Quote latte, ora Galan si gioca la faccia
E ora il Ministro Giancarlo Galan sulle quote latte si gioca davvero la faccia. Se, come ci auguriamo, il Governo non cadrà prima della fine dell'anno, alla scadenza del 31 dicembre il titolare delle Politiche agricole avrà la possibilità di portare all'incasso l'odiosa cambiale (rinvio a fine anno del pagamento delle multe) che, obtorto collo, era stato costretto ad accettare nel luglio scorso su imposizione della Lega che della difesa degli splafonatori aveva fatto uno dei suoi cavalli di battaglia.
Galan ha detto nei giorni scorsi che non ci sarà alcuna proroga e ha invitato i produttori ancora non in regola a uniformarsi alla normativa. La soluzione dovrebbe essere quella di riaprire i termini per l'adesione alla sanatoria prevista dalla legge Zaia alla quale finora ha aderito solo un centinaio di imprese mentre 563 splafonatori, i cosiddetti 'irriducibili”, non hanno ancora aderito pur avendo causato 4,4 miliardi di euro di multe all'Italia da parte dell'Unione europea. Soldi che hanno fatto saltare tutta una serie di investimenti e sostegni al settore agricolo.
I 'fuorilegge”, la definizione è di Galan, rappresentano l'1,4% del complesso delle 40mila aziende produttrici di latte, e solo l'1% del totale della produzione nazionale. In caso di non pagamento il Ministro ha minacciato (non si sa però bene con quali armi giuridiche) la chiusura delle stalle inadempienti.
Fin qui le dichiarazioni che, non va dimenticato, tengono conto del costante conflitto fra Galan e la Lega che si esplicita anche su altre iniziative, prima fra tutte la battaglia sugli Ogm. Dalle parole bisogna però passare ai fatti e quel che non può essere accettato è un ulteriore rinvio. Anche perché stavolta non si potrebbe più sostenere la tesi che i numeri non sono stati ancora controllati. L'attuale Ministro aveva contestato al suo predecessore Zaia di non aver rifatto fare a suo tempo i conteggi giusto per lasciargli una polpetta avvelenata. Non potremmo pensare che Galan cada due volte nello stesso tranello.
Certo la questione latte non finisce qui. Come giustamente aveva sostenuto dal primo giorno Zaia, è assurdo che un Paese come l'Italia, con la più grande produzione di formaggi tradizionali al mondo, possa produrre solo la metà del latte di cui ha bisogno. Ma invece di strappare più latte italiano all'Europa dobbiamo prima sistemare la nostra posizione di illegalità. Fatto questo, potremo avere più forza per spingere la produzione, pur non dimenticando che per ragioni climatiche e per la dimensione troppo piccola delle nostre stalle, il nostro latte costa più di quello importato da molti Paesi europei.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
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Fin qui le dichiarazioni che, non va dimenticato, tengono conto del costante conflitto fra Galan e la Lega che si esplicita anche su altre iniziative, prima fra tutte la battaglia sugli Ogm. Dalle parole bisogna però passare ai fatti e quel che non può essere accettato è un ulteriore rinvio. Anche perché stavolta non si potrebbe più sostenere la tesi che i numeri non sono stati ancora controllati. L'attuale Ministro aveva contestato al suo predecessore Zaia di non aver rifatto fare a suo tempo i conteggi giusto per lasciargli una polpetta avvelenata. Non potremmo pensare che Galan cada due volte nello stesso tranello.
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Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
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