E ora il Brunello e il vino italiano potranno essere garantiti sul serio
Tanto tuonò che piovve, ma finalmente per il Brunello di Montalcino si intravede una via d'uscita. Che questa passi attraverso un sostanziale azzeramento dei vertici del Consorzio - e non già per quel passo indietro da parte degli inquisiti o dei tecnici e rappresentanti delle aziende inquisite che da tempo avevamo auspicato - ci spiace non poco. Ma questa è la realtà del mercato e, se vogliamo, è anche una logica che guarda all'interesse dell'intero settore del vino italiano, e del Brunello in particolare, e non certo di 4 o 5 pur importanti cantine blasonate, ma forse un po' troppo arroganti… Una logica probabilmente condivisa anche da Francesco Marone Cinzano che, sia pure in zona Cesarini, ha trovato la forza di dimettersi da presidente del Consorzio aprendo del tutto la porta a quell'indispensabile operazione di pulizia che ora invoca anche la Regione Toscana.
Da tempo ci siamo schierati con decisione perché Brunellopoli non finisse insabbiato e oggi non possiamo perciò che plaudire all'iniziativa del ministro Zaia che, con un'iniziativa assolutamente rivoluzionaria in Italia, torna a farci credere, e sperare, nelle istituzioni e nello Stato (quello con la S maiuscola).
A questo punto non c'è che rimboccarsi le maniche e puntare tutto sui piani dei controlli la cui responsabilità è stata tolta ai controllati e affidata a tre persone che, oltre che competenti, hanno la caratura professionale e istituzionale per garantire il ministro da un lato ed il mercato dall'altro. Tutelando con ciò la maggioranza delle cantine 'oneste” di Montalcino che hanno il diritto di vendere con tranquillità il loro vino sincero.
Il tutto sperando che i molti amici interessati di Banfi, Antinori, Frescobaldi o Argiano (le principali cantine coinvolte nell'inchiesta giudiziaria, le cui pubblicità figurano magari sui siti o sulle riviste pronti a difenderli…) non si mettano a sparare (come hanno già cominciato a fare) contro 'l'atto arbitrario” del ministro che colpirebbe l'autonomia del consorzio. Di autonomia al Consorzio, in verità, se ne sono presa fin troppa negli ultimi tempi: e non a caso fra gli indagati ci sarebbero anche tre tecnici del Consorzio. Pensare che chi ha truffato potesse mettere in piedi i sistemi di garanzia, mettendo il ministero di fronte al fatto compiuto, era francamente un po' illusorio e bene aveva fatto il ministro a prenderne da subito le distanze. Con buona pace anche di chi, come la pur seria Barabino e Partners (la nuova agenzia per la comunicazione) si è trovata alle prese con una bufala gigantesca che non ha certo incrementato di una virgola l'immagine dei dirigenti del Consorzio… E che ancor più fatica farà ora dopo che ha "taciuto" sulle dimissioni di Marone Cinzano, circolate solo fra gli addetti ai lavori.
Il 'commissariamento” a Montalcino (perché di questo si tratta visto che a quel che resta del consiglio di amministrazione resta di fatto da incassare le quote e decidere al massimo delle spese promozionali per B&P…) conferma a questo punto la volontà ministeriale di mettere nell'angolo i mariuoli e dà più forza al Governo per offrire quelle garanzie richieste dal mercato, in primis, dagli Usa. A questo punto ci piacerebbe che scattasse anche un periodo di quarantena in base al quale nessun esponente delle cantine sotto indagine della magistratura sia presente in organismi che in qualche modo dipendono da nomine ministeriali. Sarebbe un atto concreto per continuare nella politica di trasparenza e rigore che è troppo spesso è mancata all'Italia.
E nessuno venga a sostenere che il commissariamento farebbe il gioco degli industriali del vino che punterebbero a una revisione del disciplinare per permettere di correggere con Merlot o Cabernet il Sangiovese. Questo è proprio il punto su cui si dovrà giocare la prossima partita in cui il primo attore sarà ancora Zaia. Una cosa ci sembra certa: poiché lo scandalo nasce dal fatto di aver taroccato il Bunello, l'unica strada non percorribile oggi è proprio quella di rendere legale per il futuro il taroccamento (snaturando così uno dei simboli del 'Made in Italy a Tavola”). Vanno invece garantiti a tutti i livelli la purezza del Sangiovese nel Brunello (simbolo di tipicità e territorialità) e il rispetto di regole di coltura in vigna e di lavorazione in cantina (affinamento in legno). I vigneti che non sono di Sangiovese possono sempre essere reimpiantati o destinati ad altri vini…
E intanto invitiamo a sottoscrivere l'Appello in difesa del vino italiano che con altri giornalisti, produttori e operatori del settore stiamo sostenendo.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
Articolo correlato:
Brunello: Zaia nomina tre garanti per i controlli. E Marone Cinzano di dimette


