Carne alla diossina, controlli a tappeto ma niente psicosi per il bene del settore
Sono 89 le partite di carne suina importate in Italia dall'Irlanda a partire da settembre, da quando cioè è scattato l'allarme diossina. Lo ha reso noto il sottosegretario alla Salute
, (nella foto) che ha annunciato che 42 di queste partite sono state già rintracciate e sequestrate. «Contiamo in brevissimo tempo - ha detto - di trovarle e sequestrarle tutte. Delle 42 partite di carne sequestrate 23 sono state trovate in Lombardia, una in Calabria, una nella Provincia autonoma di Trento, 8 in Emilia Romagna, 6 in Veneto, una rispettivamente in Lazio, Puglia e Basilicata. Tutte rinvenute presso i grossisti, prima del commercio al dettaglio». Infatti, ha spiegato la Martini, «i Nas ieri hanno proseguito i controlli sui supermercati, effettuandone 120 e non reperendo tramite la documentazione degli esercizi stessi carne suina di origine irlandese».
Sono 255 le tonnellate di carne suina proveniente dall'Irlanda, a sospetto di diossina, già bloccate in Emilia Romagna dagli stessi fornitori italiani che l'hanno acquistata per rivenderla, dopo l'allarme scattato nelle ultime ore. Qualche decina, un po' in tutta la Regione, le aziende interessate ai ritiri - sui quali vigilano i carabinieri del Nas - ma imponente il lavoro messo in campo: si tratta infatti di ricostruire il percorso della carne e il relativo utilizzo che ne è stato fatto, compresa la trasformazione in salumi, per poi andarla a cercare ed eventualmente ritirarla dal mercato. Difficile dunque, al momento, prevedere un quadro preciso della situazione a breve. Quindici tonnellate sono state trovate nel parmense, 80 a Modena, 75 nel bolognese, un centinaio in provincia di Reggio Emilia; 63 tonnellate di merce sono state invece sequestrate a Piacenza in tre salumifici e un magazzino dai veterinari dell'Asl.
Martini: niente allarmismi per il bene dell'economia italiana
No ad allarmismi e ad inviti a non comprare carne suina, «che fanno male all'economia italiana». è l'appello del sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, in merito all'allarme diossina per le carni provenienti dall'Irlanda. Appello al quale si associa la Cia che ritiene che allarmismi ingiustificati possono provocare dannose psicosi e sottolinea che carne bovina, prosciutti, salumi, zamponi e cotechini venduti in Italia sono sicuri. Occorre tenere sempre alta la vigilanza nei controlli da parte delle autorità preposte ed estendere subito l'etichetta d'origine per tutti i prodotti agroalimentari. Queste le proposte della
Confederazione italiana agricoltori davanti al problema della contaminazione da diossina di suini allevati in Irlanda. Per la Cia, quindi, è quanto mai inopportuno parlare di emergenza alimentare.
Sulle merci provenienti dall'estero c'è una rete di controlli molto efficace. Mentre le produzioni "made in Italy" sono sicure e di qualità. I nostri allevamenti, infatti, sono sottoposti a quotidiane verifiche e utilizzano mangimi garantiti sotto ogni profilo. La vicenda della diossina pone, comunque, l'esigenza di allargare subito a tutto l'agroalimentare l'indicazione del paese d'origine del prodotto. Oggi esiste solo per la carne bovina, per il pollame, per il latte fresco, per l'ortofrutta, mentre per l'olio d'oliva ancora e' in piedi un contenzioso con l'Unione europea. Risultano privi d'indicazione d'origine la carne di maiale, di coniglio, e d'agnello, la pasta, le conserve vegetali e molti tipi di formaggi, esclusi, ovviamente, quelli a marchio Dop. L'effetto di allarmismi generalizzati sarebbe deleterio.
Controlli a tappeto
La carne alla diossina dall'Irlanda è arrivata anche in Italia, a rischio salumi e insaccati ma anche prodotti a base di bovino. Per fortuna il sistema di allarme e controllo ha permesso di scoprire abbastanza velocemente il rischio e in Italia sono in corso controlli a tappeto. «Ancora una volta la famosa Agenzia per la sicurezza alimentare europea brilla per l'assenza - dichiara Francesco Ferrante, responsabile Agricoltura di Legambiente. Anzi, nel pieno dell'allarme ci fa sapere che domani dovrebbe pronunciarsi al riguardo. Allora attendiamo fiduciosi. E chissà se anche questa volta dirà che non esiste alcun problema e possiamo stare tranquilli».
La carne inquinata è un problema vasto e grave, non solo perché mette a rischio la salute dei consumatori ma anche perché mette in evidenza la fragilità del sistema dell'allevamento intensivo. Sarebbero necessari continui controlli in tutte le fasi della filiera per poter garantire la salubrità dei prodotti. Ma nessun cibo potrà mai essere buono e sano a prescindere dalle condizioni di allevamento degli animali che, pur destinati alla macellazione, dovrebbero veder riconosciuto il rispetto del benessere animale e delle proprie caratteristiche di specie a partire da una corretta e adeguata alimentazione.
«Da quello che ci risulta come veterinari addetti ai controlli il problema diossina non esiste». Così Aldo Grasselli, segretario della Sivemp, la società italiana dei veterinari pubblici, liquida l'allarme diossina nelle carni irlandesi. Nessun rischio, come aveva invece ipotizzato ieri il sottosegretario Martini, per le carni bovine: «Immediatamente dopo l'allarme diossina è stato attivato un monitoraggio sul latte bovino, e allo stato attuale non ci sono problemi». E nessun rischio concreto neanche per la carne suina: «I consumatori possono stare tranquilli - scandisce Grasselli, - sicuramente più di un mese fa, perché dopo l'allerta i controlli sono a tappeto, e tutta la carne che trovano in tavola è certificata, passata al vaglio e esente da ogni rischio diossina». I controlli, puntualizza Grasselli, «sono preventivi, non è che quando si legge di controlli vuol dire che ci sono problemi, si fanno proprio per evitare problemi». E se pure ci fosse stata «una fuga di una partita di prodotti contaminati, potrebbe già' essere stata rintracciata. Allo stato attuale, il rischio non c'è. Siamo attivi per cercare elementi di potenziale rischio prima che si manifesti, a questo serve un sistema di sorveglianza, ma posso rassicurare i consumatori che non c'è alcuna probabiliTà che a Natale si trovino in tavola un prodotto contenente diossina».
Non solo in un momento come quello di vigilia delle feste quando aumentano i consumi, ma per l'intero settore suinicolo che riveste una grande importanza nel contesto dell'economia agroalimentare nazionale. I numeri, del resto, sono significativi. Sono oltre 100 mila le aziende, con oltre 9 milioni di capi suini. Il valore al consumo della carne suina e' di 1,2 miliardi, quello dei salumi di 3,6 miliardi (460 milioni per le Dop). Solo nello scorso anno sono stati prodotti 9 milioni 900 mila prosciutti di Parma, mentre quelli di San Daniele sono stati circa 2 milioni e 700 mila.
A rischio non solo la salute ma anche le imprese del settore
L'allarme diossina sulle carni suine importate dall'Irlanda rischia di danneggiare non solo la salute dei consumatori ma anche l'economia delle famiglie e delle imprese del settore. Queste le considerazioni dell'Adoc, che chiede a Governo e Autorità di essere più chiari e trasparenti verso i consumatori. «Come consumatori siamo preoccupati dall'allarme diossina - commenta Carlo Pileri, presidente dell'Adoc - ma va assolutamente evitato l'effetto psicosi, che potrebbe ripercuotersi sull'economia delle famiglie e delle imprese del settore. In Italia si consumano circa 30 chili pro capite l'anno di carne suina, molto
più di quella bovina e avicola. Nell'ultimo anno il prezzo di un chilo di carne di maiale è aumentato in media del 6,1 a fronte di un calo degli acquisti medio del 5%. Qualora l'allarme si trasformasse in psicosi potrebbe verificarsi un ulteriore calo degli acquisti, in particolare di zamponi e cotechini in previsione delle feste natalizie, pari al 10-15, con conseguenti danni per il settore per milioni di euro. Inoltre, potrebbe generarsi una speculazione sui prezzi dei prodotti simili e alternativi, quali pollame e pesce, che va arginata sul nascere. Eventuali rincari ingiustificati rischiano di nuocere gravemente alla già compromessa economia delle famiglie, per di più sotto Natale. Chiediamo quindi al Governo e all'Autorità di rendere nota la lista dei marchi che hanno acquistato i prodotti dagli allevamenti sospetti, come ulteriore garanzia dei consumatori, di adoperarsi per maggiori controlli sugli allevamenti e le carni importate, e di controllare, già da adesso, il possibile pericolo speculazione».
Secondo l'Adoc e necessario uniformare la normativa europea in merito alla produzione dei beni agroalimentari. «Il quadro è ancora più grave, se consideriamo che in Italia si importano prodotti provenienti da altri Paesi europei che non rispettano le severe norme di produzione vigenti nel nostro Paese - continua Pileri - prodotti per cui non è garantita né la tracciabilità né l'etichettatura e per i quali si utilizzano fitofarmaci o concimi da noi vietati da oltre 20 anni. Chiediamo che si intervenga per bloccare l'importazione in Italia e la circolazione all'interno del mercato Ue di questi prodotti e di tutti i prodotti che siano sotto gli standard di sicurezza italiani. Crediamo sia opportuno agire a livello europeo con l'intento di realizzare, al massimo livello, un'uniformità normativa in merito alla produzione dei beni agroalimentari, tale da preservare il 'made in' e garantire il consumatore, italiano e europeo, sulla sicurezza e qualità dei prodotti che acquista».
Zampone e cotechino? Codacons: no grazie
Oggi il Codacons aveva invitato i consumatori a rinunciare ai tradizionali zamponi e cotechini natalizi. Da questo appello "Italia a tavola" si dissocia fortemente, ritenendolo un grave attacco al già precario momento che il mercato e i consumi stanno vivendo. A noi si accocia anche il sottosegretario Martini: «Non condivido questo appello perché tutti i prodotti sul mercato provengono da carni lavorate prima di settembre, prima cioè che si verificasse la contaminazione». Nel frattempo «stiamo intensificando i controlli alle frontiere sulle carni bovine irlandesi, sebbene non ci siano ancora disposizioni in questo senso dall'Unione
europea. Il sequestro è a scopo cautelativo: l'importante è bloccarle ed evitare che finiscano sulle tavole degli italiani. Poi valuteremo se e come effettuare le analisi». In ogni caso, nessun rischio per cotechino e zampone natalizio: «Questi prodotti - ha rassicurato la Martini - vengono lavorati diversi mesi prima della commercializzazione, e quelli sul mercato provengono da carni lavorate prima dell'1 settembre, cioè la data stabilita dall'Unione europea dopo la quale c'e' il rischio di contaminazione».
«La situazione è sotto controllo e continuerà ad esserlo anche nei confronti di altre emergenze di carattere sanitario veterinario» ha detto l'assessore regionale Puglia alla Sanità Alberto Tedesco, rispondendo in Consiglio regionale alle richieste di informazioni urgenti sollecitate in avvio dei lavori dal capogruppo di Forza Italia.
Preoccupato perché l'allarme sulle contaminazioni negli allevamenti suini e bovini in Irlanda è stato sollevato dall'Unione Europea, «in assenza totale di controlli e non solo in Italia», il capogruppo di F.I. Rocco Palese ha chiesto di conoscere quali iniziative siano state prese in Puglia e in quali controlli sia impegnato «l'esercito di addetti ai lavori presso i dipartimenti di prevenzione e igiene delle Asl». «Sono in corso accertamenti capillari - ha risposto l'assessore Tedesco - vengono monitorati allevamenti e centri di distribuzione delle carni». L'unità centrale presso il Ministero del Welfare ha allertato 72 ore fa i servizi nel territorio e il sistema di allerta nazionale è uno dei più efficienti d'Europa. Quanto al personale, Tedesco si è detto meravigliato delle osservazioni di Palese: «I servizi veterinari delle sei Asl pugliesi hanno organici abbastanza ridotti» ha sostenuto l'assessore, ricordando le assunzioni straordinarie, un anno fa, per affrontare emergenze come la Blue Tongue e la brucellosi.
Confagricoltura: fiducia nella rete di controlli di sicurezza
«Non ci sono rischi per i mangimi alla diossina nella filiera di bovini e suini. L'Italia ha un sistema di controlli delle carni che garantisce i consumatori in maniera seria ed efficace». Lo sottolinea il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni (nella foto), commentando le notizie sull'allerta sulla salubrità di alcune partite di carni e prodotti a base di carne di origine irlandese. Il presidente Vecchioni ricorda che l'Italia è l'unico Paese in Europa a pretendere l'obbligo per gli importatori di segnalare agli uffici territoriali del Servizi Veterinari i prodotti in entrata in modo da poterli con tempestività sottoporli alle necessarie verifiche ed analisi.
Confagricoltura ricorda come per la carne bovina sia possibile per il consumatore individuare in etichetta fin dal primo gennaio 2002 se il prodotto in offerta è stato ottenuto da un bovino nato, cresciuto e allevato in Italia o se viceversa si tratta di carne d'importazione; per la carne suina l'andamento delle importazioni dall'Irlanda pressoché nullo - essendo pari a non più dello 0,4% – ed i rigidissimi controlli a cui gli allevamenti italiani – al pari di quelli bovini - sono costantemente sottoposti assicurano la possibilità d'acquistare prodotti non solo sanitariamente ineccepibili ma anche di qualità superiore.
«Siamo preoccupati per l'allarme diossina, non perché non ci sia sicurezza sanitaria per i consumatori ma per la sua valenza mediatica; attenzione a non far disaffezionare i consumatori con un allarmismo che è ingiustificato».
Federico Vecchioni infine sottolinea come buona parte delle carni suine prodotte in Italia siano comunque rese anche riconoscibili dall'inserimento nel circuito dei prodotti controllati e tutelati quali ad esempio quelli contraddistinti dalle denominazione d'origine protetta (Dop) quali le carni fresche del Gran Suino Padano (Gsp) ed i più noti prodotti della salumeria tradizionale. «Il prodotto nazionale dà le più assolute garanzie per i controlli sanitari rigorosi. Non guastiamo il Natale ai consumatori ed ai produttori».
Estendere l'etichetta obbligatoria
Estendere l'indicazione obbligatoria dell'origine anche alla carne di suino. è quanto chiede il Movimento Difesa del Cittadino (Mdc), dopo la scoperta di carne suina irlandese contaminata alla diossina. «Perché attendere le emergenze alimentari per inserire norme che tutelino sempre di più il consumatore? - dichiara Silvia Biasotto, responsabile Dipartimento Sicurezza alimentare dell'associazione. Così avvenne per la carne di bovino dopo lo scandalo mucca pazza nel 2002 o per la carne di pollo nel 2005 nel caso dell'influenza aviaria. Il Movimento Difesa del Cittadino condivide l'impegno delle autorità preposte ai controlli nel settore della sicurezza alimentare. Ma non è mai abbastanza: è necessario intensificare l'attività soprattutto alle frontiere».
Secondo il Rapporto sulla sicurezza alimentare "Italia a tavola 2008", redatto dal Mdc con Legambiente, l'Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari, nel 2007 ha effettuato 39.500 ispezioni e oltre 29.500 operatori sono stati controllati nel corso dell'anno. Complessivamente sono stati controllati circa 92.000 prodotti e analizzati 11.000 campioni di cui il 9% sono risultati irregolari. Per quanto riguarda i Nas invece, sono stati sequestrati oltre 14 milioni di chili di prodotti alimentari per un valore di oltre 120 milioni di euro, mentre il Corpo Forestale ha effettuato oltre 1.200 controlli, di cui 298 nel settore zootecnico, e notificato 144 sanzioni amministrative per un ammontare di quasi 30.500.000 euro.
Resta fondamentale garantire un sistema di tracciabilità e di etichettatura chiaro ed efficace, a difesa dei diritti di scelta del consumatore e della qualità dei prodotti made in Italy. Così la Fondazione Diritti Genetici commenta in una nota l'allarme diossina rintracciata in partite di carne di maiale irlandese destinate all'export in vari paesi europei, tra cui l'Italia. Gli italiani si dimostrano molto sensibili alla questione della qualità del cibo e della tutela dei prodotti agroalimentari come dimostrato in un recente sondaggio che la Fondazione ha commissionato all'Istituto nazionale di ricerche Demopolis, secondo cui oltre 9 italiani su 10 si dicono interessati ai temi della qualità del cibo e del rapporto tra alimentazione e salute. In particolare il 62% degli intervistati afferma di scegliere i prodotti in base alla qualità e il 59% in base alla provenienza geografica. Per questo la lettura delle etichette si dimostra una pratica trasversalmente diffusa su tutto il territorio nazionale (dice di guardarle "sempre" il 19% degli intervistati, "spesso" il 47%). Appena il 12% dichiara di non verificare le indicazioni riportate in etichetta. A fronte di una offerta crescente e differenziata, gli italiani esprimono dunque un livello di consapevolezza e discernimento accresciuto e diffuso, ed una insistita domanda di qualità, alla quale bisogna rispondere con un sistema di etichettatura più efficace.
Anas, chiediamo trasparenza
Di quanti scandali avremo bisogno ancora, prima che l'indicazione dell'origine della carne suina, che è a tutti gli effetti un "atto dovuto" verso i consumatori e verso i produttori", venga chiaramente indicata in etichetta?" A seguito della vicenda dei "maiali alla diossina", il presidente degli Allevatori Suini Italiani, Giandomenico Gusmaroli, sollecita chiarezza e trasparenza: "1ogni giorno in più senza la possibilità di informare sull'origine delle carni suine rende evidente come sicurezza e qualità siano un diritto calpestato per i consumatori ed un fardello burocratico, oltre che un costo, per gli allevatori. In compenso, c'è chi di questi concetti si riempie la bocca e si fa bello, senza mai arrivare al dunque».
I suinicoltori da anni chiedono una normativa per l'indicazione dell'origine in etichetta, che dopo il caso irlandese diventa irrinunciabile e non più prorogabile. Tra l'altro il protocollo d'intesa sottoscritto nel luglio scorso dalle Organizzazioni del Tavolo della filiera suinicola prevede l'istituzione di un gruppo di lavoro presso il Ministero agricolo per identificare possibili proposte di etichettatura dell'origine italiana della carni suine. «L'indicazione chiara in etichetta dell'origine italiana rafforza il nostro sistema agroalimentare e consente di dimostrare la leadership del "made in Italy", sia come qualità che come sicurezza. Dobbiamo essere fieri delle nostre peculiarità, invece continuiamo a nasconderci» prosegue Gusmaroli. «Per questo, invitiamo anche i mass-media ad un atteggiamento collaborativo: qui non si tratta di nascondere la verità ma al contrario di farla emergere. Nell'ambito dello "scandalo irlandese", in molti casi si è visto un atteggiamento responsabile da parte di giornali e Tv, ma non è mancato chi ha ceduto alla tentazione di titoli forti e poco chiari, che rischiano di far male indifferentemente ai "buoni" ed ai "cattivi"».
Coldiretti: gli acquisti tengono, niente allarme
In aumento le vendite dirette di carni e salumi direttamente negli allevamenti Al momento si registra una sostanziale stabilità degli acquisti di carne bovina e suina degli italiani che ogni anno in media consumano a testa 25 chili di carne bovina e 31 chili di carne suina e derivati.
E' quanto emerge da una primo monitoraggio della Coldiretti dopo l'allarme scoppiato in tutta Europa per i livelli alti di diossina presenti nella carne irlandese. Sembrano avere avuto successo le rassicurazioni delle Autorità competenti sulla assoluta assenza di rischi in Italia anche grazie alle garanzie offerte dal capillare sistema di controllo nazionale che può contare sulla più estesa rete di veterinari. D'altra parte, dall'Irlanda arriva solo lo 0,3% della carne suina importata in Italia mentre la percentuale sale al 7 per la carne bovina che tuttavia è facilmente riconoscibile sugli scaffali dei supermercati grazie all'obbligo di indicare la provenienza in etichetta. In controtendenza sembra esserci addirittura un aumento le richieste negli allevamenti che vendono direttamente la carne e sono in grado di garantirne personalmente la provenienza e l'alimentazione. Si tratta dell'evidente dimostrazione della necessità di estendere a tutti gli alimenti l'obbligo di indicare l'origine in etichetta per garantire la trasparenza dell'informazione.
Fonte: Agi
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