Il Brunello non si tocca. E ora Cencioni spieghi perché aveva assolto Banfi...
Il Brunello non si tocca. O meglio, le regole per fare il Brunello non saranno modificate e chi finora ha barato (e la Procura di Siena ha chiaramente indicato che tutti quelli che hanno avuto vino sequestrato nei mesi scorsi non erano in regola…) non ha alcuna scappatoia: per le prossime annate il vino non in regola non potrà esser venduto come Brunello.
La buona notizia, che tranquillizza finalmente chi ama la Toscana e i suoi vini, nonché i consumatori e i distributori di tutto il mondo, è venuta proprio da quel Consorzio che, quasi sull'orlo del baratro, è riuscito a riscattarsi dalle passate omertà. Una pattuglia di produttori 'sani”, grazie allo statuto che prevede un mix fra voto per testa e voto legato alle quote di produzione, è in pratica riuscito a far vincere la ragione contro l'arroganza, la qualità contro la quantità, bloccando a maggioranza qualificata l'eventuale modifica del disciplinare Docg Brunello di Montalcino che prevede, e continuerà a prevedere, l'utilizzo al 100% di uve Sangiovese. Stesso risultato anche per il Rosso di Montalcino Doc.
A guidare il fronte del 'no” alla modifiche c'erano le cantine Tenuta Il Greppo – Biondi Santi, Tenuta Il Poggione, Tenuta Col d'Orcia, Fattoria dei Barbi, Tenuta Le Potazzine, Agricola Tiezzi Enzo e Agricola Caprili, che avevano raccolto le firme complessive di 149 soci. Dall'altra parte le aziende coinvolte nell'inchiesta e che, non casualmente, puntavano a una modifica del disciplinare per 'salvare” almeno le prossime annate, dopo che per poter vendere il 2003 sono state costrette a chiedere il declassamento a Igt Toscana rosso. Una battaglia combattuta inizialmente sul sistema di voto che non a caso gli innovatori (chi voleva eliminare il vincolo del Sangiovese in purezza) avrebbero voluto segreto, contando magari di poter 'comprare” così qualche cantina che in pubblico era invece schierata con i sostenitori della tradizione. Ed è bastato votare in modo palese perchè chi voleva cambiare il disciplinare si ritirasse e il risultato, quasi una contraddizione se si pensa allo scontro sul sistema di voto, garantisse una maggioranza bulgara al 96%.
Il mondo del vino italiano (compreso il ministro Luca Zaia che si era impegnato a fondo per garantire trasparenza nella gestione del Consorzio) può dunque tirare un sospiro di sollievo. Uno dei vini simbolo della moderna enologia tricolore resterà fedele al suo disciplinare di Sangiovese in purezza e le cantine che in maniera truffaldina hanno cercato di aggirarne le norme (tagliando il Sangiovese con altri vitigni), dovranno pagare il conto. Certo ora ci sarà il tempo dei ricorsi giudiziaria e delle contro perizie, dalle quali speriamo possano risultare innocenti anche aziende come Banfi, Antinori o Frescobaldi che al momento risultano invece assolutamente non in regola per la procura di Siena. E a proposito della 'trasparenza” non si può non ricordare il comportamento di una cantina pur prestigiosa come Banfi che ha cercato di fare passare per un riconoscimento di regolarità il recente dissequestro di vino (atto legato solo al declassamento a Igt, e quindi al venir meno di un blocco alla vendita come Brunello…).
A oltre una settimana da dichiarazioni che già abbiamo contestato, ci chiediamo francamente come sia possibile che il pur onesto presidente del Consorzio, Patrizio Cencioni, non abbia però ancora trovato il modo per ritrattare le incomprensibili dichiarazioni della scorsa settimana. «Siamo molto soddisfatti, soprattutto perché la Procura ha riconosciuto la piena rispondenza al disciplinare di produzione. Oltretutto, la situazione della Banfi era la più difficile, perché si tratta dell'azienda con la produzione più consistente e con più elevato numero di dipendenti», così aveva dichiarato Cencioni. Se è comprensibile il suo dovere di tutelare la più importante realtà produttiva del territorio, non è però francamente accettabile che il presidente di Consorzio non sapesse qual era il valore del provvedimento di dissequestro (legato al declassamento del vino). Ma se possiamo ammettere che non lo sapesse allora, ora lo sa, e quindi gli chiediamo pubblicamente di chiarire meglio il suo pensiero e rendere un servizio ai produttori onesti di quel grande vino che è il Brunello (in purezza). Basta un semplice: 'Scusate, mi hanno passato informazioni sbagliate…”.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
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