Bio in tavola, +9% nel 2012 Da “moda” a sana abitudine
Inarrestabile il trend di crescita del comparto del biologico in Italia. Da fenomeno di costume, si è ormai trasformato in nuove abitudini di spesa e di alimentazione. Nel 2011 il settore ha registrato un balzo in avanti dell’8,9%, con un fatturato che attualmente supera i 3 miliardi di euro

Quello del biologico è un settore dell'agroalimentare che negli ultimi anni ha avuto un notevole sviluppo in termini di consumi e di investimenti. Nemmeno la crisi economica e il calo generalizzato dei consumi alimentari convenzionali sono riusciti ad arrestare la crescita del biologico, che nel 2011 ha registrato un balzo in avanti dell'8,9% (dati Ismea). Una crescita in lieve rallentamento rispetto al 2010, in cui il settore ha segnato un +11,6%, ma comunque un risultato positivo, confermato anche dal fatto che si tratta del sesto incremento annuo consecutivo. Per i primi due mesi del 2012 l'aumento è stato invece del 9%.
Il 'bio” è dunque un mercato sempre più appetibile. Il fatturato dei prodotti biologici in Italia negli ultimi 10 anni è triplicato passando da meno di un miliardo di euro del 2000 agli oltre 3 miliardi di euro attuali. Un dato, tra l'altro, che ci colloca in quarta posizione nella graduatoria europea dei fatturati dopo Germania, Francia e Regno Unito e al sesto posto a livello mondiale (con Usa e Canada).
è chiaro, ormai, il passaggio definitivo del biologico da 'moda” ad 'abitudine di spesa”, come evidenzia la presenza massiccia di questi prodotti nelle catene della Grande distribuzione organizzata e nella ristorazione collettiva. Più in dettaglio, a trainare gli acquisti di prodotti bio nella Gdo ci sono innanzitutto le uova (+21,4%), seguite da latticini e formaggi (+16,2%), spinti in alto dal 'boom” di yogurt (+27,5%) e latte (+9,5%). Vanno molto bene anche biscotti, dolciumi e snack (+16,1%) e bevande analcoliche (+16%), mentre più contenuto risulta l'aumento per l'ortofrutta fresca e trasformata (+3,4%), che rimane comunque la categoria bio più consumata, con un peso sul totale del biologico confezionato pari a poco più del 30% in valore. In questa fascia, per esempio, rientrano confetture e marmellate (+8,6%) e, tra i prodotti non lavorati, le lattughe (+31,7%).
In calo, invece, pasta, riso e sostituti del pane (-3,2%), con un bilancio particolarmente negativo per la pasta 'bio”, i cui acquisti si sono ridotti di oltre l'11%. Segno meno anche per l'olio (-18,6%) e per la categoria zucchero, caffè e tè (-3,4%). Inoltre, anche se il consumo dei prodotti bio resta fortemente sbilanciato nell'Italia settentrionale (la cui incidenza sugli acquisti totali supera il 70%), ora comincia a radicarsi anche nel Meridione. Gli acquisti di prodotti biologici, infatti, crescono nel Nord-ovest (+12,5%) e nel Nord-est (+2,4%), ma è nel Centro-sud che balzano dal 10 al 19%.

Aree coltivate ad agricoltura biologica
Dalla prima analisi dei dati forniti al ministero delle Politiche agricole dagli Organismi di controllo (Odc) al 31 dicembre 2011, sulla base delle elaborazioni del Sinab (Sistema d'informazione nazionale sull'agricoltura biologica), risulta che gli operatori del settore sono 48.269 di cui: 37.905 produttori esclusivi; 6.165 preparatori (comprese le aziende che effettuano attività di vendita al dettaglio); 3.906 che effettuano sia attività di produzione che di trasformazione; 63 importatori esclusivi; 230 importatori che effettuano anche attività di produzione o trasformazione. Rispetto ai dati riferiti al 2010 si rileva un aumento complessivo del numero di operatori dell'1,3%.
La distribuzione degli operatori sul territorio nazionale vede, come per gli anni passati, la Sicilia seguita dalla Calabria tra le regioni con maggiore presenza di aziende agricole biologiche; mentre per il numero di aziende di trasformazione impegnate nel settore la leadership spetta all'Emilia Romagna seguita da Lombardia e Veneto.
La superficie coltivata secondo il metodo biologico, risulta pari a 1.096.889 ettari, di cui circa 800mila hanno già terminato il periodo di conversione, con una riduzione complessiva, rispetto all'anno precedente, pari a circa l'1,5%. I principali orientamenti produttivi sono i cereali, il foraggio e i pascoli. Segue, in ordine di importanza, la superficie investita ad olivicoltura.
Per le produzioni animali, distinte sulla base delle principali specie allevate, i dati evidenziano rispetto allo scorso anno un consistente aumento del numero di capi per suini, ovini, caprini e avicoli.
«Il mercato del biologico in Italia continua a crescere ed è uno tra i settori del nostro agroalimentare che gode di migliore salute», ha commentato il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, alla presentazione dei dati degli Organismi di controllo elaborati dal Sinab, il Sistema d'informazione nazionale sull'agricoltura biologica. Ha inoltre ricordato che «la fiducia dei consumatori verso il biologico continua a premiare la qualità ambientale e le garanzie di questo metodo di produzione», dove «l'Italia per superfici e numero di operatori resta ai primi posti in Europa e nel mondo». Anche se in prospettiva, ha aggiunto il Ministro, «dovremo ancora impegnarci molto per strutturare meglio le filiere produttive, in modo da far intercettare al nostro sistema di imprese italiane le opportunità che il mercato offre».

Definizione di 'biologico”
Il termine 'agricoltura biologica” indica un metodo di coltivazione e di allevamento che ammette solo l'impiego di sostanze naturali, escludendo l'utilizzo di sostanze di sintesi chimica (concimi, diserbanti, insetticidi), preservando la biodiversità ed evitando i prodotti Ogm. La differenza sostanziale tra agricoltura biologica e convenzionale consiste nel livello di energia ausiliaria introdotto nell'agrosistema. Nell'agricoltura convenzionale si impiega un notevole quantitativo di energia ausiliaria proveniente da processi industriali (industria chimica, estrattiva, meccanica, ecc.), mentre l'agricoltura biologica, pur essendo in parte basata su energia ausiliare proveniente dall'industria estrattiva e meccanica, reimpiega la materia principalmente sotto forma organica. La filosofia dietro a questo diverso modo di coltivare le piante e allevare gli animali non è solamente legata all'intenzione di offrire prodotti senza residui di fitofarmaci o concimi chimici di sintesi, ma anche e soprattutto alla fondata volontà di non determinare nell'ambiente impatti negativi a livello di inquinamento di acque, terreni e aria.
Aspetti legislativi
L'agricoltura biologica in Europa è stata regolamentata per la prima volta a livello comunitario nel 1991 con il Regolamento (CEE) n. 2092/91 relativo al metodo di produzione biologico di prodotti agricoli e all'indicazione di tale metodo sui prodotti agricoli e sulle derrate alimentari. Il documento creava un quadro armonizzato di produzione, di etichettatura e di controllo dei prodotti agricoli e delle derrate alimentari biologiche al fine di rafforzare la fiducia dei consumatori verso tali prodotti e garantire una concorrenza leale fra i produttori. Solo nel 1999, con il Regolamento (CE) n. 1804/99 sono state normate anche le produzioni animali. Nel giugno del 2007 è stato adottato un nuovo regolamento comunitario per l'agricoltura biologica (n. 834/2007), che abrogava i precedenti ed era relativo alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici sia di origine vegetale che animale (compresa l'acquacoltura).Dal 1° luglio 2012 è scattato l'obbligo del marchio comunitario per tutti gli alimenti biologici preconfezionati prodotti in Italia e negli altri Stati membri dell'Unione europea, che possono essere finalmente distinti da quelli importati da Paesi extracomunitari. Sulle confezioni si può così verificare la presenza del logo biologico dell'Ue, rappresentato dalla 'foglia europea” con 12 stelle bianche su fondo verde brillante con al centro una cometa. Nel campo visivo del logo devono figurare anche il numero di codice dell'organismo di controllo e il luogo di produzione delle materie prime agricole. Il logo comunitario resta però facoltativo per i prodotti biologici non confezionati e per quelli importati, mentre continuano ad essere ammessi, insieme al marchio Ue, altri loghi nazionali, regionali o privati.
Cibi bio nell'Horeca
Moltiplicare il fatturato di un bar o di un ristorante in tempi di crisi è possibile. Il segreto è puntare sulla qualità e, soprattutto, accaparrarsi quella fetta di mercato composta da circa 40 milioni di persone solo in Europa che hanno particolari esigenze alimentari tra intolleranti, vegetariani, vegani, celiaci e salutisti, senza contare tutta quella consistente fetta della popolazione che ha ormai imparato a fare attenzione a ciò che mangia e beve.
A dimostrare che la strada è non solo percorribile, ma vincente, è stato il successo del primo 'BiologicBar” aperto a Milano da EcoWorldHotel, il primo gruppo di alberghi e b&b ecologici ed ecosensibili. Nei primi otto mesi dalla sua apertura, il BiologicBar ha infatti quadruplicato il proprio fatturato. Entro la fine del 2012 a Milano apriranno altri 2 o 3 BiologicBar, confermando come la tendenza sia ormai avviata. «C'è voglia di cambiare direzione e in molti stanno investendo in questa direzione», ha evidenziato Alfredo Zini, vicepresidente Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) e vicepresidente dell'Epam, associazione provinciale milanese dei pubblici esercizi.Falso bio e sequestri
Il consistente sviluppo del mercato dei prodotti bio ha alimentato tuttavia anche le azioni criminali volte a trarre illecitamente guadagno dalla contraffazione del cibo e dal mancato rispetto delle norme di produzione. Può così capitare di acquistare cibo venduto come biologico ma che in realtà non lo è. Già nel dicembre dello scorso anno la Guardia di finanza di Verona aveva stroncato una gigantesca frode nell'agricoltura biologica, sequestrando oltre 700mila tonnellate di falsi prodotti alimentari bio (il 10% dell'intero mercato nazionale). Inoltre, un'indagine delle associazioni dei consumatori sui 'Gas”, Gruppi di acquisto solidale, ha svelato che 3 aziende su 9 vendono prodotti trattati con pesticidi o di scarsa qualità, e quindi non etichettabili come 'biologici”.
Altroconsumo, associazione dei consumatori, ha spiegato che non tutto ciò che viene venduto come 'bio” in realtà lo è: «Uva con tracce di pesticidi, mele e pere cresciute sugli alberi dell'Argentina ('quando la merce di casa finisce...”), formaggi freschi con quantità elevate di batteri indicatori di scarsa igiene o sostanze potenzialmente cancerogene, maiali e conigli allevati con metodo biologico ma in stalle che non sono a norma bio, alimenti ordinati online da aziende che vendono ma non sempre producono».
In generale servono quindi regole più definite ed efficaci per migliorare il controllo sui prodotti biologici e per garantire la sicurezza delle migliaia di italiani che scelgono di acquistarli.
I numeri del bio in Italia
+8,9%: crescita dei consumi nel 2011
3 miliardi di euro: fatturato annuo
48.269: operatori, di cui 37.905 produttori esclusivi
+1,3%: aumento degli operatori nel 2011
1.096.889 ettari: superficie coltivata
52mila ettari: superficie vitata destinata al vino bio
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