Latte, diversità sul prezzo in Lombardia. Gli allevatori delegano la Coldiretti
Da quando è scaduto l’accordo per un valore di riferimento regionale, in Lombardia ci sono diversità addirittura fra le stalle che conferiscono la stessa industria. Con i 34 centesimi e mezzo proposti per un litro di latte gli allevatori non possono pagarci neppure un bicchiere d’acqua al bar
Prezzo del latte, industrie in ordine sparso. «Da giugno, quando è scaduto l'ultimo accordo per un valore di riferimento regionale, in Lombardia – rileva Eugenio Torchio, direttore della Coldiretti – si è creata una situazione a macchia di leopardo con situazioni molto diverse da provincia a provincia e addirittura fra le stalle che conferiscono il latte alla stessa industria».A Como, Lecco, Sondrio e Varese, ad esempio, la Carnini, storica industria di trasformazione, sta pagando gli allevatori 33,156 centesimi al litro (il valore dell'accordo scaduto a giugno) ma come acconto su un futuro prezzo ancora da stabilire. E sempre come acconti, fra Milano, Mantova, Bergamo, Brescia, Lodi e Cremona, le cifre oscillano fra i 34,5 e i 39 centesimi. Mentre il latte spot, quello venduto fuori dai normali contratti di fornitura, è stabile sopra i 40 centesimi al litro.
«Da una parte abbiamo un fronte industriale dove ognuno va per conto proprio – spiega Torchio – mentre dall'altra parte ci sono i nostri allevatori che ci hanno dato in massa le deleghe per le trattative dirette con le singole aziende. Ne sono arrivate migliaia nelle nostre federazioni provinciali, segnale di una grande compatezza sulle ragioni che ci hanno fatto respingere con decisione la proposta di Assolatte di pagare appena 34,5 centesimi al litro il latte lombardo in un momento storico dove le quotazioni dei grana stanno volando e l'intero settore sta offrendo interessanti segnali di ripresa».
Con i 34 centesimi e mezzo proposti per un litro di latte gli allevatori non possono pagarci neppure un bicchiere d'acqua al bar (50 centesimi) o un espresso (90 centesimi) e tantomeno riescono a coprire i costi di produzione. «Non si può certo continuare così, il nostro è un prodotto di alta qualità e di origine trasparente che, in quanto vero Made in Italy, va valorizzato di conseguenza – conclude Torchio – inoltre miglioramenti delle quotazioni alla stalla non potrebbero influire in alcun modo sui prezzi al dettaglio visto l'ampio margine che esiste da un capo all'altro della filiera».
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