Ferma opposizione al decreto che include il comune di Asti nel territorio della Doc Asti. L'assemblea generale della Produttori Moscato d'Asti associati, riunitasi a Santo Stefano Belbo (Cn), ha in particolare deliberato con voto unanime di presentare ricorso presso il Tar del Lazio al fine di annullare il decreto del ministero delle Politiche agricole del 5 maggio 2008. Si tratta del provvedimento che, a seguito di una procedura effettuata senza diretta consultazione dei produttori, e sulla  base dell'erroneo convincimento che la denominazione Asti debba includere per definizione l'intero territorio del comune che dà il nome alla stessa denominazione di origine, ha inserito il territorio del comune di Asti nella zona di origine prevista dal disciplinare per coltivare le uve Moscato atte all'ottenimento dei vini a Docg 'Moscato d'Asti” e 'Asti Spumante”.

La decisione della Produttori Moscato è stata assunta dopo aver ben ponderato i possibili scenari che si aprirebbero con l'entrata in vigore del nuovo decreto. In particolare, come ha fatto rilevare il presidente Giovanni Satragno (nella foto in basso), viticoltore ed enologo 54enne di Loazzolo, si vuole tutelare il futuro dell'economia della viticoltura del Moscato, nonché un patrimonio storico e culturale. Un'economia nata e sviluppatasi su un ben preciso territorio a cavallo delle tre province di Alessandria, Asti e Cuneo già nell'Ottocento, come dimostrato dal bel volume 'Il Moscato di Canelli” di Strucchi e Zecchini, stampato nel 1895.

L'insieme dei comuni è stato per la prima volta ufficializzato in forma di legge con il decreto ministeriale pubblicato il 15/12/1931, che riconosceva lo status di vino tipico al Moscato. Il territorio così delimitato fu poi ripreso nel disciplinare con il quale furono riconosciute le denominazioni di origine del 'Moscato d'Asti” e dell''Asti Spumante” con decreto della Presidenza della Repubblica in data 09/07/1967, e infine riproposto nel disciplinare allegato al decreto ministeriale del 29/11/1993, nel quale fu riconosciuta la denominazione 'garantita” per i due vini. Nelle varie delimitazioni succedutesi mai - e ciò per consapevole e voluta determinazione - è stato compreso il comune di Asti, del resto neanche presente nel successivo disciplinare della Doc 'Moscato Piemonte”, approvato con decreto ministeriale datato 22/11/1994.

Un comparto economico, quello della viticoltura del Moscato, che ha potuto affermarsi per la naturale attrattiva dei vini messi a punto dagli enologi piemontesi e dalle case vinicole storiche dell''Asti”, che li hanno portati in tutti i mercati mondiali. Grazie anche alla collaborazione con i viticoltori in un rapporto che si è stretto, ancor più, con la stipula di accordi interprofessionali e di filiera a partire dal 1979. Un'intesa originale tra categorie produttive diverse raggiunta per l'impulso e l'appoggio costante dell'amministrazione regionale, che ha consentito uno straordinario sviluppo economico del territorio interessato, apportando benefici a tutto il sistema Paese, con un forte contributo al successo del made in Italy.

Un accordo tuttavia sempre da monitorare, per preservarlo dai possibili squilibri che possono renderlo anche estremamente fragile. Proprio la compattezza tra le componenti produttive e l'adeguato sostegno della parte pubblica, a tutti i livelli, hanno consentito di superare in questo trentennio crisi momentanee anche profonde. Contingenze in cui l'equilibrio tra domanda ed offerta della materia prima è stato compromesso da arresti di vendita su taluni mercati o aumenti della superficie del vigneto con l'innalzamento della quantità prodotta.

Il vero problema è il rischio di un'espansione indiscriminata dell'area vitata
Giovanni SatragnoL'esperienza maturata ha portato il settore a dotarsi di un rigido codice di autodisciplina, che oggi vieta l'espansione della superficie del vigneto di Moscato. Quindi, come ha ben spiegato Giovanni Satragno (nella foto a destra), non è tanto la ventina di nuovi ettari già piantati a Moscato nel comune di Asti che preoccupa, quanto piuttosto il notevole potenziale di espansione che in futuro le colline di Asti possono rappresentare. Allentandosi infatti il sistema regolamentare oggi in vigore ci potrebbe essere un balzo notevole della superficie. Non dimentichiamoci infatti che nel comune di Asti già oggi sono presenti circa 550 ettari di vigneti, e che inoltre le colline di Asti offrono enormi potenzialità di incremento.

Il presidente della Produttori Moscato tiene comunque a sottolineare che il ricorso non intende penalizzare gli imprenditori vinicoli presenti nel comune di Asti, che anzi apprezza proprio per lo stimolo e il traino nei confronti della spesso sonnacchiosa imprenditoria regionale. Anzi, questi produttori ben potranno - come peraltro pacificamente già possono - sviluppare prodotti con una propria denominazione, ovviamente ove ne ricorrano i presupposti normativi. Né nutre dubbi sulle buone intenzioni degli amministratori pubblici e dei funzionari che avranno sicuramente agito a fin di bene. Ma, forse, una certa procedura un po' affrettata ha impedito loro di esaminare con attenzione tutti i risvolti della questione.

Secondo i dirigenti della Produttori Moscato il decreto in questione presenta comunque fondati motivi di illegittimità normativa, in quanto oltre alla non storicità già prima ricordata, lascia scoperta una vasta area a sud del capoluogo prima di raggiungere Costigliole in cui compaiono diversi comuni. Così facendo Asti sarebbe un'isola scollegata alla zona storica. C'è poi da ricordare che, a cavallo degli anni '70 e '80, una ventina di comuni confinanti con l'attuale zona di origine presentò domanda per l'inserimento in detta zona alla Regione Piemonte. L'amministrazione regionale tuttavia valutò intelligentemente come non opportuno il proseguimento dell'iter. A parziale consolazione gli stessi comuni furono tuttavia inseriti nella zona di origine della denominazione 'Piemonte”.

In conclusione, quello della Produttori Moscato non è una corporativa difesa dei pur legittimi diritti acquisiti, ma rappresenta un atto che tutela il futuro non solo di un comparto ma di tutta l'economia piemontese e dell'Italia. Per presentare ricorso è stato conferito incarico agli avvocati Luigi Isolabella della Croce e Fabio Andrea Bifulco, entrambi di Milano, che agiranno in collaborazione con l'avvocato Andrea Manzi del foro di Roma.


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