Nel devastante silenzio della campagna elettorale sulle questioni vere che interessano i cittadini-elettori (che degli scontri coi magistrati o delle contestazioni sul numero dei supporter a pagamento presenti alle varie manifestazioni di piazza non sanno che farsene...), uno squarcio di luce illuminante è venuto dal duplice affondo del sottosegretario all'Attuazione del programma di Governo, Daniela Santanchè. Col consueto stile da vera signora della politica, l'ex dama nera che aveva sfidato Berlusconi per Palazzo Chigi, salvo poi correre sotto la sua ala protettrice, ha regalato ai pubblici esercizi due belle perle di saggezza su cui c'è davvero poco da riflettere: niente pausa caffè per aumentare la produttività in ufficio e pronta compensazione per il calo di clienti di bar e ristoranti con la possibilità per questi di gestire le 'marchette” delle prostitute nei propri locali.

Proposte all'insegna del più classico colpo al cerchio e colpo alla botte che hanno trovato le immediate, ma uniche, risposte della Fipe (che ha rinviato al mittente idee giudicate quanto meno bislacche) e di Alessandra Mussolini, da sempre in competizione per la leadership della destra al femminile. Per il resto c'è stato però un vuoto pneumatico, pari forse al livello di pensiero che può stare dietro una simile trovata. Eppure, vista la verve della signora, avremmo immaginato che un bel po' di candidati Governatori avrebbero fatto a gara per trovare finalmente qualche tema su cui discutere in una delle più desolanti campagne elettorali degli ultimi anni...

A questo punto possiamo solo sperare che queste butade (che non ci risulta fossero nel programma elettorale del centro destra) facciano la fine di tante altre 'sparate” della signora Santanchè. Se così non fosse ci sarebbe veramente da preoccuparsi di un Governo che negli ultimi tempi sembra solo impegnato nel danneggiare il settore della Ristorazione. Dall'obbligo di dotarsi di etilometri (senza peraltro stabilire che modelli siano attendibili sul serio) alle contraddittorie e ridicole ordinanze sull'uso degli additivi, è tutto un fiorire di accanimenti contro una categoria che, nei fatti, si trova da sola a tutelare l'immagine della cultura enogastronomica italiana e dei prodotti della filiera agricola. E questo mentre il ministro Luca Zaia, che pure aveva fatto ben sperare, dopo le cadute di stile sul riso, sulla bieticoltura, sulle etichette dei prodotti e sui panini di McDonald's lascia il campo (anche se Bossi vorrebbe il doppio incarico) per fare quasi certamente il Governatore del Veneto.

In questo contesto si inserisce ora la Santanchè, che propone di confinare la gestione della prostituzione in bar e ristoranti a luci rosse. Un'idea che farebbe ridere se non ci fosse da piangere per la pochezza intellettuale e l'assoluta mancanza di riguardo per un settore che ha bisogno, semmai, di rispetto e tutela. Se proprio vogliono aprire locali autorizzati, la sede più idonea (visto il tipo di frequentatori di cui si legge sui giornali) potrebbero essere i partiti. E sempre per restare ai politici (il nostro non è certo qualunquismo...) resta la regola che i primi a dare il buon esempio dovrebbero essere le persone più autorevoli. E quindi, per passare all'idea di abolire la pausa caffè, perché la Santanchè non propone a Fini e Schifani di chiudere i bar del Parlamento? Forse, coi tempi che corrono, qualche idea più brillante non guasterebbe di certo. Se poi la gente non andrà a votare sappiamo il perché...

Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net


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