L'Italia rischia "misure di salvaguardia" per la mozzarella di bufala prodotta in Campania se non fornirà all'Unione europea ulteriori garanzie che prodotti contaminati da diossina non finiscano sul mercato. Questo il finale di una giornata concitata a Bruxelles, con la Commissione che chiede all'Italia il ritiro dal mercato dei prodotti potenzialmente a rischio. La Farnesina, in serata, ha sottolineato che l'emergere di irregolarità nella produzione dimostra l'esistenza e l'efficacia dei controlli. E che «nessuno dei prodotti con irregolarità è stato esportato. E che, comunque, i prodotti con il marchio DOP non sono coinvolti».

«E' stata attivata la rete diplomatico-consolare - hanno precisato agli Esteri - per rassicurare i vari Paesi su questi due punti». La saga della mozzarella di bufala ha tenuto banco da 24 ore in Europa: mercoldì sera, sul tavolo del commissario alla Sanità, la cipriota Androula Vassiliou, era arrivata dal governo italiano l'attesa documentazione. Ma giovedì mattina, la portavoce della signora Vassiliou, Nina Papadoulaki, aveva fatto sapere già al mattino che tali documenti erano considerati "incompleti" dalla Commissione, che evidentemente si aspettava molto di più. Con severità, la commissaria fissava alle 18 una sorta di scadenza, un ultimatum per l'invio di ulteriori garanzie, pena "possibili misure" nei confronti dei prodotti italiani. Prima di mezzogiorno, il governo italiano - tramite la Rappresentanza presso l'Ue - aveva già fornito alla Vassiliou ulteriori documenti dopo quelli definiti "preliminari" di mercoledì sera. Presa d'assalto dalle domande dei giornalisti nel consueto briefing di metà giornata, la portavoce Papadoulaki parlava di "valori alti ma non eccessivi" di diossina nei campioni di mozzarella contaminati e di prodotti "non destinati all'esportazione, né in Asia, né nell'Unione europea". Circostanza, quest'ultima, sulla quale il ministro delle Politiche agricole, Paolo De Castro, confermava che non esiste export di mozzarella in Corea del Sud: «esistono infinite copie della mozzarella di bufala - ha detto il ministro - e mi chiedo se quella bloccata dal governo coreano è mozzarella di bufala autentica».


Tuttavia, è rimasto in piedi il cosiddetto ultimatum, fra una ridda di voci incontrollate, la principale delle quali - una presunta minaccia di "embargo sulla mozzarella" all'Italia - non è stata mai nemmeno immaginata dalla Commissione. In serata, la provvisoria sentenza di Bruxelles, che ha giudicato "insufficienti" le ulteriori misure illustrate dall'Italia nella documentazione di mezzogiorno. L'Italia - stando alla commissaria Vassiliou - ha fatto parecchi sforzi, ma non ha ottemperato a due condizioni considerate essenziali dalla Commissione: il ritiro dal mercato dei prodotti potenzialmente contaminati e l'avvio di un adeguato programma di monitoraggio degli allevamenti della regione Campania, monitoraggio che viene definito "ancora troppo limitato". L'Italia viene dunque ammonita a prendere queste "ulteriori urgenti misure". Se tali misure saranno di nuovo considerate "inadeguate", la Commissione "prenderà in esame la proposta di misure di salvaguardia per i prodotti lattiero-caseari originari della regione Campania".

Una locuzione che, ancora una volta - spiegano fonti della Commissione europea - "non significa minaccia di embargo". In sostanza, si chiede all'Italia di procedere al ritiro dal mercato dei prodotti a rischio e al monitoraggio degli allevamenti, altrimenti sarà la Commissione stessa ad adottare misure "di applicazione immediata e coercitiva" per ottenere le garanzie necessarie per la tutela dei consumatori.

Nel frattempo - riferisce la Coldiretti - iniziano a diminuire gli ordini di mozzarella campana anche al nord e al centro Italia, mentre singoli produttori registrano cali anche nel mercato meridionale, ma non sono ancora disponibili le stime del ribasso. Si continua tuttavia a registrare una situazione difficile nelle vendite, nonostante gli appelli a non creare allarmismi, e i produttori attendono novità positive nelle prossime ore, perché l'intenzione dei ministeri competenti è quella di fare massima chiarezza sull'emergenza diossina. I produttori puntano al rilancio nella prossima stagione estiva, ma bisogna riprendersi subito - spiegano dal consorzio - senza allungare gli allarmismi, altrimenti le previsioni di maggiore produzione saranno riviste e molto latte non sarà trasformato in mozzarella. Secondo gli allevatori c'é stata una sottovalutazione del problema e adesso c'é necessità di segnali positivi per sperare in un recupero.
E sui rischi di questa situazione Roberto Fanelliè apparsa giovedì sul Corriere della sera un'intervista a Roberto Fanelli (nella foto a sinistra), tossicologo e direttore del dipartimento Salute e ambiente dell'Istituto Mario Negri. «La mozzarella di bufala non è pericolosa - spiega Fanelli, che si occupa di diossina dal 1976 -, anche se fosse contaminata oltre i limiti di legge. Per rischiare danni alla salute dovremmo mangiarne spesso e per diversi mesi di seguito. La diossina c'è dappertutto, dal Polo Sud al Polo Nord. Mi sorprende tanto clamore: l'allarme sulle mozzarelle è esagerato e il danno sarà solo economico». Parlando di controlli, prosegue l'esperto del Mario Negri, «l'esposizione alla diossina è molto diminuita rispetto agli anni 70-80, i limiti degli impianti di emissione sono rispettati. Gli effetti della diossina sulla salute non sono acuti, gli eventuali problemi derivano dall'accumulo nel tempo e solo nel caso di esposizioni per un certo numero di anni e a dosi superiori al limite consentito. In realtà non sono mai stati riscontrati effetti negativi sulla popolazione». Una posizione confermata senza mezzi termini anche dal CNR che parla di terrorismo mediatico.

MA COSA E' LA DIOSSINA? Sottoprodotto di numerosi processi di produzione, utilizzazione e smaltimento del cloro e dei suoi derivati, la più famosa tra le diossine clorurate, ma anche la più tossica, è la tetraclorodibenzo-p-diossina, abbreviata con la sigla TCDD e usata, in passato, per la fabbricazione di alcuni erbicidi e di un agente antibatterico. Un prodotto che difficilmente può avere a che fare con la situazione attuale.

L'ESPOSIZIONE DELL'UOMO: avviene quasi esclusivamente attraverso l'assunzione di cibo, soprattutto carne, pesce e latticini. Nei casi di esposizione a concentrazioni elevate (dosi massicce pr mesi), per esempio per lavoro, le diossine hanno rivelato la capacità di ridurre la fertilità, lo sviluppo e le difese immunitarie dell'organismo.

POTENZIALE CANCEROGENO: alcuni studi eseguiti su cavie animali hanno dimostrato che la TCDD (assunta in dosi massiccie e per mesi) può essere cancerogena. Studi epidemiologici condotti sull'uomo hanno evidenziato una correlazione significativa tra l'esposizione a diossine e incremento di determinati tipi di tumore, come il sarcoma dei tessuti molli, i linfomi Hodgkin e non Hodgkin, i tumori tiroidei e polmonari, i mesoteliomi.

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