Non facciamo cadere l’Italia nei buchi del formaggio
Dopo quella del vino occorre risolvere con urgenza un'altra grande emergenza che colpisce il 'Made in Italy a Tavola”, quella del formaggio. Le sempre più frequenti segnalazioni di sofisticazione sui latticini (l'ultima è quella contro i banditi della tavola condotta con successo dalla Guardia di Finanza a Cremona) meritano decisamente più attenzione di quanto venga prestata oggi. Eppure in ballo non ci sono solo interessi economici importanti e l'immagine del 'Made in Italy a Tavola”, c'è infatti anche, e soprattutto, la salute dei consumatori, già troppo frastornati da una crisi che porta magari a sottovalutare il fattore qualità a fronte del calo del reddito. Fra trasformazione di formaggi avariati che, anziché venir destinati allo smaltimento, vengono riciclati e con l'appoggio di connivenze varie tornano sul mercato come prodotti buoni e di prima qualità, contraffazioni e taroccamenti vari che vengono dall'estero, il formaggio italiano è oggi in serio pericolo.
Sulla carta c'è il sistema delle Denominazioni di origine che 'potrebbe” costituire un poderoso sbarramento alle truffe alimentari, ma purtroppo non è sempre così. Anche in presenza del marchio Dop, senza adeguati controlli si fa presto a utilizzare latte non del territorio. In Italia, come ha segnalato senza mezzi termini il ministro Luca Zaia su 'Italia a Tavola”, dobbiamo importare – non sempre al meglio - almeno il 45% del fabbisogno di latte: dove va questo prodotto non sempre di alta qualità? O ce lo beviamo o finisce nei caseifici… Un po' come succede alle autobotti che non trasportano Sangiovese, ma arrivano comunque piene in alcune cantine di Montalcino e se ne ripartono vuote…
Come dire che oggi è indispensabile alzare la guardia e tutelare uno dei beni gastronomici più importanti del Paese. Al di là dei numeri da primato di realtà come il Parmigiano Reggiano o il Grana Padano, forse non c'è però una giusta valutazione del settore. Sarà perché tolto qualche grande nome (da Zanetti ad Auricchio, da Galbani ad Invernizzi) si tratta di una realtà produttiva per molti versi ancora di piccola dimensione e legata all'artigianato e al territorio.
Oppure perché i consorzi e le associazioni di categoria (che pure oggi si stanno mobilitando, a partire da quello per la tutela del Provolone Valpadana) non scesero per tempo in campo a difesa della trasparenza nel settore. Fatto sta che la sensazione è per il formaggio italiano serva un intervento urgente di tutela e promozione corretta. E ancora una volta, a costo di apparire quasi acritici, non possiamo che approvare quanto sta facendo il ministro delle Politiche agrarie, che con inusuale energia per il nostro Paese sembra davvero deciso ad andare fino in fondo anche su questo tema. In proposito non possiamo che citare testualmente quanto va ripetendo: «Siamo assolutamente convinti – ha affermato Zaia – che la salute dei cittadini sia il primo valore a cui qualsiasi Governo debba tenere. E ne siamo tanto convinti che, insieme con il ministero della Salute, ci costituiremo parte civile nelle eventuali azioni penali contro coloro i quali hanno così vistosamente danneggiato il sistema Italia e la sua politica di difesa delle eccellenze. Dobbiamo difendere i consumatori italiani di tutto il mondo e i produttori seri. Lo ripeto ancora una volta: chi adultera il cibo va trattato come un criminale». Sottoscriviamo in pieno.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
Sulla carta c'è il sistema delle Denominazioni di origine che 'potrebbe” costituire un poderoso sbarramento alle truffe alimentari, ma purtroppo non è sempre così. Anche in presenza del marchio Dop, senza adeguati controlli si fa presto a utilizzare latte non del territorio. In Italia, come ha segnalato senza mezzi termini il ministro Luca Zaia su 'Italia a Tavola”, dobbiamo importare – non sempre al meglio - almeno il 45% del fabbisogno di latte: dove va questo prodotto non sempre di alta qualità? O ce lo beviamo o finisce nei caseifici… Un po' come succede alle autobotti che non trasportano Sangiovese, ma arrivano comunque piene in alcune cantine di Montalcino e se ne ripartono vuote…
Come dire che oggi è indispensabile alzare la guardia e tutelare uno dei beni gastronomici più importanti del Paese. Al di là dei numeri da primato di realtà come il Parmigiano Reggiano o il Grana Padano, forse non c'è però una giusta valutazione del settore. Sarà perché tolto qualche grande nome (da Zanetti ad Auricchio, da Galbani ad Invernizzi) si tratta di una realtà produttiva per molti versi ancora di piccola dimensione e legata all'artigianato e al territorio.
Oppure perché i consorzi e le associazioni di categoria (che pure oggi si stanno mobilitando, a partire da quello per la tutela del Provolone Valpadana) non scesero per tempo in campo a difesa della trasparenza nel settore. Fatto sta che la sensazione è per il formaggio italiano serva un intervento urgente di tutela e promozione corretta. E ancora una volta, a costo di apparire quasi acritici, non possiamo che approvare quanto sta facendo il ministro delle Politiche agrarie, che con inusuale energia per il nostro Paese sembra davvero deciso ad andare fino in fondo anche su questo tema. In proposito non possiamo che citare testualmente quanto va ripetendo: «Siamo assolutamente convinti – ha affermato Zaia – che la salute dei cittadini sia il primo valore a cui qualsiasi Governo debba tenere. E ne siamo tanto convinti che, insieme con il ministero della Salute, ci costituiremo parte civile nelle eventuali azioni penali contro coloro i quali hanno così vistosamente danneggiato il sistema Italia e la sua politica di difesa delle eccellenze. Dobbiamo difendere i consumatori italiani di tutto il mondo e i produttori seri. Lo ripeto ancora una volta: chi adultera il cibo va trattato come un criminale». Sottoscriviamo in pieno.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net


