La vicenda di Brunellopoli segna una nuova incredibile sorpresa: il ministro delle Politiche agricole prende le distanze e boccia clamorosamente il progetto di controlli e garanzie che non più tardi di 24 ore prima il Consorzio del Brunello aveva spacciato come risolutore e 'concordato” con lo stesso Ministero. Il tutto senza equivoci e con una presa di posizione che più chiara di così non potrebbe essere. Così ha in particolare scritto il 1° giugno Giampiero Beltotto, portavoce del ministro:

'Il Ministro per le politiche agricole, alimentari e forestali, Luca Zaia, in margine alle indiscrezioni di stampa a proposito delle cosiddette norme a tutela della qualità del Brunello, precisa quanto segue:

1. Quanto oggi diffuso dalla stampa prescinde dalla volontà del Ministro e da quanto fin qui elaborato dagli Uffici del Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali;

2. In particolare, si smentisce categoricamente che il Ministero sia stato coinvolto o che esista qualsivoglia accordo d'intesa sul progetto annunciato dal Consorzio di tutela sui giornali;

3. Il Ministro è impegnato in prima persona per elaborare positivamente, attraverso un proprio progetto, uno dei dossier più delicati dell'agroalimentare italiano, teso a restituire al Brunello credibilità internazionale e a consentire a uno dei nostri prodotti d'eccellenza di ritornare sui mercati strategici quale, ad esempio, quello americano;

Al proposito, il Ministro informa che, a margine dei lavori della Fao, e attraverso il nostro Ministero degli Esteri, incontrerà il Ministro dell'agricoltura americano Dan Schafer, allo scopo di scongiurare l'embargo previsto.”

 Uno stop senza se e senza ma, che suona fra l'altro come una definitiva presa di distanza di Luca Zaia dai vertici del Consorzio e che non può che fare onore ad un politico che, a costo di sfidare l'impopolarità fra i grandi aristocratici del vino, è deciso a seguire la strada del rigore e della pulizia per restituire credibilità al mondo del vino e dare garanzie ai consumatori, in Italia e nel mondo. Che ciò avvenga in modo così clamoroso è forse l'ennesimo segnale di come a Montalcino ci sia una sola strada da seguire: l'azzeramento dei vertici od il commissariamento del Consorzio.
Da settimane 'Italia a Tavola” è di fatto una delle poche testate (se non l'unica) che ha chiesto un atto di responsabilità agli autori di queste truffe attraverso dimissioni o autosospensioni che segnino una rottura col passato.
Con un'arroganza degna forse di altri tempi, al vertici del Consorzio (dove siedono rappresentanti delle aziende indagate dalla magistratura) si è pensato invece di andare avanti come se niente fosse attraverso la formula di controlli (auspicabili e utili) che non si sa però a chi dovrebbero fare capo nel concreto e con quali criteri scientifici. L'importante è che tutto restasse nelle loro mani. Il tutto coinvolgendo il Ministero che, apprendiamo ora, ufficialmente non ne sapeva nulla. I sospetti e i distinguo che avevamo avanzato anche in questo caso (vedi articolo del 31 maggio riportato più sotto) hanno quindi trovato puntualmente conferma. Ma per fortuna ha trovato puntuale conferma anche la serietà che riconosciamo a Zaia, il quale oggi ha di fatto messo nell'angolo il Consorzio assumendosi l'onere di fare uscire dal fango uno dei simboli del nostro 'Made in Italy a Tavola”. Per molto meno in altri Paesi pioverebbero dimissioni a raffica. Chissà che Francesco Marone Cinzano, presidente del Consorzio del Brunello, che pure in passato si era sempre comportato come una persona saggia e onesta, non ne tragga le conseguenze e non decida, con un bel gesto, di lasciare il cerino in mano agli altri produttori sotto inchiesta…

Alberto Lupini


Articolo pubblicato il 31 maggio 2008

Finalmente una buona notizia per uscire da Brunellopolo. Non siamo ancora al richiesto passo inietro o ammissione di responsabilità da parte dei sospettati truffatori, ma qualcosa di nuovo c'é: nuove misure di controllo e procedure inedite per il Brunello di Montalcino. I produttori del Consorzio hanno in particolare deciso di introdurre, per la prima volta in Italia, tecnologie e metodi analitici a garanzia della qualità e del rispetto della Docg. Sarà un "Gruppo di garanzia" con il ministero delle Politiche agricole, la Camera di commercio di Siena e il Consorzio dei  produttori a dare applicazione alle procedure di garanzia approvate.
Per il Consorzio si tratta di una «svolta epocale nel panorama del settore vinicolo italiano»: il Board di garanzia definirà i parametri analitici e gli strumenti operativi per garantire la purezza Sangiovese richiesta dal Disciplinare. Il Board - formato da tre persone con specifiche deleghe di competenze - si avvarrà della consulenza di tecnici specialistici di fama internazionale nel settore dell'enologia, dell'agricoltura e della biologia. L'obiettivo è di garantire quattro priorità: la purezza del Sangiovese nel Brunello; la conformita' delle tecniche vitivinicole dalla vigna alla produzione; l'affinamento tradizionale in legno; la tipicità e l'origine del vino in termini territoriali.
L'idea, secondo un portavoce del Consorzio, è quella di munire le bottiglie di un'etichetta su cui sia spiegato analiticamente il contenuto della bottiglia. I produttori di Brunello, dice la nota, incontreranno una delegazione delle autorità Usa nella seconda settimana di giugno nella speranza che l'introduzione di questa certificazione li convinca a ritirare la minaccia di bandire le importazioni.Nello specifico. L'assemblea non ha peraltro stabilito quale metodo di analisi dovrà essere adottato, ma il presidente del consorzio Francesco Marone Cinzano in precedenza aveva indicato che il metodo del profilo degli antociani poteva essere adatto, essendo stato scelto dalla procura di Siena per condurre le analisi sulle bottiglie sequestrate nell'ambito dell'inchiesta sul Brunello.
Per questo motivo l'assemblea del Consorzio ritiene che la decisione adottata vada nella direzione di risposta alle richieste dell'ente americano TTB - Ufficio per il commercio e la tassazione di alcol e tabacco - in merito alla tutela di garanzia per la distribuzione dell'annata 2003 sui mercati Usa. La
misura è stata del resto approvata non già per ansia di trasparenza da parte dei prooduttori, ma per le conseguenze derivanti dall'indagine della procura di Siena su un numero di aziende agricole sospettate di avere prodotto bottiglie di Brunello del 2003 aggiungendo uve diverse dal Sangiovese, unica ammessa dal disciplinare del vino. Un'indagine che, come noto, ha fatto scattare misure drastiche da parte dell'amministrazione statunitense, che ha minacciato di bloccare tutte le importazioni di Brunello verso gli Stati Uniti, se entro la fine di giugno non si fosse provveduto a dimostrare l'esatto contenuto delle bottiglie.
Oltre al notevole danno di immagine per uno dei prodotti di punta dell'industria vinicola italiana, il bando delle importazioni negli Stati Uniti, potrebbe costare parecchio alle cantine, che vendono agli americani circa un terzo della loro produzione. Basti ricordare che per quanto riguarda l'andamento delle vendite, il Consorzio stima che il "sold out" al 31 maggio 2008 sia di circa 4.980.000 bottiglie vendute, rispetto alle 2.860.000 del 2007 (riferimento annata 2002) con un incremento di oltre il 74% per numero di pezzi e del 16% sul totale/anno di produzione.
A questo punto c'è solo a sperare che, almeno fino a quando non si sarà pronunciata la magistratura, in questo "Gruppo di garanzia" non sia presente alcun rappresentante o consulente delle aziende indagate (Banfi, Frescobaldi, Antinori e Argiano, in primis). Se la Camera di commercio di Siena e il Ministero accettassero la presenza di indagati o sospetti sarebbe una perdita di credibilità per tutto il mondo del vino italiano. E in qualche caso non si potrebbe che alzare il tono della protesta.

a.l.

Questa la risposta del consorzio:
Da Montalcino si giustificano: solo un qui pro quo lo Stop del Ministro

 

Petizione a difesa del vino italia

Italia a Tavola ti invita a firmare per tutelare l'identità del vino italiano