Ciao Italia: filiera corta nell'export del Made in Italy
Per l'associazione dei ristoratori italiani nel mondo è indispensabile che le Regioni trovino il sistema di accorciare la filiera che permette, agli chef che operano all'estero, di acquistare le materie prime e i prodotti italiani di nicchia. Serve una nuova e garantita rete distributiva
Lo stato della ristorazione italiana nel mondo e il complicato incontro del made in Italy con i ristoratori. Di questi temi si è parlato nella mattinata d'apertura della decima convention mondiale di 'Ciao Italia”, associazione che unisce i ristoratori italiani di tutto il mondo. L'iniziativa, che si sta tenendo all'Hotel Sheraton di Bari e che prevede una tappa anche a Lecce (il 17 aprile Chiostro dei Domenicani), proseguirà fino a sabato 18 aprile.
A dare il via ai lavori sono stati il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, quello della Provincia di Bari, Vincenzo Divella, il presidente del consiglio regionale Pietro Pepe e l'assessore all'Innovazione del Comune di Bari Antonella Rinella. Al centro della prima conferenza, moderata da Maurizio Caprino, capo redattore de 'Il Sole 24 ore”, sono stati i problemi dei ristoratori italiani che operano all'estero: la difficoltà delle importazioni di materie prime, la mancanza di chef italiani e la necessità di creare una 'rete” di distribuzione 'ferita aperta del sistema”. Una ragione più che sufficiente perchè Walter Brunello, presidente di Buonitalia ricordasse che il patrimonio enogastronomico made in Italy può e deve essere considerato alla stregua di quello artistico che rappresenta il 40% di quello mondiale e che richiama milioni di turisti ogni anno.
Bartolo Ciccardini (nella foto), presidente mondo di 'Ciao Italia”, ha per parte sua insistito sull'importanza per i ristoratori italiani di 'fare sistema”.
'Cosa ha fatto Ciao Italia per noi”? Da questa, provocatoria domanda, rivoltagli in occasione di una riunione a New York, inizia così l'intervento di Ciccardini. «Non è un atteggiamento da imprenditori che fanno onore all'Italia – tuona – anzi è un comportamento da combattere. Faccio tutto questo non per i ristoratori, ma per il Paese». Il presidente analizza la situazione dell'Italia, definito «Paese malato, che ha avuto un momento di crescita, ma ora deve trovare una nuova strada». Di quale strada parla è presto detto: si deve diventare sistema, farei rete.- Poi c'è la scuola, la formazione, per la quale va avanzata una richiesta pressante”. In altre parole, abbandonare la vocazione dei corsari e diventare autonomi.
Tutela dell'italico 'marchio di fabbrica”, problematico rapporto tra valorizzazione dei prodotti tipici ed esigenze dei ristoratori è stato invece il tema affrontato nel corso del secondo incontro, moderato da Carmine Festa, capo redattore del Corriere del Mezzogiorno di Bari. Alla base del congresso cìè in ogni caso la volontà di promuovere piattaforme specializzate affinché le Regioni possano esportare all'estero i loro prodotti tipici di qualità, dando così vita a una filiera corta accessibile a tutti i ristoratori italiani che operano nei cinque continenti,
«Ci sono troppi passaggi tra la produzione e il mercato - ha sostenuto Bartolo Ciccardini - Un nostro tentativo di esportazione dei prodotti di nicchia ha dimostrato che il trasporto costa più del prodotto. Il grande importatore stempera il costo nella quantità, ma non è in grado di censire e organizzare i piccoli produttori».
La distribuzione e l'approvvigionamento delle materie prime per cucinare italiano è infatti 'la ferita aperta del sistema”. «Serve un'impresa - ha proseguito Ciccardini - nella quale si potrebbero incontrare Regioni promotrici, produttori interessati e reti di ristoratori coinvolti. Sarebbe un meccanismo strategico che non avrebbe niente di simile al mondo. La strada principale perché le varie componenti della qualità a tavola sperimentino come diventare sistema».
La distribuzione dei prodotti tipici regionali secondo Ciccardini diventerebbe anche una potenziale rete di offerta turistica. Si è mostrato d'accordo l'assessore Ostillio secondo il quale il turismo è fatto anche di «beni immateriali che servono per creare occasioni di conoscenza del territorio».
Alle università e agli istituti professionalizzanti di settore Ciao Italia chiede maggiore impegno nella formazione delle nuove generazioni di personale specializzato nella ristorazione, ma anche abile con le lingue straniere proprio per poter lavorare all'estero. Una richiesta facile da soddisfare al punto da mettere in contatto già nei giorni della convention i ragazzi migliori e disponibili a lavorare con i ristoratori fuori dai confini italiani. Gli istituti alberghieri del territorio, rappresentati dalla Colucci, hanno inoltre dato piena disponibilità a creare profili formativi ad hoc a condizione che Regione, enti e altre istituzione di settore, contribuiscano a porre le condizioni per dare ai giovani occupazione.
Da sottolineare il contributo al congresso di Massimo Gargano presidente di Unaprol - Consorzio olivicolo italiano dsecondo il quale «i ristoratori italiani nel mondo sono i veri tour operator del gusto del made in Italy all'estero». Il canale della ristorazione costituisce un'importante vetrina per gli oli extra vergini di oliva di alta qualità e rappresenta un punto di osservazione privilegiato. Per questo motivo Unaprol da anni studia il settore della ristorazione italiana di qualità nel mondo per scoprire le nuove tendenze dei consumatori.
«Il nostro obiettivo - ha affermato Gargano - è quello di stimolare nei cuochi e nei ristoratori una diversa curiosità per la ricerca di nuove complementarietà negli abbinamenti e nella presentazione dei prodotti con oli extra vergini di oliva rigorosamente 100% made in Italy e di alta qualità ampiamente certificata e garantita».
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