Dal Veneto si leva una decisa voce di protesta e di condanna in merito ai recenti episodi di sofisticazione vino (Brunellopoli e VeleVinitaly, così chiamati dall'opinione pubblica e dagli addetti al settore per riconoscere subito la questione) che hanno travolto l'Italia e tutto il suo comparto vinicolo, di riconosciuta fama e qualità in tutto il mondo. Si tratta della voce del vicepresidente della Giunta regionale, Luca Zaia (nella foto).
«Un imprenditore vitivinicolo onesto, che fa bene il suo lavoro ma che si vede revocare gli ordini un seguito alla campagna mediatica sul vino adulterato, a chi deve chiede i danni? Perché certo ha diritto ad essere risarcito da qualcuno. Così come è certo le notizie negative a ondate hanno effetti devastanti soprattutto su chi è a posto, mentre si deve fare di più contro chi inquina il mercato». Lo ribadisce il vicepresidente della Giunta regionale del Veneto, Luca Zaia. «Ho detto basta agli scandali a orologeria – afferma – ma dico basta anche con quelli a puntate. E basta pure con le notizie dai contorni incerti, ad esempio su quanto e dove sia l'eventuale prodotto contaminato e quali sono le proporzioni del fenomeno rispetto alla produzione pulita, del nostro Veneto e italiana».
 «Se poi guardo non solo a quanto sta accadendo, ma anche agli scandali del passato – dice ancora il vicepresidente – ritengo indispensabile la radiazione a vita dal novero degli operatori del settore agroalimentari di quanti, in forma singola o associata e sotto qualunque ragione sociale, siano stati riconosciuti colpevoli di fatti del genere. Devo infatti constatare che i ritorni di fiamma sono una grandissima tentazione, cui molti non sanno o non hanno saputo sottrarsi nonostante le pene comminate».
Zaia come tanti altri esponenti del mondo enologico italiano hanno, in queste settimane, ribadito l'importanza di mantenere un atteggiamento di solidarietà verso le aziende colpite dagli "scandali", andando fino in fondo alle inchieste ma senza enfatizzarle e creare un fenomeno mediatico davvero disatroso.
«Ci sono operatori veneti che, in seguito alle notizie diffuse nei giorni scorsi da qualche mezzo di informazione, si sono visti disdire ordinativi dal Giappone. Chi paga? Chi risponde rispetto all'ansia di scoop che non danno grandi certezze in nessuna direzione? Invito il Governo a prendere immediatamente posizione e ad attivare da subito forti iniziative di contrasto e di valorizzazione a difesa del vino italiano. E ribadisco – dice ancora il presidente del Veneto – che sembra di trovarsi di fronte ad un evento concertato, che parte dalla mozzarella di Bufala alla diossina e arriva all'oggi, colpendo prodotti simbolo del Nord e del Veneto, come se qualcuno temesse o invidiasse i successi di mercato che riusciamo ad ottenere».
«Per inciso – conclude il vicepresidente – stiamo parlando di un segmento produttivo che per il solo Veneto vede una produzione accertata di ottimo vino di oltre 7 milioni e mezzo di ettolitri, dei quali una percentuale tra il 60 e il 65% viene esportata, coprendo oltre il 28% dell'intero export italiano di prodotti enologici».