MILANO - Quote latte, gli splafonatori alla sbarra. Domani, giovedì 16 settembre 2010, alle 10.30, davanti alla quarta sezione penale del Tribunale di Milano si terrà la seconda udienza del processo che coinvolge in particolare due cooperative: la Lombarda con sede a Melzo (Mi) in via Martiri della Libertà e la Latteria Milano con sede a Milano in via San Vittore.

I reati contestati sono peculato e truffa. Il primo a carico dei due amministratori delegati e legali rappresentanti pro tempore delle cooperative. Il secondo riguarda una ventina di consiglieri di amministrazione, fra cui allevatori delle province di Milano, Cremona e Lodi, succedutisi negli anni. Secondo l'accusa, il danno alle tasche dei contribuenti è di oltre 100 milioni di euro per un sistema che, inaugurato nel 2003, ha continuato a funzionare sino al febbraio 2009. I giudici decideranno se accettare o meno le eccezioni delle difese e discuteranno sull'ammissione delle prove, fra cui le testimonianze indicate dall'accusa, dalle parti civili e dalla difesa.

Il meccanismo, ricostruito dal pubblico ministero Maurizio Ascione, si basava sulle due cooperative che dopo aver avuto dalla Regione Lombardia l'autorizzazione a ritirare il latte e a pagarlo agli allevatori (grazie all'iscrizione nel registro dei primi acquirenti), non versavano poi nelle casse dello Stato (nello specifico l'Agea, l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura) le multe previste per chi produce fuori dalle quote assegnate.  

In pratica gli splafonatori intascavano sia i legittimi pagamenti per il latte che avevano diritto di mungere e mettere sul mercato, sia anche quelli non dovuti che dovevano essere trattenuti dalle due coop perché rappresentavano il valore delle multe per la superproduzione. Un giochetto che, secondo la Procura di Milano, ha fruttato più di 100 milioni di euro.

Un meccanismo che, secondo la Coldiretti (che si è costituita parte civile insieme allo Stato con Agea, alla Regione e ad alcune cooperative lombarde) ha falsato il mercato e danneggiato chi invece ha lavorato seguendo le regole. «Questa vicenda - commenta Nino Andena, presidente della Coldiretti regionale - è un'altra delle ferite inferte al settore lattiero caseario lombardo. La nostra costituzione di parte civile è un atto dovuto per il rispetto che merita chi si è impegnato a lavorare seguendo le regole, ma oggi uno dei problemi principali da risolvere è anche quello della competitività, del prezzo del latte e degli strumenti che possiamo mettere in campo per valorizzare il prodotto italiano».


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