Via libera al vino bio in etichetta. Arriva il marchio europeo
L'attesa è finita. Finalmenmte esiste una normativa europea che non solo tocca l'aspetto della viticoltura ma anche della vinificazione biologica. Approvata dallo Scof, trova un compromesso tra gli Stati europei, che finalmente potranno etichettare il vino come bio, anche delle annate precedenti

I vini biologici riporteranno in etichetta la dicitura 'vino biologico”, il logo biologico dell'Unione europea e il numero di codice dell'organismo di certificazione. Sono le novità in arrivo dall'Europa: il Comitato permanente per la produzione biologica (Scof) ha approvato nuove norme che saranno pubblicate nelle prossime settimane nella Gazzetta ufficiale.
Ormai dal 1991, esiste una norma specifica in ambito di coltivazioni biologiche, seppur con veriazioni da Paese a Paese. La situazione della viticoltura biologica, dunque, non ha mai presentato particolari difficoltà: in Italia è in vigore la normativa europea, che non lascia particolari incertezze al viticoltore e all'agronomo. Vengono infatti precisate le tecniche di coltivazione, come pure i prodotti fertilizzanti e antiparassitari che sono ammessi nella gestione biologica del vigneto.
Da allora, però, il settore è in attesa del regolamento sulla vinificazione bio. Nel 2011 era stata proposta un bozza, rivelatasi tuttavia inattuabile, secondo ciò che allora aveva espresso Cristina Micheloni, del Comitato scientifico Aiab (Associazione italiana per l'agricoltura biologica): «Proseguendo su questa strada è necessario che l'Italia si impegni in modo più forte e deciso per tutelare gli interessi dei nostri viticoltori bio e dei nostri produttori di vino da uve biologiche, nonché dei cittadini/consumatori. Nella fattispecie è improcrastinabile che la politica si attivi per approdare a un'alleanza strategica e quindi a una seria collaborazione con Francia e Spagna, due Paesi membri a forte vocazione vitivinicola che hanno già espresso la loro contrarietà all'attuale bozza di regolamento, capace di farci arrivare ad ottobre con una proposta di regolamento europeo sul vino biologico migliorativa rispetto alla bozza oggi in discussione».Finalmente lo Scof (Standing committee on organic farming) ha votato l'approvazione di una legge che rispetta maggiormente le specificità territoriali. L'iter non è stato veloce e il regolamento non è certo quello che il settore del biologico italiano aveva inizialmente proposto, tuttavia è importante aver finalmente ottenuto un compromesso tra tutti gli Stati europei, che permetterà di etichettare anche il vino come bio, utilizzando pure il logo europeo.
«Come tutti i compromessi politici (di tecnico ormai la discussione non aveva nulla), il risultato non farà felice nessuno, ma tutti saremo un po' meno scontenti - commenta Cristina Micheloni, del comitato scientifico Aiab e già coordinatrice di Orwine - oggi è importante poter parlare chiaramente di vino biologico, avendo definito le norme per il vigneto e per la cantina, e da domani si potrà iniziare a lavorare per il miglioramento del regolamento stesso, portando i dati concreti che nel frattempo abbiamo raccolto nelle tante aziende italiane, che con Aiab collaborano nella sperimentazione in cantina».Si ricorda infatti che sino ad oggi era possibile etichettare il vino solamente come "da uva da agricoltura biologica" e non era lecito utilizzare il logo europeo, cosa che dal luglio 2012 non sarebbe nemmeno più stata ammissibile. Il regolamento entrerà in vigore da subito e prevede la possibilità di etichettare come bio anche il vino delle annate precedenti, purché se ne possa dimostrare la conformità alle norme europee (ed in questo senso chi ha il 'Garanzia Aiab” è già conforme).
«Nei prossimi mesi sarà cura di Aiab divulgare il regolamento e le esperienze tecniche maturate in tutte le regioni italiane - commenta Alessandro Triantafillidys, presidente Aiab - in modo da mettere a disposizione degli operatori una potenzialità che il mercato è probabilmente pronto a premiare. Voglio inoltre ricordare l'importante ruolo che Aiab ha avuto all'interno di Ifoam-Eu nel modificare radicalmente negli ultimi mesi l'approccio alla riduzione dell'anidride solforosa».
E a proposito di anidride solforosa: i livelli massimi di solfiti indicati nel regolamento sono superiori a quelli utilizzati dalla gran parte dei produttori italiani di vino biologico, che però non potranno evidenziare in etichetta questa loro qualità. «Su questo aspetto – dice Confagricoltura – avevamo chiesto e avremmo voluto una maggiore riduzione dell'uso dei solfiti. Purtroppo, si è dovuti scendere ad un compromesso con i Paesi del Nord Europa che, per difficoltà climatiche e tecnologiche, sono costretti ad usare questo composto in grandi quantità».
Ma aggiunge: «Il consumatore potrà finalmente riconoscere il vino biologico attraverso l'apposito logo (una foglia disegnata da dodici stelle, tra cui una cometa, su fondo verde), come accade per tutti gli altri prodotti biologici».
Credito foto: opera di Carla Colombo - www.artecarla.it
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