Dalle guide specializzate ai concorsi enologici, dalla ristorazione a fiere del calibro di Vinitaly, il vino 'bio” è ormai una realtà consolidata e sempre più apprezzata. Dal 1° agosto 2012 (dunque a partire dalla vendemmia di quest'anno) si può finalmente parlare di 'vino biologico” a tutti gli effetti, grazie al regolamento europeo che prevede nuove norme sulla vinificazione bio e che certifica le tecniche di produzione e di conservazione. Per i produttori questo cambiamento significherà la possibilità di utilizzare la dicitura e il logo europeo di riconoscimento sulle bottiglie; per i consumatori, invece, la possibilità di acquistare un vino prodotto rispettando le normative comunitarie e con un livello di solfiti aggiunti inferiore rispetto ai vini convenzionali.

Il nuovo regolamento sulla vinificazione bio (n. 203), approvato dalla Commissione europea nel marzo di quest'anno e subito entrato in vigore, prescrive regole precise sui coadiuvanti di processo, sulle tecniche che si possono utilizzare ed anche sui limiti all'utilizzo dei solfiti: i vini rossi secchi bio hanno un limite massimo di 100 mg/l, mentre per i bianchi secchi bio il limite è di 150 mg/l.

Le regioni italiane con la maggiore superficie vitata destinata al vino bio sono, in ordine decrescente, Sicilia, Puglia, Toscana, Abruzzo, Marche ed Emilia Romagna, su un totale nazionale di oltre 52mila ettari.

Cosa significa 'vino biologico”
Si definisce vino biologico quello prodotto da uve coltivate secondo criteri biologici (Regolamento n. 2092/91 e modifiche seguenti), senza l'aiuto di sostanze chimiche di sintesi (concimi, diserbanti, anticrittogamici, insetticidi, pesticidi in genere) e senza l'impiego di organismi geneticamente modificati. In ogni caso, l'azienda vitivinicola produttrice necessita di una certificazione da parte di un organismo di controllo autorizzato (in Italia sono una quindicina). Alcuni di questi enti di certificazione del biologico, hanno predisposto un disciplinare che riguarda anche il processo di vinificazione.

Cosa significa 'vino biodinamico”
I vini biodinamici provengono da uve prodotte secondo il metodo biodinamico, formulato negli anni '20 del secolo scorso dall'austriaco Rudolf Steiner, il fondatore dell'antroposofia. I tre principi della biodinamica sono: mantenere la fertilità della terra, liberando in essa materie nutritive; rendere sane le piante in modo che possano resistere alle malattie e ai parassiti; produrre alimenti di qualità più alta possibile. Per i vini biodinamici non c'è un riferimento normativo univoco. Alcune associazioni ed enti hanno formulato delle regole che, pur partendo dai criteri del 'biologico”, fissano limiti ancor più severi, soprattutto nella fase della lavorazione in cantina.


Articolo correlato:
Bio in tavola, +9% nel 2012 Da 'moda” a sana abitudine