Amarone e Recioto garantiti. In Valpolicella presto nuove Docg
È la volta buona per l'Amarone e il Recioto della Valpolicella Docg: il Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini, riunitosi il 25 novembre a Roma, ha espresso parere favorevole al riconoscimento Docg
è davvero la volta buona per l'Amarone e il Recioto della Valpolicella a Denominazione d'origine controllata e garantita. Il Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini, riunitosi ieri pomeriggio a Roma, ha infatti espresso parere favorevole al riconoscimento delle denominazioni Recioto della Valpolicella Docg, Amarone della Valpolicella Docg, Valpolicella Ripasso Doc e sulla modifica del disciplinare di produzione della Doc Valpolicella. Si tratterà ora di attendere il tempo tecnico per la pubblicazione dei pareri nella Gazzetta ufficiale e per arrivare al provvedimento ministeriale di riconoscimento ufficiale delle nuove Denominazioni, che dunque prenderanno il via con la prossima vendemmia.
«Per produzioni enologiche affermate a livello mondiale come Amarone, Recioto, Ripasso e Valpolicella – ha sottolineato il vicepresidente della Giunta veneta Franco Manzato (nella foto) – questo passaggio non è semplicemente una formalizzazione, né la risposta a un problema di visibilità e di comunicazione. Questi vini hanno infatti già una propria immagine e sono sempre più apprezzati proprio perché eccellenti e unici. Ma con questo percorso potranno anche godere di un riconoscimento internazionale di protezione che solo la singola denominazione può avere: proprio perché questi nostri vini sono famosi dobbiamo garantire loro, a livello mondiale, la massima tutela da ogni possibile imitazione e contraffazione. Dovremo ora lavorare per l'inserimento delle nuove denominazioni nell'apposito registro internazionale, per difenderli in un mercato mondializzato dove le regole e il loro rispetto sono piuttosto labili e che sembra guardare più all'utile che alle reali qualità e alla tutela di chi produce e chi consuma».«Da questo punto di vista è fondamentale difendere al più alto livello le nostre produzione storiche, per evitare che possano essere annichilite da vini di più basso livello. Per i produttori veneti e per l'enologia mondiale – ha concluso Manzato –sarebbe una perdita non solo economica ma anche culturale e un'ulteriore spinta all'omogeneità dei gusti e ai sapori indifferenziati. Dobbiamo perciò completare la riorganizzazione del nostro sistema delle denominazioni, in funzione della sfida che ci viene dal mercato mondiale e alla luce della nuova Organizzazione comune di mercato e continua dunque il nostro impegno per tutelare le nostre realtà vitivinicole, espressioni di pregio di un territorio di pregio».
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