Il direttore generale dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) Pascal Lamy ha confermato ieri sera il fallimento dei negoziati di Ginevra sul Doha round, la trattativa avviata nel 2001 in sede Wto con l'obiettivo di ridurre le barriere del commercio mondiale e salvare il ciclo negoziale sulla liberalizzazione degli scambi. Sul futuro dei negoziati sarà necessario riflettere, ma Lamy ha detto che potrebbe provare a  rilanciarli. Cominciate lunedì scorso, le trattative coinvolgono ministri ed alti rappresentanti dei 153 membri della Wto ed avrebbero dovuto concludersi sabato.

«Prendo atto - commenta il ministro delle Politiche agricole
alimentari e forestali Luca Zaia in riferimento alla conclusione negativa dei negoziati Wto - del fallimento di una trattativa in cui si è provato in tutti i modi a penalizzare il sistema agricolo italiano e più in generale europeo. è pur vero che, grazie agli sforzi dei nostri negoziatori, nel corso delle trattative abbiamo portato a casa importanti risultati, in particolare per ciò che concerne l'elenco dei prodotti tropicali».

«L'esclusione dei prodotti ad Indicazione geografica protetta - sottolinea il ministro - avrebbe però provocato conseguenze drammatiche per tutto il comparto. Non posso non ricordare che per l'agricoltura italiana ed europea le Indicazioni geografiche sono un segnale importante e distintivo secondo le qualità delle singole produzioni. Se l'accordo fosse passato, penalizzando i nostri prodotti, sarebbe passato anche un principio di penalizzazione per il mondo dei consumatori. Riguardo al fatto che il fallimento potrebbe portare ad un ulteriore impoverimento dei Paesi in via di sviluppo - spiega Zaia - ricordo che in economia non può valere il principio asimmetrico. Chiedere, infatti, all'agricoltura italiana un costo quale quello che si stava profilando, avrebbe potuto portare conseguenze disastrose per la nostra stessa economia come peraltro per quella di diversi Paesi occidentali, piuttosto che per la crescita dei Paesi ad economia emergente come ad esempio la Cina e l'India».

«Il negoziato di Ginevra, il più lungo della storia del Wto, è fallito proprio al termine della maratona inciampando ancora una volta sul terreno agricolo». Lo ha affermato Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo economico e negoziatore italiano al Wto. «L'Europa ha però tutte le carte in regola avendo concesso su questo campo tutto quello che era possibile, e infatti sono altri a lanciarsi reciprocamente le accuse: Stati Uniti, Cina e India, Asia ed America. Il negoziato è fallito nel Pacifico, non certo nel Mediterraneo. L'Italia ha svolto una parte attiva, da protagonista, nel difendere i propri interessi ma anche nel determinare l'iniziativa europea con un'azione continua insieme ai partner affinché ci fossero più aperture, meno barriere e meno ostacoli al commercio e allo sviluppo, soprattutto a favore dei Paesi meno sviluppati. Forse anche i paesi emergenti avrebbero dovuto fare di più».

Il ministro del Commercio estero della Nuova Zelanda Phil Goff ha definito «improbabile» che i negoziatori si rivedano prima della metà del 2009. Il portavoce del commissario Ue Peter Mandelson, negoziatore europeo, ha commentato che lo stop «è un grave colpo alla fiducia nell'economia globale». Il senso è che i "poveri" non avranno l'accesso che si voleva e le barriere al commercio resteranno immutate.

Fonti concordanti riferiscono che lo scontro finale è stato fra Usa, Cina e India e che si è svolto sulle clausole di salvaguardia sulle importazioni agricole, ovvero i codici che permettono di alzare barriere per difendere i settori più delicati dell'economia. Nel caso di Pechino, ad esempio, l'intenzione era utilizzarle per riso, zucchero e cotone. Gli Usa, che sono concorrenti diretti in questi segmenti, hanno ritenuto che si andasse verso una liberalizzazione virtuale degli scambi. La Cina, d'altro canto, deve vedersela con 800 milioni di contadini che vivono con due dollari al giorno.

Per Confagricoltura c'è bisogno di politiche che rafforzino l'agricoltura
A seguito della mancata intesa di Ginevra, Confagricoltura esprime una prima valutazione sugli esiti del negoziato Wto. «Il fallimento della trattativa dimostra anche quanto sia stata improduttiva la strategia negoziale della Commissione europea di questi ultimi anni», ha commentato il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni. «Certo ora non si potrà affermare che la responsabilità del fallimento è tutta del protezionismo agricolo di Bruxelles, visto che si sono susseguite concessioni a concessioni, senza poter portare a casa alcun reciproco vantaggio».
«A questo punto», ha aggiunto Vecchioni, «c'è bisogno piuttosto di scelte politiche europee e nazionali che rafforzino la produzione agricola, così come serve una attenta verifica sullo strumento del sistema europeo di tutela delle indicazioni geografiche che, ancora oggi, esce dal confronto multilaterale senza il giusto riconoscimento. E guardando al fallimento di oggi in prospettiva crediamo sia il caso di ripartire da basi nuove. Da un rilancio del bilateralismo, non come alternativa, ma come elemento complementare a intese multilaterali, a una modifica del mandato originario di Doha, aprendolo a nuovi temi come quelli della reciprocità delle tecniche di produzione, degli standard ambientali e sociali».


Coldiretti: 50 miliardi di euro il falso made in Italy da debellare

Il raggiungimento, a Ginevra nell'ambito dei negoziati Wto, di un accordo sulla tutela delle indicazioni geografiche avrebbe contribuito a battere le imitazioni e le falsificazioni del Made in Italy agroalimentare che valgono complessivamente 50 miliardi di euro. è quanto afferma la Coldiretti che nel commentare il fallimento del negoziato sul Wto a Ginevra auspica che ora si possano trovare occasioni negoziali che consentano di superare gli ostacoli attuali attraverso un approccio nuovo e attento alle reali esigenze di uno sviluppo economico sostenibile dell'economia mondiale.
L'importante impegno nazionale per una positiva conclusione dei negoziati con la tutela delle indicazioni geografiche e la salvaguardia delle nostre produzioni agricole ed alimentari, va proseguito con decisione in futuro. Se dalle prossime trattative internazionali venisse un chiaro stop ai cibi taroccati, potrebbe ad esempio aumentare di dieci volte il solo export nazionale di formaggi tipici verso gli Stati Uniti, dove sono venduti parmesan, mozzarella, asiago, romano e provolone che non hanno nulla a che fare con la realtà produttiva tricolore. E nuove opportunità commerciali - precisa la Coldiretti - si aprirebbero anche per prosciutti, salumi e bevande alcoliche tipiche vittime degli agropirati in ogni parte del mondo, come il Chianti prodotto nella Napa Valley in California.
Peraltro, con la riforma della politica agricola, l'Unione europea ha dimostrato di avere le carte in regola per arrivare ad una conclusione positiva del negoziato, che è infatti fallito su un braccio di ferro che non ha coinvolto il vecchio continente.



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