Chiaretto RosaMara di Costaripa. Perfetto con pesce di mare e di lago
Un vino che nei mesi caldi si presta in modo eccellente ad accompagnare primi leggeri, carni bianche e una cucina di mare e di lago è il RosaMara Garda Classico Chiaretto Doc di Costaripa, fiore all'occhiello dell'azienda condotta da Mattia Vezzola. Ottimo abbinato alla Zuppetta di pesce di lago
Vino che nei mesi più caldi della stagione estiva si presta in maniera eccellente ad accompagnare primi leggeri, carni bianche, pesce di mare e di lago: è il RosaMara Garda Classico Chiaretto Doc di Costaripa (già medaglia d'oro al Mondial du Rosé con l'etichetta 2009). Invitante già nel colore e nel profumo, il RosaMara ha un sapore armonico, pieno e di ottima persistenza, con sapidità che conferisce lunghezza gustativa e con un retrogusto leggerissimo di mandorla amara capace di valorizzare piatti ricercati. Fra i suoi numerosi abbinamenti proponiamo un'originale Zuppetta di pesce di lago.
Mattia Vezzola (nella foto), il produttore, uno degli artefici della rinascita e del rilancio di questo vino, insiste su una rivisitazione sia della filosofia produttiva sia del profilo sensoriale del Chiaretto, sottolineandone la personalità e l'anima che non si confondono certo coi troppo anonimi rosati sparsi per l'Italia. «Ho deciso di dedicare il massimo sforzo - spiega - alla valorizzazione di tutti i Chiaretti e Rosé di nostra produzione e in particolar modo al RosaMara. Oggi è il vino che rappresenta una viticultura d'eccellenza coltivata su colline straordinariamente vocate alla qualità, già alla fine dell'Ottocento. Produciamo, come per eccellenti vini rossi, in media 45 ettolitri per ettaro da un mosto che è per colore, struttura, parte aromatica, sapidità e armonia il cuore dell'acino. Le fermentazioni dei mosti avvengono per buona parte in piccole botti di rovere per far sì che il RosaMara mantenga il suo profilo sensoriale per più anni esprimendosi sempre con maggiore eleganza e raffinatezza».
«Nel 2010 - annuncia soddisfatto Vezzola - il mercato ci ha dato ragione. I consumatori più attenti hanno toccato con mano l'allontanamento del RosaMara dal concetto di banalità. In Costaripa lavoriamo tutti con il preciso obiettivo di valorizzare prevalentemente i vini Chiaretti della Valtènesi, cioè di territorio, allontanandoci sempre di più dal concetto del solo colore. Preannuncio con immenso piacere che, con la vendemmia 2011, nascerà una risolutiva Doc di nome Valtènesi, che potrà produrre esclusivamente due vini: il Valtènesi (esclusivamente rosso) e il Valtènesi Chiaretto. Quindi con la vendemmia 2011 il RosaMara porterà la denominazione 'Valtènesi Chiaretto”».
La soddisfazione di Mattia Vezzola è comprensibile. Ricordiamo che si tratta di uno dei più noti enologi italiani e uno dei padri delle bollicine della Franciacorta. Miglior enologo Ais nel 2004 e miglior enologo Gambero Rosso nel 2008, è un gardesano 'doc” che ha fatto grande la Franciacorta come enologo di Bellavista a Erbusco (Bs), dove lavora ormai da 30 anni, ma possiede anche l'azienda di produzione propria in Valtènesi, Costaripa a Moniga del Garda (Bs). Da circa un anno divide fra l'altro l'incarico di vicepresidente del Consorzio di tutela dei vini Garda Classico con Fabio Contato, sotto la presidenza di Sante Bonomo. Tramite la lunga e duplice esperienza, in Valtènesi e in Franciacorta, ha posto l'attenzione su come si possa riconoscere l'identità di un territorio in un vino, che nasce come interazione tra ciò che esiste nel sottosuolo e nel sovrasuolo, quel che dà origine al terroir o microzona.

Vezzola può essere considerato a buon diritto uno degli artefici della rinascita e del rilancio del Chiaretto del Garda. Parliamo di un vino che nasce da un terroir unico per caratteristiche pedologiche e climatiche, dove il Groppello si coltivava già a partire da 200 anni prima della scoperta dell'America. Un vitigno che Vezzola ha paragonato con grande efficacia, per le sue doti di eleganza e finezza, ad un maglione di cachemire: «tiene caldo e non pesa».
Oggi, nel mondo, di Groppello ne resistono poche centinaia di ettari e sono quelli coltivati in Valtènesi. Il Groppello è il vitigno principale del Chiaretto, che rappresenta uno dei rarissimi rosé italiani di grande tradizione e documentata storicità: la sua metodologia di produzione è stata codificata oltre un secolo fa dal senatore veneziano Pompeo Molmenti, che ha di fatto regolamentato una 'sapienza” diffusa sul territorio da epoche ben più antiche. Questo significa che in Valtènesi (come solo nel Salento e in nessun'altra zona d'Italia) si trova una viticoltura storicamente e tradizionalmente indirizzata alla produzione di rosé. Ed è questo che contraddistinguerà la Doc Valtènesi, in cui il Groppello sarà la base sia del Chiaretto che del Valtènesi rosso.
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Mattia Vezzola (nella foto), il produttore, uno degli artefici della rinascita e del rilancio di questo vino, insiste su una rivisitazione sia della filosofia produttiva sia del profilo sensoriale del Chiaretto, sottolineandone la personalità e l'anima che non si confondono certo coi troppo anonimi rosati sparsi per l'Italia. «Ho deciso di dedicare il massimo sforzo - spiega - alla valorizzazione di tutti i Chiaretti e Rosé di nostra produzione e in particolar modo al RosaMara. Oggi è il vino che rappresenta una viticultura d'eccellenza coltivata su colline straordinariamente vocate alla qualità, già alla fine dell'Ottocento. Produciamo, come per eccellenti vini rossi, in media 45 ettolitri per ettaro da un mosto che è per colore, struttura, parte aromatica, sapidità e armonia il cuore dell'acino. Le fermentazioni dei mosti avvengono per buona parte in piccole botti di rovere per far sì che il RosaMara mantenga il suo profilo sensoriale per più anni esprimendosi sempre con maggiore eleganza e raffinatezza».«Nel 2010 - annuncia soddisfatto Vezzola - il mercato ci ha dato ragione. I consumatori più attenti hanno toccato con mano l'allontanamento del RosaMara dal concetto di banalità. In Costaripa lavoriamo tutti con il preciso obiettivo di valorizzare prevalentemente i vini Chiaretti della Valtènesi, cioè di territorio, allontanandoci sempre di più dal concetto del solo colore. Preannuncio con immenso piacere che, con la vendemmia 2011, nascerà una risolutiva Doc di nome Valtènesi, che potrà produrre esclusivamente due vini: il Valtènesi (esclusivamente rosso) e il Valtènesi Chiaretto. Quindi con la vendemmia 2011 il RosaMara porterà la denominazione 'Valtènesi Chiaretto”».
La soddisfazione di Mattia Vezzola è comprensibile. Ricordiamo che si tratta di uno dei più noti enologi italiani e uno dei padri delle bollicine della Franciacorta. Miglior enologo Ais nel 2004 e miglior enologo Gambero Rosso nel 2008, è un gardesano 'doc” che ha fatto grande la Franciacorta come enologo di Bellavista a Erbusco (Bs), dove lavora ormai da 30 anni, ma possiede anche l'azienda di produzione propria in Valtènesi, Costaripa a Moniga del Garda (Bs). Da circa un anno divide fra l'altro l'incarico di vicepresidente del Consorzio di tutela dei vini Garda Classico con Fabio Contato, sotto la presidenza di Sante Bonomo. Tramite la lunga e duplice esperienza, in Valtènesi e in Franciacorta, ha posto l'attenzione su come si possa riconoscere l'identità di un territorio in un vino, che nasce come interazione tra ciò che esiste nel sottosuolo e nel sovrasuolo, quel che dà origine al terroir o microzona.

Vezzola può essere considerato a buon diritto uno degli artefici della rinascita e del rilancio del Chiaretto del Garda. Parliamo di un vino che nasce da un terroir unico per caratteristiche pedologiche e climatiche, dove il Groppello si coltivava già a partire da 200 anni prima della scoperta dell'America. Un vitigno che Vezzola ha paragonato con grande efficacia, per le sue doti di eleganza e finezza, ad un maglione di cachemire: «tiene caldo e non pesa».
Oggi, nel mondo, di Groppello ne resistono poche centinaia di ettari e sono quelli coltivati in Valtènesi. Il Groppello è il vitigno principale del Chiaretto, che rappresenta uno dei rarissimi rosé italiani di grande tradizione e documentata storicità: la sua metodologia di produzione è stata codificata oltre un secolo fa dal senatore veneziano Pompeo Molmenti, che ha di fatto regolamentato una 'sapienza” diffusa sul territorio da epoche ben più antiche. Questo significa che in Valtènesi (come solo nel Salento e in nessun'altra zona d'Italia) si trova una viticoltura storicamente e tradizionalmente indirizzata alla produzione di rosé. Ed è questo che contraddistinguerà la Doc Valtènesi, in cui il Groppello sarà la base sia del Chiaretto che del Valtènesi rosso.
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