Wto: posizione americana inaccettabile per Zaia. Occorre proteggere le indicazioni geografiche
«Per il nostro Paese è e resta prioritario difendere l'agricoltura italiana da un'illogica inclusione di alcuni prodotti nelle liste di quelli tropicali, così come è e resta irrinunciabile ottenere l'estensione della protezione per le indicazioni geografiche». Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia commenta così il prosieguo della negoziazione Wto, condotta nel tentativo di evitare un fallimento dell'accordo.
«Appare difficile giungere alla definizione di un'intesa e noi – prosegue il ministro – abbiamo il dovere, come italiani e come europei, di ribadire fino in fondo quali sono i limiti invalicabili della nostra posizione, che la Commissione conosce bene e che continueremo a difendere, sia in questa fase, sia in futuro, quando il negoziato dovesse riprendere».
«Se ora si rischia il fallimento – spiega Zaia - è perché sulla strada dell'accordo abbiamo dovuto affrontare, senza successo, le eccessive pretese di alcuni fra i Paesi ad economia emergente, che hanno prospettive di crescita in grado di avvicinarli presto al livello dei Paesi industrializzati. Noi – aggiunge il Ministro - non possiamo accettare che le loro barriere doganali restino chiuse per i prodotti dell'agroalimentare italiano e loro non possono pretendere di entrare nei nostri mercati a dazio zero. Se il negoziato fallirà ancora una volta, la responsabilità – conclude il ministro Zaia - non sarà certamente dell'agricoltura, ma di quanti, fra i Paesi che hanno partecipato al negoziato, hanno mantenuto testardamente una posizione di chiusura».
Dall'Italia parte una coalizione per tutelare Doc e Igp. Inaccettabile la posizione americana
La firma da parte di 12 Paesi dell'Unione europea, su iniziativa della delegazione italiana, di una lettera indirizzata ai Commissari europei al Commercio Peter Mandelson e all'Agricoltura Mariann Fischer Boel per reagire, sia nelle sedi istituzionali che attraverso una opportuna informazione, alle affermazioni statunitensi contro una efficace protezione delle Indicazioni Geografiche a livello internazionale, è un fatto importante e in linea con quanto già sostenuto dalla Coldiretti che ha chiesto 'risposte chiare ed inequivocabili” alle dichiarazioni del rappresentante al commercio americano Susan Schwab.
I 12 Paesi firmatari, Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Malta, Cipro, Polonia, Bulgaria, Romania, Ungheria e Irlanda – rileva la Coldiretti - rappresentano oltre il 70% del valore aggiunto della produzione agricola europea e circa il 63% del totale di quest'ultima. Si tratta, inoltre, dell'intero blocco dei Paesi del Mediterraneo che costituiscono più del 70% dei prodotti di qualità legati al territorio e dei principali nuovi Stati membri dell'Est che da soli rappresentano quasi il 50% degli occupati in agricoltura nell'Ue.
Sono numeri che dimostrano l'importanza per l'agricoltura europea dei Paesi firmatari e per tale motivo le loro istanze non possono essere assolutamente disattese.
Il Consorzio Tutela Grana Padano appoggia le iniziative di Zaia
Ritenendo assurda la posizione degli americani che non intendono riconoscere il ruolo e la specificità dei prodotti Dop, il Consorzio Grana Padano sostiene la determinata posizione del ministro Zaia. Posizione che lo stesso ministro aveva con chiarezza presentato all'Assemblea del Consorzio venerdì scorso 18 luglio a Verona, suscitando il caloroso e convinto sostegno dei 400 imprenditori caseari presenti.
Il Consorzio dichiara che «è evidente che se nei lavori del Wto che si stanno svolgendo a Ginevra non saranno presenti chiari elementi che consentano di contrastare energicamente le imitazioni dei prodotti DOP nel mondo sarà opportuno non sottoscrivere alcun accordo. I prodotti Dop italiani, i più imitati e scimmiottati nel mondo, meritano di essere riconosciuti da tutte le delegazioni presenti a Ginevra come un patrimonio non solo alimentare italiano ma come un vero e proprio patrimonio storico dell'Italia, rappresentando i valori, la cultura e la storia del territorio in cui sono prodotti.
Il forte legame con l'area di produzione, che ad esempio il Grana Padano racchiude, rappresenta un'identità specifica di un territorio e delle sue genti. Testimonia, infatti, le radici millenarie delle popolazioni della pianura padana che a quei tempi vivevano prevalentemente di agricoltura e zootecnica.
Addirittura intorno all'anno mille i monaci cistercensi di Chiaravalle studiarono, provarono e testarono la ricetta tramandandola intatta, di generazione in generazione ai giorni nostri. L'assoluta tutela di questo patrimonio storico - culturale non può prescindere dai tratti fondamentali degli accordi WTO. L'identificazione di un territorio con i suoi valori fondanti non può essere taciuta o addirittura sottratta e immolata per agevolazioni commerciali internazionali, che pure condividiamo e appoggiamo purché rispettino la storia di un territorio.
Fa bene Zaia a battere i pugni e fa bene il Presidente Sarkozy a pretendere il rispetto mondiale anche dei prodotti di denominazione e indicazione geografica protetta».
Il Consorzio non sollecita quindi ostacoli agli accordi Wto. Sollecita solo la giusta pretesa di un rispetto internazionale dei propri prodotti DOP a tutela dei consumatori mondiali che non possono essere indotti a consumare un formaggio chiamato ad esempio 'Gradano” pensando sia un abbreviativo semantico del Grana Padano.

