In tempi di crisi e di difficoltà economica ritorna prepotente la notizia che crescono in Italia gli sprechi alimentari. Ogni famiglia del nostro Paese, infatti, butta nella spazzatura 515 euro di cibo l'anno che corrispondono per un terzo ad alimenti freschi come uova, carne e latticini. A riferirlo è "La nuova Ecologia" che riporta dati inediti di un'indagine condotta dall'Adoc, l'associazione nazionale per la difesa e l'orientamento del cittadino. Secondo il mensile di Legambiente, inoltre, una delle cause dello sperpero è il sovraccarico di offerte nei supermercati. Ma il cibo, sostiene l'indagine, si butta anche per altri motivi.



La poca coscienza dei consumatori e la politica delle grandi catene di distribuzione e produzione sono infatti i principali imputati dello spreco di alimenti nel nostro Paese. Contro l'eccesso di cibo fresco gettato nella spazzatura è pronto però "Last minute market", un progetto realizzato dalla Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna, che, questo mese, promuove 'cene antispreco”, una serie di iniziative finalizzate a sensibilizzare gli italiani perché acquistino prodotti nella giusta misura.

E con lo stesso obiettivo il mensile di Legambiente offre ai propri lettori un vademecum antispreco che, «con un po' di buonsenso e un pizzico di buona volontà», sottolinea l'associazione ambientalista, «può aiutare a migliorare le proprie abitudini e a fare acquisti più responsabili, aiutando anche l'ambiente«.

Il 30% del cibo acquistato dagli italiani finisce nella spazzatura ma può peroò essere "salvato" dai trucchi della cucina antispreco, che utilizza gli alimenti avanzati grazie ai segreti dei piatti della nonna. Ad affermarlo è la Coldiretti che in occasione della "Biodomenica" ha apparecchiato in via dei Fori Imperiali la prima "tavola degli avanzi".

Nelle nostre case ad essere gettati nel bidone sono soprattutto frutta, verdura, pane, pasta, latticini e affettati che si classificano tra i prodotti più a rischio: si stima che in Italia, a causa degli sprechi, si perde cibo sufficiente a nutrire 44 milioni di persone (l'intera popolazione della Spagna) per un valore che ammonta a circa 37 miliardi di euro, ben il 3% del pil, secondo una indagine di "Last Minute Market" dell'Università di Bologna. «Recuperare con un po' di fantasia i cibi rimasti sulle tavole non e' dunque - ricorda Coldiretti - solo un modo per risparmiare senza rinunciare ad ingredienti naturali e di qualità, ma anche la dimostrazione di un impegno concreto alla riduzione dello spreco delle risorse agro-alimentari. Un aiuto anche per l'ambiente con una minore produzione di rifiuti, il cui smaltimento rappresenta oggi uno dei principali problemi delle economie sviluppate» .

I PIATTI ANTISPRECO

L'attenzione alla ricerca della qualità in tavola a buon mercato è confermata da fatto che quasi quattro italiani su 10 (il 37%) dedicano parte del tempo libero al giardinaggio e alla cura dell'orto, come misura antistress, per passione, per garantirsi cibi di qualità o anche solo per risparmiare.

I piatti antispreco sono tanti, basta solo un po' di estro e si possono preparare delle ottime polpette recuperando della carne macinata avanzata semplicemente aggiungendo uova, pane duro e formaggio oppure la frittata di pasta per riutilizzare gli spaghetti del giorno prima; e ancora, la pizza rustica per consumare le verdure avanzate avvolgendole in una croccante sfoglia. Se avanza del pane, invece, si può optare per la più classica panzanella aggiungendo semplici ingredienti sempre presenti in ogni casa come pomodoro olio e sale per arrivare alla più tradizionale ribollita che utilizza cibi poveri come fagioli, cavoli, carote, zucchine, pomodori e bietole già cotte da unire al pane raffermo. Anche la frutta può essere facilmente recuperata: caramellata, cotta per diventare marmellata o semplicemente in macedonia.
Polpette, frittate, pizze farcite, ratatouille e macedonia non sono però solo un'ottima soluzione per non gettare nella spazzatura gli avanzi: aiutano anche a non far sparire tradizioni culinarie del passato secondo una usanza molto diffusa che ha dato origine a piatti diventati simbolo della cultura enogastronomica del territorio come la ribollita toscana, i canederli trentini, la pinza veneta o al sud la frittata di pasta.


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