Non c'è solo il latte avvelenato...Servono più controlli su alimenti e ristorazione
Qui non si tratta certo di contraffazioni o taroccamenti per lucrare su un bene ad alto valore aggiunto (pensiamo ai finti Parmigiani, al Brunello ritoccato e in ultima sede all'Amarone falso). Le sole decine di migliaia di intossicati in Cina la dice lunga sulla vicenda: siamo in presenza di un vero e proprio attentato alla salute attraverso l'utilizzo di un additivo per migliorare la percentuale proteica che, per le quantità in cui è stata impiegata la melamina, è un vero e proprio veleno.
Ci fa piacere che Bruxelles abbia deciso, finalmente, di blindare le frontiere contro il latte e i derivati cinesi. Sempre che ciò valga anche per i prodotti provenienti da Paesi terzi, come l'India, dove possono magari transitare e cambiare look. O che il sottosegretario al Welfare con delega alla Salute, Francesca Martini, abbandonata l'ascia di guerra contro la dieta mediterranea, abbia chiamato intorno allo stesso tavolo il direttore generale della sicurezza degli alimenti e nutrizione, Silvio Borrello, il comandante del Nas dei carabinieri, Saverio Cotticelli, e altri esperti. Riunioni simili vengono convocate in queste ore in un po' tutti i Paesi. Il tutto ci sembra però francamente un po' tardivo, soprattutto se si pensa che l'allarme generale per il latte tossico era scattato il 2 agosto. Davvero nessuna autorità europea era informata di uno scandalo che è stato insabbiato sull'altare dei Giochi olimpici.
Dopo che sulla libertà del Tibet, a Pechino devono avere pensato che potevano contare impunemente sul silenzio occidentale anche per questa sorta di terrorismo alimentare. E ciò dopo quelli sulle vernici al piombo sui giocattoli o i ravioli avvelenati passati nei tanti ristoranti cinesi senza controllo in Europa.
Senza alzare inutili polveroni, ci piacerebbe che da questa tristissima vicenda (purtroppo in Cina sono già morti dei bimbi), non sarebbe male se si pensasse a un giro di vite dei Nas e dei vigili annonari sui prodotti alimentari cinesi e sulla ristorazione 'non comunitaria”. Ci potrebbero essere sorprese, come abbiamo più volte denunciato, e non solo in casa dei cinesi. Anche perché potrebbero essere in molti ad avere in giacenza quantitativi di latte contaminato…
Sperando che la situazione non si allarghi a macchia d'olio va poi tenuto conto di altre realtà, che vanno oltre il latte alla melamina. Un dato per tutti. Nei giorni scorsi a Milano si è svolta una riunione (quasi da carbonari) fra i rappresentanti della ristorazione e le autorità preposte ai controlli sanitari. Il dato è talmente preoccupante (e ci piacerebbe che dal Comune di Milano uscisse un'indicazione ufficiale) che qualcuno avrebbe avanzato l'ipotesi di non calcare troppo la mano per non dover chiudere centinaia di esercizi pubblici 'etnici” nel capoluogo lombardo…
A tutela della ristorazione e degli esercenti alimentari onesti di Milano e di tutte le città d'Italia, crediamo invece sia giunta l'ora di fare finalmente un po' di pulizia, garantendo in primo luogo i consumatori. La cucina italiana ha tutto da guadagnare da un'operazione di trasparenza, presupposto basilare per ogni ipotesi di rilancio, valorizzazione o promozione del Made in Italy come giustamente vorrebbero fare i migliori cuochi italiani.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
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