POLPENAZZE (BS) - Ogni vino porta in sé la propria distinzione, frutto del concorso tra vari elementi, dove quello del terroir costituisce sicuramente una delle principali, rendendolo unico.



Questo è stato il tema di cui si è ampiamente disquisito alla tavola rotonda di giovedì 15 aprile 2010 a Villa Avanzi, a Polpenazze sul Garda (Bs), organizzata dall'amministrazione comunale di Polpenazze, rappresentata dal sindaco Giuseppe Turrina (nella foto, il terzo da sinistra), e dal Consorzio Garda Classico, dove Mattia Vezzola e Roberto Ferrarini (nella foto, il secondo da sinistra), due big dell'enologia italiana, hanno messo a confronto il percorso di Franciacorta e Valpolicella rispetto al nuovo progetto della Valtènesi, di cui Sante Bonomo (nella foto, a sinistra), presidente del Garda Classico, è stato il portavoce. Moderatore del simposio il giornalista Angelo Peretti (nella foto, a destra).

Il Groppello è un vitigno definito di potenzialità stratosferiche, prodotto da una specificità territoriale ampia 3-400 ettari, composta da un intersecarsi di ben sei identità territoriali. Questo si evince da una carta geologico-viticola riguardante la parte bresciana dell'anfiteatro morenico benacense, stilata dal Consorzio antifillosserico bresciano, che da cento anni giaceva inutilizzata in un cassetto. Ma - come ha affermato Mattia Vezzola -, questa parte bresciana del Garda, pur vantando una consolidata identità turistica, non ne possiede una vitivinicola, avendovi rinunciato a favore del forte sfruttamento edilizio di cui si è stati testimoni in questi ultimi decenni.

Di contro, in Franciacorta, alla luce della forte vocazionalità vitivinicola del territorio, rivelatasi all'inizio degli anni Sessanta a favore di alcuni vitigni particolarmente adatti alla produzione di un 'Metodo classico”, si è attuata una lungimirante gestione dei terreni agricoli, dando dunque spazio all'enologia.

Ma non solo di peculiarità strettamente legate alle composizioni podologiche si deve parlare, quando si tratta di un vino che altresì porta una forte caratterizzazione culturale, ha precisato Roberto Ferrarini, professore associato al dipartimento di Scienze, tecnologie e mercati della vite e del vino dell'Università di Verona, enologo dell'anno per la guida Vini d'Italia 2010 del Gambero Rosso, e impegnato nel settore vitivinicolo della Valpolicella. Questo, in sintesi, il suo pensiero: «Un vino è frutto della precisione e della qualità, dell'intelligenza e della passione del produttore, per questo deve far emozionare chi lo beve, facendosi distinguere tra gli altri».

A questo proposito, Sante Bonomo, presidente del Consorzio Garda Classico, ha annunciato che si è in attesa della versione definitiva del disciplinare della Valtènesi. Attualmente il Consorzio sta valutando gli aspetti giuridici per arrivare a denominare un vino a base di Groppello, dotato di quelle caratteristiche che sono richieste oggigiorno, senza perdere di vista il concetto che la tipologia del vino deve ricondurre essenzialmente al territorio di produzione.

Il Chiaretto, un'altra unicità della Valtènesi, ha in sé tutte le potenzialità per diventare, come il Groppello, un vino che si identifica con il territorio gardesano. Tutto ciò reagendo alla nuova Ocm vino, che tendendo alla globalizzazione e standardizzazione, toglierebbe ai cantinieri i mezzi per fare un prodotto connotato con il territorio e le sue tradizioni.

Nella foto da sinistra: Sante Bonomo, Roberto Ferrarini, Giuseppe Turrina e Angelo Peretti

Mattia Vezzola, gardesano e produttore in Valtènesi, miglior enologo 2004 per l'Ais, e miglior enologo Gambero Rosso nel 2008, da 29 anni direttore di Bellavista, è tra i fautori dell'identificazione della Franciacorta con il vino, famoso nel mondo, che ne porta il nome. Tramite la lunga e duplice esperienza, sia in Valtènesi che in Franciacorta, ha posto l'attenzione su come si possa riconoscere l'identità di un territorio in un vino, che nasce come interazione tra ciò che esiste nel sottosuolo e nel sovrasuolo, quel che dà origine al terroir, o microzona.

«Occorre scegliere le selezioni di particolari annate, che unite possano migliorare il prodotto, mantenendo anno dopo anno lo stesso stile», questo il parere dell'eminente enologo, per far sì che un vino possa identificarsi con il proprio terroir, ciò che le qualità intrinseche di Groppello e Chiaretto permettono sicuramente di realizzare.


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