzazione di prodotti a basso costo e scarsa qualità pericolosi per la salute. è quanto afferma la Coldiretti che, mentre si discute dell'indagine sui formaggi avariati, annuncia la presentazione di un accordo di collaborazione con il Comando Carabinieri per la tutela della Salute (Nas), martedì 9 settembre. Saranno presentati i risultati dell'attività a tutela della salute dei cittadini con casi concreti di frodi e contraffazioni insieme a una dimostrazione pratica degli strumenti di analisi utilizzati per scoprire le truffe a tavola che mettono a rischio la sicurezza alimentare ed hanno gravi implicazioni per il made in Italy.
Da Coldiretti Emilia Romagna tolleranza zero
Chiudere con decisione le porte a tutti i tentativi di frode e sofisticazione per tutelare i consumatori e difendere l'immagine dei tanti formaggi italiani, in primis il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano, che rappresentano l'immagine dell'Italia nel mondo. è quanto sostiene Coldiretti Emilia Romagna in merito alla truffa del formaggio avariato nei prodotti grattugiati. «Occorre», dice il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello, «applicare la tolleranza zero nei confronti di episodi e soggetti che causano un grave danno economico e di immagine al settore e mettono a rischio la salute dei consumatori». Secondo Coldiretti è indispensabile chiudere ogni spazio alle possibilità di frodi. «Per questo», afferma Tonello, «occorre sbloccare la proposta di un nuovo disciplinare di produzione del Parmigiano Reggiano fermo da anni a Bruxelles, nonostante sia stato approvato da tutti i consorziati». Il nuovo disciplinare contiene una norma che vieta di confezionare il Parmigiano Reggiano, grattugiato, a pezzi con o senza crosta, fuori dal territorio di produzione. Questo perché il confezionamento nel territorio d'origine agevola i controlli ed evita quindi i rischi di contraffazione e di truffe, dando così maggiore assicurazioni ai consumatori e alle imprese agricole.
La grande diffusione di prodotti pronti all'uso per far fronte alle richieste di una fascia crescente di consumatori che ha la necessità di risparmiare tempo in cucina per dedicarlo alla famiglia e al lavoro rende necessario stringere le maglie della legislazione per evitare che giungano sul mercato prodotti contraffatti e di bassa qualità. Di fronte ai crescenti attacchi all'autenticità e alla genuinità delle produzioni occorre innalzare le garanzie a tutela del prodotto originale legandolo sempre più strettamente al territorio di provenienza. Per il Parmigiano Reggiano si tratta di tutelare il lavoro di 5mila allevatori e di oltre 500 caseifici nei quali si realizza una produzione annua di oltre 100mila tonnellate pari a circa 3 milioni di forme.
Fonte:Agi
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