VeleVinitaly: 70 milioni di litri di vino adulterati?
La Commissione europea ha chiesto informazioni all'Italia circa lo scandalo del «vino al veleno», che secondo «L'Espresso» coinvolgerebbe circa 70 milioni di litri messi in vendita nei negozi e supermercati a basso costo. Lo ha riferito Nina Papadoulaki, portavoce del commissario Unione europea alla salute. «I servizi della Commissione hanno chiesto informazioni», ha detto la portavoce senza tuttavia fornire, al momento, ulteriori spiegazioni circa il contenuto e la modalità della richiesta.
La vicenda al momento avrebbe solo pochi punti certi che nascono da un allarme per un prodotto, il vino, non genuino, adulterato, arricchito in stabilimenti vicino a Taranto con zucchero per aumentarne la gradazione. Fino a questo momento - dice la procura tarantina - non sono state individuate manipolazioni del prodotto pericolose per la salute dei consumatori. L'inchiesta è nata da controlli compiuti lo scorso settembre in una cantina di Veronella (Vr), dove agenti del Corpo forestale di Asiago e dell'Ispettorato centrale per il controllo dei prodotti agroalimentari riscontrarono la presenza, accanto alle cisterne, di taniche piene di acido cloridrico.
Dalla documentazione sequestrata, fu trovato un collegamento fra l'azienda di Verona e la 'Vmc', che ha sede a Massafra (Ta). Per questa ragione gli atti relativi a questo troncone dell'inchiesta furono trasmessi dalla procura veronese a quella tarantina che ha iscritto tre persone sul registro degli indagati per il reato di adulterazione di sostanze alimentari. Sono Gaetano Guacci, di 54 anni, di Lecce, amministratore della 'Vmc' (Vini, mosti e concentrati), che rifornisce aziende del Nord che commercializzano vino da tavola in brik; Giovanni Caramia, di 35 anni, rappresentante legale della 'Enoagri Export srl', che commercializza uva da tavola; e Donato Caramia, di 71 anni (padre di Giovanni), proprietario di due stabilimenti di Massafra dati in fitto alle due aziende. Entrambi gli opifici furono posti sotto sequestro il 31 gennaio scorso nell'ambito di un'inchiesta su una presunta adulterazione del vino prodotto con uva da tavola.
Il 27 marzo, dopo che le indagini di laboratorio avevano accertato la presenza nel mosto di acqua, zucchero e saccarosio, il gip Pio Guarna, su richiesta del pm Buccheri, dispose il sequestro preventivo dei due stabilimenti, la cui attività è tuttora paralizzata. Gli accertamenti tuttavia non si fermano nel territorio ionico. In queste ore personale del Corpo forestale dello Stato su delega della procura tarantina sta sequestrando in una quindicina di aziende sparse in tutta Italia (ndelle rpovinced i Verona, Brescia, Alessandra, Cuneo, Modena e Perugia) e campioni di partite di vino acquistate da 'Enoagri' e 'Vmc'. Zucchero, quindi, e nessuna sostanza velenosa, come sottolinea all'Ansa lo stesso procuratore di Taranto, Aldo Petrucci, rilevando che "nessuna sostanza cancerogena è stata riscontrata fino a questo momento" nei mosti sequestrati. E anche dal mondo politico giungono inviti a non drammatizzare: il ministro De Castro afferma che "l'Italia ha dimostrato di saper fare controlli seri", e l'assessore regionale all'agricoltura avverte: sui vini pugliesi "é in atto uno sciacallaggio".
Per queste ragioni c'è chi è critico sulla denuncia fatta da «L'Espresso». Il prossimo ministro per il Commercio internazionale e le Politiche europee dovrà andare a visitare i maggiori Paesi del mondo interessati dal mercato agroalimentare italiano per smentire le generalizzazioni che sono state fatte dal settimanale Espresso che ha diffuso le operazioni del e operazioni della indagine sulla sofisticazione di vini di alcune imprese italiane ha detto il ministro uscente Emma Bonino.
Quello descritto dal settimanale riguarda la vicenda di «un gruppo di malfattori che va individuato e punito», avverte Bonino che poi aggiunge: «E' stata fatta una generalizzazione indebita, molto preoccupante, dell'intero comparto agroalimentare italiano in cui opera la stragrande maggioranza degli operatori che partecipano anche al Vinitaly».
Secondo il ministro a chi lo succederà spetterà il compito di porre rimedio alla cattiva pubblicità: «Il prossimo ministro - spiega la Bonino - qualunque sarà, dovrà mettere in piedi una operazione simile a quella che abbiamo fatto per l'Expo. Occorrono controazioni, mettere in campo un giro delle capitali non per nascondere i fatti ma per dire quello che c'è e raccontare quello che fa la maggior parte dei produttori italiani».
CASO BRUNELLO - E' un periodo nero per il vino italiano travolto anche da un secondo scandalo, quello del Brunello falsificato da almeno 13 produttori e che ha portato al sequestro di centinaia di migliaia di bottiglie. La magistratura senese sta proseguendo l'inchiesta che vede almeno 20 persone indagate.

