Prendendo atto della crisi e del conseguente calo di vendite, il Consorzio del Valpolicella fa retromarcia rispetto agli annunci ottimistici di 5 mesi fa, e con senso di resposanbilità pone il freno agli obiettivi di espansione per l'Amarone ed anzi decide una riduzione a tempi brevi per permettere di assicurare una tenuta dei prezzi a fronte di una più elevata qualità e, ovviamente, ad un'offerta ridotta. Una scelta strategica che ha portato il consorzio presieduto da Luca Sartori a chiedere alla Regione Veneto di abbassare dall'attuale 70% (come da disciplinare di produzione) al 50% il quantitativo massimo di uve da mettere a riposo per la realizzazione di vini da appassimento. Un'iniziativa, come ha scritto Elisabetta Tosi che ne ha dato un'anticipazione, ” lodevole, coraggiosa, lungimirante e...ovvia”.

Produrre meno Amarone di fatto è l'unico sistema immaginabile per salvare l'immagine del vino ed evitarne un tracollo di fronte ai progetti di produzione a livello industriale sostenuti dalla precedente gestione del  consorzio. Il tutto con la possibilità di recuperare mercato per le altre tipologie del territorio, dal  Valpolicella d'annata a quello Superiore, nonché al Ripasso la cui produzione, legata com'è a quella dell'Amarone dovrà anch'essa calare.

Questa scelta sembra non piacere a tutti, ma a quanto risulta è sostenuta dalle cantine sociali che sono di fatto i soci di maggioranza del consorzio e che, per scelta, mettono  in appassimento solo il 20% delle loro uve e sembrano disposte a mettere in fruttaio gli stessi quantitativi di uva della scorsa vendemmia.

Il problema degli oppositori ai 'tagli” riguarda in  particolare la zona Classica  (dove si fa forse più Amarone), ma le regole valgono per tutti. Va fra l'altro osservato che il maggiore produttore della zona del Valpolicella (con quasi il 50% di terre e produzione) è la Cantina sociale di Soave che in un attento equilibrio con gli altri produttori non ha finora forzato la produzione di Amarone (a cui avrebbe diritto) per non creare ulteriori problemi di mercato, mettendo ad essiccare solo il 20% circa delle uve come le altre cantine sociali della zona.

Resta invece da capire verrà mantenuto, o meno, il progetto di allungare di un anno il periodo di affinamentio dell'Amarone. Potrebbe essere un ulteriore elemento per uscire dalla crisi più forti econ un vino ancor più qualificato...

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