Ristoranti italiani all'estero: serve maggiore riconoscibilità
Sono stati presentati a Bari i risultati di un sondaggio qualitativo sui ristoranti italiani nel mondo effettuato in occasione della decima convention mondiale Ciao Italia. Tra le necessità: insegna "ristorante italiano" certificata, trovare personale qualificato e reperibilità delle materie prime
Il sondaggio, effettuato da Think Tank News Italia Press, è stato strutturato su tre blocchi di domande rivolte a titolari dei ristoranti italiani all'estero. Il primo blocco ha rilevato lo stato della ristorazione italiana nel mondo. Il secondo blocco era volto a individuare la posizione degli imprenditori della ristorazione su tematiche al centro della convention quali: formazione, distribuzione, riconoscibilità del ristorante autenticamente italiano. Il terzo blocco ha voluto comprendere gli effetti della crisi sulla ristorazione italiana oltre confine.
In tema di riconoscibilità si è affrontata la questione dell'insegna del ristorante italiano. è emerso che l'insegna serve a 'distinguersi e difendersi dalla concorrenza sleale dei ristoranti falsamente italiani” per il 73% degli intervistati, a 'incrementare il fatturato perché è garanzia del brand Italia” per il 15%, 'è inutile” per il 12%.
Secondo 80% degli intervistati, l'insegna 'ristorante italiano” dovrebbe essere rilasciata da un ente certificatore, mentre secondo il 16% sulla base della ‘chiara fama'. Una ‘chiara fama' da definire in un contesto di azione dei ristoranti che oramai sfugge al ristretto circuito comunitario.
Altro importante elemento emerso dal sondaggio è quello relativo alla distribuzione delle materie prime. Alla domanda 'di quale rete distributiva si serve per l'acquisto dei prodotti autenticamente Made in Italy?” il 49% degli intervistati ha dichiarato che si affida alla grande distribuzione (Gdo), il 19% utilizza un canale misto fatto di Gdo e ‘Altro' (dove ‘Altro' identifica la filiera corta - importatori) e il 32% lavora esclusivamente con l'‘Altro' canale, cioè acquista da importatori e direttamente dai produttori in Italia.
L'82% dei ristoratori 'trova difficoltà reperire materie prime autenticamente italiane”, solo per il 7% la distribuzione del prodotto Made in Italy funziona e non crea loro problemi di approvvigionamento. In questo quadro si inserisce la proposta di una piattaforma di distribuzione ultra-corta: dal produttore al ristorante senza intermediari. Tanti, inoltre, i ristoratori che hanno indicato quali punti deboli della cucina italiana l'indisponibilità di materie prime autenticamente italiane e un Made in Italy culturalmente inquinato dalle contraffazioni”. E a proposito di contraffazione, alla domanda 'Quale il grado di contraffazione della cucina italiana sulla sua area”, il 64% degli intervistati lo ha definito 'alto”, il 27% 'medio”, 'basso” solo per il 4%, mentre il 5% non risponde.
Altra difficoltà emersa è l'assenza di personale qualificato nel sistema della ristorazione italiana all'estero. Per ovviare a ciò, l'89% degli intervistati ha mostrato interesse a ospitare stagisti provenienti dall'Italia suggerendo agli istituti alberghieri di 'formare personale non tanto alla teoria quanto alla pratica” rafforzando l'apprendimento delle lingue straniere. Inoltre, serve 'fare in modo che tutti gli allievi facciano uno stage di minimo tre mesi all'estero”. Si chiede, inoltre, di mettere a disposizione dei consolati e delle ambasciate la lista delle persone più preparate e fare raccolta degli annunci di lavoro dei ristoranti italiani all'estero da dirottare agli allievi e ex allievi aiutandoli a prendere i visti di lavoro nei diversi paesi.
La crisi economica internazionale rappresenta un ulteriore appesantimento per il circuito della ristorazione tricolore nel mondo. Ma per il 66% degli intervistati la crisi potrebbe essere foriera di positività, favorire l'avvento di 'nuovi modelli di business e l'aggregazione in catene, oltre a strumenti quali, per esempio, i gruppi di acquisto.
Dai ristoratori sono giunte anche alcune linee guida riguardo alle politiche da attuare per aiutare i ristoranti autenticamente italiani all'estero a superare la crisi economica favorendo i consumi. Per il 40% degli intervistati sono necessarie 'iniziative per aumentare le promozioni ‘tax free' per tanto incidere sui dazi”, il 34% propone 'interventi sulla rete della distribuzione per favorire l'accesso dei prodotti che al momento restano ai margini”, il 22% propone 'campagne che prevedano informazione per i consumatori e sconti su menu”.
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