Salviamo cotechino e zampone. Al bando, oltre ai maiali irlandesi, i soliti allarmisti di complemento
«Nessun rischio per cotechino e zampone natalizio». L'affermazione del sottosegretario Francesca Martini non è solo rassicurante o legata al suo esplicito amore per la dieta padana. è una precisazione assolutamente garantista e seria che trova conferma nei processi produttivi. «Questi prodotti - ha infatti spiegato la Martini - vengono lavorati diversi mesi prima della commercializzazione, e quelli sul mercato provengono da carni lavorate prima dell'1 settembre, cioè la data stabilita dall'Unione europea dopo la quale c'è il rischio di contaminazione». E con questo speriamo si possa mettere da subito la parola fine a ingiustificati allarmismi o a prese di posizione che meritano soltanto commiserazione se non provenissero da un organismo pur serio come il Codacons che, sull'onda del non farsi trovare impreparato, si è schierato fra gli allarmisti di complemento invitando a non consumare cotechino o zampone.
Ci possono essere delle ragioni per mettere in dubbio la genuinità o la salubrità di certi prodotti (e "Italia a Tavola" non può certo essere accusata di aver mai nascosto qualcosa), ma viste le troppe bufale degli ultimi tempi e l'inconsistenza della realtà della carne suina irlandese alla diossina distribuita in Italia (stando a quanto finora dichiarato da Ue e Governo), ci saremmo aspettati un po' di prudenza da parte del Codacons. A meno che non disponga di documentazioni diverse, e allora lo preghiamo di esibirle, anticipando fin d'ora le nostre scuse. Ma almeno al momento sembra che non dovremo presentare le scuse e gli italiani potranno togliersi la soddisfazione di accompagnare alle lenticchie qualche fettina di zampone e qualche bicchiere di vino, purché italiano.
La vicenda della carne irlandese riporta peraltro d'attualità una questione su cui da tempo ci battiamo: dall'olio al maiale sono troppi i prodotti alimentari per i quali non c'è l'obbligo di un'etichetta chiara. Poiché su questo punto sia la Martini sia il ministro delle Politiche agrarie Luca Zaia ripetono da tempo che è tempo di agire, li invitiamo a farlo risolutamente, imponendo per legge anche un obbligo di non poco conto: le etichette che devono garantire la tracciabilità degli alimenti devono essere scritte in caratteri grandi (non con quelli delle spiegazioni dei farmaci, per intenderci) e devono essere assolutamente leggibili. Solo così si potrà fare un vero servizio al consumatore, alla salute e ai produttori onesti italiani.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
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