«La carne italiana è buona», quindi gli italiani devono consumare il più possibile «prodotto italiano di prossimità", tanto più nel caso della cane suina "che è un prodotto autoctono». è

l'invito che, tramite l'ANSA, il ministro delle Politiche agricole ed alimentari Luca Zaia fa agli italiani il giorno dopo la scoperta dei casi di contaminazione da diossina di alcuni maiali allevati in Irlanda.
Luca Zaia
Zaia ci tiene però a precisare che «in Italia la filiera del controllo funziona e il consumatore ha sempre sotto mano in maniera trasparente la tracciabilità del prodotto, cioé la possibilità di identificarne l'origine, e questo consente in casi di emergenza come questo di arrivare immediatamente a tutelare la salute pubblica».

Il ministro sottolinea inoltre che «nel momento in cui il ddl che prevede l'obbligatorietà dell'etichetta di origine su tutti i prodotti alimentari sarà legge, a tutte queste informazioni si potrà accedere con ancora maggiore tempestività ed incisività a tutela del consumatore».

Dal 2002 è l'obbligatoria l'etichetta sulla carne bovina e dal 2005 per i polli

Dal primo gennaio 2002 va ricordato che l'etichetta della carne bovina in vendita deve obbligatoriamente riportare lo stato di nascita, di allevamento e di macellazione ed è quindi possibile sapere se la fettina acquistata in macelleria è stata ottenuta da un bovino nato, cresciuto e allevato in Italia o se si tratta di un capo nato in Francia, cresciuto e macellato in Italia o ancora se la carne proviene da un animale nato, cresciuto e macellato in Irlanda.

Informazioni analoghe sono state introdotte nel 2005 per il pollame  a seguito dell'emergenza aviaria mentre mancano ancora per la carne di maiale le cui importazioni in Italia - rciorda la Coldiretti - arrivano peraltro solo per lo 0,3 per cento dall'Irlanda sulla base di elaborazioni su dati Istat relativi ai primi otto mesi del 2008. Le carni suine italiane possono tuttavia essere riconoscibili da marchi di qualità come il Gran Suino Padano (GSP) per il prodotto fresco o da quelli europei a denominazione di origine per i salumi ma c'è in molti casi anche l'opportunità di acquistare direttamente in molti dei cinquemila allevamenti di maiali presenti in Italia.

In un Paese come l'Italia che può contare sulla più estesa rete di veterinari a livello comunitario Il tempestivo avvio dei controlli a livello nazionale è rassicurante - sostiene la Coldiretti - per evitare una psicosi nei consumi che in passato è costata notevolmente al sistema produttivo con perdite stimate a 2 miliardi per la mucca pazza (2001) e a mezzo miliardo per il pollame (2005)

Per questo di fronte alle emergenze sanitarie che si rincorrono servono sopratutto - afferma la Coldiretti - misure strutturali con un sistema di etichettatura obbligatorio che indichi la provenienza e l'origine di tutti gli alimenti, come elemento di trasparenza per produttori e consumatori e a garanzia della sicurezza alimentare. Secondo l'indagine Coldiretti-Swg la quasi totalità dei cittadini (98 per cento) considera necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il luogo di origine della componente agricola contenuta negli alimenti, per colmare una lacuna ancora presente nella legislazione comunitaria e nazionale. Si tratta di una misura importante per la sicurezza alimentare con il moltiplicarsi di emergenze sanitarie che si diffondono rapidamente in tutto il mondo per effetto degli scambi, come nel caso del latte alla melamina proveniente dalla Cina o l'olio di girasole dall'Ucraina. 

Il pressing della Coldiretti ha portato all'obbligo di indicare varietà, qualità e provenienza nell'ortofrutta fresca, all'arrivo dal primo gennaio 2004 del codice di identificazione per le uova, all'obbligo di indicare in etichetta, a partire dal primo agosto 2004 il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto, dall'obbligo scattato il 7 giugno 2005 di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco, all'etichetta del pollo Made in Italy per effetto dell'influenza aviaria dal 17 ottobre 2005 e all'etichettatura di origine per la passata di pomodoro a partire dal 1 gennaio 2008. Ma molto resta ancora da fare e per oltre il 50 per cento della spesa - conclude la Coldiretti - l'etichetta resta anonima per la carne di maiale, coniglio e agnello, per la pasta, le conserve vegetali, ma anche per il latte a lunga conservazione e per i formaggi non a denominazione di origine.

 

L'ETICHETTA CON L'ORIGINE SULLE TAVOLE DEGLI ITALIANI

I CIBI CON L'INDICAZIONE DI PROVENIENZA 

Carne di pollo e derivati
Carne bovina
Frutta e verdura fresche
Uova
Miele
Passata di pomodoro
Latte fresco
Pesce
Olio di oliva

I CIBI SENZA INDICAZIONE 

Carne di maiale e salumi non a denominazione di origine (dop)
Carne di coniglio
Pasta
Frutta e verdura trasformata
Derivati del pomodoro diversi da passata
Latte a lunga conservazione
Formaggi non a denominazione di origine (dop)
Derivati dei cereali 

 

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