L'Irlanda ritira dal mercato la carne di maiale alla diossina
Mangimi contaminati sono stati forniti a 10 allevamenti che producono il 10% circa della carne di maiale in Irlanda. Secondo la Commissione, il problema si sarebbe verificato a settembre. Secondo il governo irlandese, gli alimenti contaminati provenivano da un solo fornitore e la fonte è stata contenuta e sarà eliminata. «L'Irlanda sta richiamando tutta la carne di maiale dal primo settembre. Questo è quanto abbiamo capito», ha detto un funzionario della Commissione, aggiungendo che Dublino ha notificato il problema a Bruxelles sabato. Questa è una buona politica nella gestione delle crisi, ha aggiunto. Il ministro dell'Agricoltura Brendan Smith ha detto all'emittente Rte che «un numero molto limitato di allevamenti si rifornivano da questo fornitore particolare».
Le diossine sono prodotti generati principalmente dall'incenerimento nelle industrie chimiche e farmaceutiche e possono essere assorbite dalla pelle o assunte mangiando cibo contaminato. Parte di una grande famiglia di prodotti chimici formati dall'uomo o da eventi naturali, restano nell'atmosfera per lungo tempo e una volta assorbiti dagli animali restano nei loro tessuti grassi. L'Irlanda ha esportato carne di maiale per un valore di 368 milioni di euro nel 2007, metà della quale in Gran Bretagna, secondo l'organismo industriale Food and Drink Industry Ireland.
La Coldiretti sollecita l'obbligo dell'etichetta
Sulla vicenda la Coldiretti afferma intanto che è necessario estendere immediatamente l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza anche per la carne di maiale al pari di quanto è stato già fatto per quella di pollo e per quella bovina dopo le emergenze aviaria e mucca pazza. In Italia le importazioni di carne di maiale fresca, refrigerata e congelata dall'Irlanda sono contenute - sottolinea la Coldiretti - su una quantità di 1,7 milioni di chili nei primi otto mesi del 2008, con un calo del 20 per cento in quantità rispetto allo scorso anno.
Il tempestivo avvio dei controlli a livello nazionale, per verificare se partite contaminate sono effettivamente entrate al pari di quanto avvenuto in Francia e Belgio, è rassicurante - sostiene la Coldiretti - in un Paese come l'Italia che può contare sulla più estesa rete di veterinari a livello comunitario.
Ma di fronte alle emergenze sanitarie che si rincorrono servono anche - afferma la Coldiretti - misure strutturali con un sistema di etichettatura obbligatorio che indichi la provenienza e l'origine di tutti gli alimenti, come elemento di trasparenza per produttori e consumatori e a garanzia della sicurezza alimentare. Secondo l'indagine Coldiretti-Swg la quasi totalità dei cittadini (98 per cento) considera necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il luogo di origine della componente agricola contenuta negli alimenti, per colmare una lacuna ancora presente nella legislazione comunitaria e nazionale. Si tratta di una misura importante per la sicurezza alimentare con il moltiplicarsi di emergenze sanitarie che si diffondono rapidamente in tutto il mondo per effetto degli scambi, come nel caso del latte alla melamina proveniente dalla Cina o l'olio di girasole dall'Ucraina.
Il pressing della Coldiretti ha portato all'obbligo di indicare varietà, qualità e provenienza nell'ortofrutta fresca, all'arrivo dal primo gennaio 2004 del codice di identificazione per le uova, all'obbligo di indicare in etichetta, a partire dal primo agosto 2004 il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto, dall'obbligo scattato il 7 giugno 2005 di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco, all'etichetta del pollo Made in Italy per effetto dell'influenza aviaria dal 17 ottobre 2005 e all'etichettatura di origine per la passata di pomodoro a partire dal 1 gennaio 2008. Ma molto resta ancora da fare e per oltre il 50 per cento della spesa - conclude la Coldiretti - l'etichetta resta anonima per la carne di maiale, coniglio e agnello, per la pasta, le conserve vegetali, ma anche per il latte a lunga conservazione e per i formaggi non a denominazione di origine.

