Brambilla: la stagione turistica italiana è andata male. Senza progetti, destino segnato
La stagione turistica è andata male. In termini assoluti e ancor più in termini relativi. Presentando il rapporto dell'Osservatorio nazionale del Turismo sull'estate 2008, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Michela Vittoria Brambilla (nella foto), non nasconde il disappunto e riconosce che «i
risultati conseguiti quest'anno dal nostro settore turistico sono purtroppo quasi tutti di segno negativo».
Un numero minore di italiani è andato in vacanza, i turisti stranieri sono diminuiti, il fatturato complessivo del settore si è contratto: «Se non si è verificato, per nostra fortuna, quella specie di tracollo della domanda che alcuni avevano avventatamente preconizzato, dall'altro, è anche chiaro che siamo difronte ad un bilancio che non può che preoccupare anche perchè evidenzia con maggior forza quegli elementi di criticità che da tempo sono, del resto, presenti nel nostro sistema di offerta turistica».
La Brambilla ha osservato che mentre la domanda turistica internazionale e i volumi di fatturato continuano a crescere a ritmi del 6-7% l'anno (i turisti in giro per il mondo saliranno dal 2010 al 2020 da 1 a 1,5 mld), «le quote di mercato che noi riusciamo ad intercettare stanno rapidamente diminuendo». Eppure, sul problema non si sta riflettendo abbastanza: «E come se ci fossimo seduti sulla sponda del fiume in attesa di chissà che - ha notato. Mentre gli altri corrono noi stiamo seduti».
Il nodo della questione sta - secondo il sottosegretario - nella mancanza di una politica nazionale: le stesse Regioni convengono oggi sul fatto che il settore non può tornare a essere competitivo «se continua a far leva su 20, anzi 21 politiche regionali». I punti su cui intervenire sono l'assenza di programmazione, i paletti fiscali e le barriere burocratiche che ostacolano l'afflusso di capitali, lo scarso livello di professionalità degli addetti, la bassa competitività dell'offerta. «O finalmente ci svegliamo e tutti insieme ripartiamo con idee e programmi nuovi - ha ammonito la Brambilla - o rischiamo, entro pochi anni, di avere il destino segnato».
-12,2% Italiani che hanno fatto vacanza quest'anno
Questa estate il numero degli italiani che hanno fatto vacanze sia in Italia che all'estero è calato del 12,2%. Lo rivelano i dati dell'Osservatorio nazionale del Turismo, sulla base dei dati Unioncamere, presentati nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi dal sottosegretario Brambilla. In particolare è diminuito del 6,1% il numero degli italiani che hanno fatto vacanze in Italia ed è scesa di 2,5 giorni la durata media della vacanza degli italiani. Nel complesso dai dati emerge che per le ferie si è speso molto meno.
Riepilogo dei principali dati della stagione 2008
La percezione segnalata dagli operatori nel corso della stagione estiva appena conclusa è stata confermata, più o meno puntualmente, dai dati oggi disponibili elaborati dall'Osservatorio nazionale del Turismo, su indagini Banca d'Italia, Unioncamere e Istat. La stagione turistica è andata male. In termini assoluti e ancor più in termini relativi. Di fronte a un mercato turistico internazionale in continua espansione (cresce costantemente di circa 6-7 punti percentuali all'anno, dati Wttc) per non perdere quote di mercato si dovrebbe crescere almeno a questi tassi. Invece l'Italia perde fatturato, presenze e quota di mercato. E non si tratta solo dell'effetto del turismo nazionale.
I TURISTI ITALIANI
Sarebbe stato curioso verificare che di fronte a una generale contrazione dei consumi (il Centro Studi di Confindustria ha ribadito un calo dello 0,1% su base annua nel 2008 rispetto al 2007) i consumi turistici si muovessero in controtendenza. Infatti, gli italiani che hanno fatto vacanze nel Bel Paese sono diminuiti del 6,1% (si registra un -12,2% totale se si considerano anche le destinazioni estere) e quelli che le hanno fatte le hanno fatte più brevi (due giorni e mezzo in meno). E in media si è speso di meno, molto di meno.
I TURISTI STRANIERI
Gli stranieri non ci hanno aiutato: i viaggiatori sono diminuiti dell'1,6%, i pernottamenti addirittura del 5,7%. La spesa è calata di quasi 3 punti percentuali. Per gli stranieri si è avverata un'altra facile profezia del presidente Berlusconi: l'effetto monnezza ha contribuito a stroncare il turismo del Sud Italia. Tra tutti i segni meno della stagione quello delle regioni del Sud e delle Isole è stato clamoroso: -18,4% nella voce 'pernottamenti” e -16,5% gli arrivi. Più prevedibile il calo degli stranieri di area dollaro (gli americani hanno messo nel conto anche la crisi finanziaria nel taglio delle loro spese turistiche, oltre all'euro forte) e più preoccupante il calo di presenze di 'clienti abituali” come tedeschi o svizzeri, che hanno continuato a scegliere mete alternative alla nostra.
GLI ALBERGHI
Inevitabile che questi numeri da parte della domanda producano il 'sentiment” negativo dell'offerta. In testa alle penalizzazioni c'è il sistema alberghiero. Quasi il 5% in meno nel tasso di occupazione camere (non bisogna farsi ingannare dalla crescita dell'occupazione camere nel settore extra-alberghiero: si parte da un valore assoluto ben più basso, per cui il dato di questo comparto non compensa il decremento nell'alberghiero).
E la flessione delle strutture ricettive è generalizzata e riguarda il mare (quello che si è difeso meglio, perdendo solo lo 0,1%) come la montagna (-7,9%) e le città d'arte (-1,3%). In netta controtendenza il lago che potrebbe spiegarsi con uno sviluppo del turismo di prossimità (il lago come ripiego della vacanza più lontana). Aumentano le prenotazioni via Internet: un campanello di allarme per le strutture alberghiere italiane che ancora sono in ritardo con la 'messa in rete”. Questo vale per tutte le strutture ricettive e per tutta l'attività promozionale. La settimana di Ferragosto è il dato meno significativo: nel senso che conferma (con la sua stabilità: le poche vacanze che si fanno si fanno nei periodi 'obbligati”) il quadro generale della stagione. Solo apparentemente è controtendenza; è invece una controprova della situazione di criticità.
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