Sui Colli Bolognesi c’è qualità. E non c’è solo il Pignoletto
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Parlare della produzione enologica del Colli Bolognesi (quasi 1.400 ettari vitati su sei comuni fra Modena e Bologna) vuol dire fare riferimento al Pignoletto che, nelle sue varianti base, classico, frizzante e spumante (quest'ultimo rappresentato in particolare dalla cantina di Tizzano) è il vino di punta e il più rappresentativo. Sia pure poco conosciuto e valorizzato, come meriterebbe, persino nel capoluogo emiliano… Ma fra le quasi 2milioni di bottiglie di Doc prodotte dai 125 soci aderenti al Consorzio di tutela non c'è solo Pignoletto, tanto che la maggioranza fa riferimento ad altri vini. Si va in
particolare dallo Chardonnay al Pinot bianco, dal Sauvignon al Riesling italico, dal Bianco al Barbera, dal Merlot (che fra gli interpreti di gran classe ha la cantina Vallania) al Cabernet Sauvignon (dove l'offerta della Cantina Montevecchio è fra le più interessanti).
Un'offerta che è forse fin troppo ricca, anche se mediamente di alto livello qualitativo. Con l'eccezione del Pignoletto, che non ha eguali in altre parti d'Italia, si tratta di vini prodotti in molte altre zone e quindi non in grado di rappresentare come meriterebbe un territorio ricco di storia e tradizione, anche enologica.
Da qui l'impegno del Consorzio per una promozione e, come ricorda il presidente Francesco Cavazza Isolani, il progetto per la definizione di un vino rosso che a fianco del Pignoletto possa in qualche modo rappresentare in maniera più efficace il territorio. Una strategia che oggi trova il pieno consenso della Camera di commercio di Bologna e dell'Enoteca regionale di Dozza, a sua volta interessata a valorizzare i portentosi miglioramenti delle produzioni enologiche.
Tornando ai Colli bolognesi, va ricordato come la varietà dei vini si colleghi a quella della natura dei terreni, in prevalenza collinari, sciolti (sabbiosi, conglomerati, arenaci e calcarei) e argillosi. In un clima di tipo continentale che favorisce la coltivazione della vite nascono i frutti che hanno reso grande la zona e che nel 1971 hanno dato origine al Consorzio di alcuni produttori locali. I numeri parlano chiaro e il successo è tangibile nella qualità dei vini prodotti e nell'attività delle aziende.
Mariuccia Passera

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