Formaggi scaduti: se la truffa è vera va chiusa la fabbrica
Non bastava la tempesta finanziaria, il crack Alitalia o gli scandali del vino. A preoccupare, e non poco, è anche il formaggio. Dalla caduta a picco delle vendite del Re dei prodotti caseari tricolore, il Parmigiano Reggiano, all'escalation di presunte adulterazioni compiute presso primarie aziende come la Galbani (oggetto di indagine dei Nas), tutta la filiera è in fermento. E ciò mentre, secondo il classico copione italiano, esplode l'ennesima polemica sulle multe europee per il latte per i furbi che hanno commesso concorrenza sleale nei confronti delle migliaia di allevatori onesti.
Ancora una volta, purtroppo, non possiamo che invocare quella linea dura e quelle sanzioni che in molti promettono, ma che non si concretizzano mai. E qui bisogna parlarsi chiaro: in tempi di vacche magre e di riduzione del potere d'acquisto occorre più che mai vigilare per la tutela della salute dei cittadini. Prodotti taroccati o scaduti potrebbero infatti essere riproposti a prezzi più contenuti (magari sotto forma di offerte speciali…) e smerciati in fretta. Se è vero quel che si dice riguardo ai comportamenti della Galbani, a cui vorremmo poter continuare a dare 'fiducia” come recitava una sua pubblicità ai tempi del boom economico, ci sarebbe da chiudere la fabbrica e buttare via le chiavi.
Carosello "Galbani" Fidati di me 1967
Comunicato Galbani al consumatore attualmente sul sito
Se davvero Galbani ha rimesso in circolazione prodotti scaduti, ciò non configura soltanto una truffa nei confronti del consumatore. Alla base c'è un rischio gravissimo: lesioni colpose e magari dell'avvelenamento. Non vogliamo esagerare con i termini, ma se la legge prevede un limite di scadenza, vuol dire che oltre quelle date ci sono rischi seri. Quindi: o si cambiamo le regole sulla base di nuove ricerche scientifiche (e ci piacerebbe sapere chi firmerebbe le nuove certificazioni) o chi truffa in modo così plateale deve pagare senza nemmeno un'attenuante. E poco importa se il fatto "sarebbe" avvenuto nel 2005: perchè l'azienda non ga denunciato pubblicamente il fatto 3 anni fa e non ha ritirato merce avariata dal mercato ?
Per non correre in rischi d'immagine c'è già chi ha ritirato i prodotti Galbani dagli scaffali (la Coop), ma ciò non basta. Se davvero l'azienda ha commesso i reati che le sono contestati, il ministero dello Sviluppo economico e quello delle Politiche agricole devono agire con urgenza e sigillare le fabbriche finchè non si accerta ogni cosa, e non solo a Perugia. Si faccia un decreto ad hoc se serve (non crediamo che il Quirinale possa opporsi allo stato d'urgenza…). Questa situazione è ben più grave del Brunello taroccato. Ma se questo caso passerà indenne (sempre che sia confermato), allora non resta che rassegnarsi a nuovi proclami che non saranno seguiti da fatti concreti e l'attenzione alla salute resterà solo un sogno. Ci pensino bene i ministri interessati...
E non è da credere che da questo caos la ristorazione sia indenne. Purtroppo potrebbero non essere pochi anche i pubblici esercizi, in particolare bar e tavole calde, che usano formaggi industriali (non necessariamente italiani) e non certo prodotti di nicchia da carrello. Qualche controllino dei Nas non sarebbe male a tutela della salute dei consumatori e di quei ristoratori seri che investono anche sui formaggi di qualità. Questo non garantirà certo a questi ultimi di ottenere qualche forchetta o stella dalle guide della ristorazione (che rischiano anche quest'anno di aver perso l'occasione per aiutare a fare un deciso salto di qualità di tutto il settore), ma certo darà soddisfazione alla clientela. E ciò è quel che alla fine conta, insieme con la valorizzazione dalla cucina realmente italiana e non solo per quella fusion o di tendenza.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
Articoli correlati:
Coop ritira i prodotti Galbani. Ma Perugia smentisce l'apertura di un fascicolo
Crisi formaggio: il rilancio di Grana e Parmigiano parte dagli indigenti
160 milioni di multa all'Italia per la produzione di latte in eccesso nella campagna 2007-2008
Dop e formaggi: non serve per quelli di nicchia


