Un alimento considerato, per secoli, il cibo dei poveri, e per giunta tossico, sia nella sua versione fresca che secca. Parliamo delle fave, che per alcuni soggetti possono davvero risultare dannose, se predisposti o affetti da una malattia molto grave detta favismo o anemia emolitica (dovuta al deficit genetico dell'enzima glucosio-6-fosfato-deidrogenasi, che serve a proteggere i globuli rossi dallo stress ossidativo).

Sono legumi di stagione che, tra marzo e aprile, si possono reperire freschi, piccoli e deliziosi da mangiare crudi. In alcune regioni italiane mangiare le fave crude accompagnate da pecorino e salame è una tradizione. Che si tratti di fave e pecorino romano o di fave e pecorino primo sale (alla genovese), le fave fresche devono essere accompagnate da un vino bianco leggero e fresco, come quelli dei Castelli Romani, o i vinelli delle colline genovesi, come il Coronata.

Tra i legumi, le fave sembrano essere le meno caloriche. Sono ricche di proteine
 e di ferro (pensate che quelle secche ne contengono più delle uova)
, fibre (150 g di fave riescono addirittura a fornire quasi 1/3 di tutta la fibra che serve giornalmente all'organismo)
, sali minerali
, vitamine
.

Le fave fresche contengono anche una sostanza chiamata L-dopa, che sembra essere in grado di aumentare la concentrazione di dopamina nel cervello. Ricordiamo, inoltre, che sono indicate per combattere l'anemia. Tuttavia, in alcune persone possono produrla, come si è detto sopra.

Sulla tavola si mangiano così come sono, o accompagnate da pane e cipolle, salumi e formaggi, come contorno o anche insieme a minestre di verdure. Possono anche essere arrostite dopo essere state incise, come si fa con le caldarroste.

Quelle secche, private del tegumento, vengono bollite senza ammollo preventivo e rammolliscono fino a diventare un purè. Si consumano solitamente con verdure amarognole come la cicoria. Le fave secche con il guscio vanno cotte dopo un ammollo di parecchie ore, come per i fagioli e i ceci.


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